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RICORDANDO ANCORA PASOLINI,

UN GRAZIE A CHI – COMMENTANDO –

HA VOLUTO UNIRSI A QUANTI CONTINUANO AD AMARLO…

 

PPP E LA MAMMA               Dal blog Anna Maria Ortese – In sonno e in veglia-

 

Qui di seguito rilancio i post di Giorgio Di Costanzo sul suo blog “Anna Maria Ortese – In sonno e in veglia-“, che non ha mancato di ricordare la figura di Pasolini con questa bella poesia della Rosselli e alcuni testi dello stesso  PPP

 

   Amelia Rosselli

amelia rosselli  3                                 Dal blog Anna Maria Ortese

                                In sonno e in veglia di gdc

A Pier Paolo Pasolini

E posso trasfigurarti,
passarti ad un altro
sino a quell’altare
della Patria che tu chiamasti
puro…..

E v’è danza e gioia e vino
stasera: – per chi non pranza
nelle stanze abbuiate
del Vaticano.

Faticavo: ancora impegnata
ad imparare a vivere, senonché
tu tutto tremolante, t’avvicinavi
ad indicarmi altra via.

Le tende sono tirate, il viola
dell’occhio è tondo, non è
triste, ma siccome pregavi
io chiusi la porta.

Non è entrata la cameriera;
è svenuta: rinvenendoti morto
s’assopì pallida.

S’assopì pazza, e sconvolta
nelle membra, raduna a sé
gli estremi.

Preferii dirlo ad altra infanzia
che non questo dondolarsi
su arsenali di parole!

Ma il resto tace: non odo suono
alcuno che non sia pace
mentre sul foglio trema la matita.

E arrossisco anch’io, di tanta esposizione
d’un nudo cadavere tramortito.

 

Pier Paolo Pasolini       Dal blog Pier Paolo Pasolini, curato da Angela Molteni

Pier Paolo Pasolini

IL GIORNO DELLA MIA MORTE

In una città, Trieste o Udine, per un viale
di tigli, quando cambiano colore le foglie…
uno è vissuto, con la forza di un giovane uomo,
nel cuore del mondo, e dava, a quei pochi uomini che conosceva, tutto.

Poi, per amore di quelli che erano ragazzetti,
come lui – fino a poco prima che sul suo capo
le stelle cambiassero la loro luce –
avrebbe voluto dar la sua vita per tutto il mondo sconosciuto – lui, sconosciuto,
piccolo santo, granello perduto nel campo.

E invece ha scritto poesie di santità,
credendo che così il cuore gli si ingrandisse.
I giorni sono passati a un lavoro che ha
rovinato la santità del suo cuore:
il granello non è morto,
e lui è restato solo.


Versi del testamento

 

 image42a  PPP4

La solitudine: bisogna essere molto forti
per amare la solitudine; bisogna avere buone gambe
e una resistenza fuori dal comune; non si deve rischiare
raffeddore, influenza e mal di gola; non si devono temere
rapinatori o assassini; se tocca camminare
per tutto il pomeriggio o magari per tutta la sera
bisogna saperlo fare senza accorgersene; da sedersi non c’è;
specie d’inverno; col vento che tira sull’erba bagnata,
e coi pietroni tra l’immondizia umidi e fangosi;
non c’è proprio nessun conforto, su ciò non c’è dubbio,
oltre a quello di avere davanti tutto un giorno e una notte
senza doveri o limiti di qualsiasi genere.

 

madridppp07 PPP

Il sesso è un pretesto. Per quanti siano gli incontri
– e anche d’inverno, per le strade abbandonate al vento,
tra le distese d’immondizia contro i palazzi lontani,
essi sono molti – non sono che momenti della solitudine;
più caldo e vivo è il corpo gentile
che unge di seme e se ne va,
più freddo e mortale è intorno il diletto deserto;
è esso che riempie di gioia, come un vento miracoloso,
non il sorriso innocente, o la torbida prepotenza
di chi poi se ne va; egli si porta dietro una giovinezza
enormemente giovane; e in questo è disumano,
perché non lascia tracce, o meglio, lascia solo una traccia
che è sempre la stessa in tutte le stagioni.


pasolini_12 Un ragazzo ai suoi primi amori
altro non è che la fecondità del mondo.
E’ il mondo così arriva con lui; appare e scompare,
come una forma che muta. Restano intatte tutte le cose,
e tu potrai percorrere mezza città, non lo ritroverai più;
l’atto è compiuto, la sua ripetizione è un rito. Dunque
la solitudine è ancora più grande se una folla intera
attende il suo turno: cresce infatti il numero delle sparizioni –
l’andarsene è fuggire – e il seguente incombe sul presente
come un dovere, un sacrificio da compiere alla voglia di morte.
Invecchiando, però, la stanchezza comincia a farsi sentire,
specie nel momento in cui è appena passata l’ora di cena,
e per te non è mutato niente: allora per un soffio non urli o piangi;
e ciò sarebbe enorme se non fosse appunto solo stanchezza,
e forse un po’ di fame. Enorme, perché vorrebbe dire
che il tuo desiderio di solitudine non potrebbe essere più soddisfatto
e allora cosa ti aspetta, se ciò che non è considerato solitudine
è la solitudine vera, quella che non puoi accettare?
Non c’é cena o pranzo o soddisfazione del mondo,
che valga una camminata senza fine per le strade povere
dove bisogna essere disgraziati e forti, fratelli dei cani.

 

madridppp53 PPP 1

(Dal Blog  Anna Maria Ortese – In sonno e in veglia- di gdc)

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