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MIRIAM MAKEBA

(1932-2008)

 

 

 makeba

 

 

“Fragole e notti erano i tuoi occhi

e diamanti feriti.. “

 

(G.Limone)

 

 

 

 

 

 

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PIEDI NUDI

 

M MAKEBA 2

Piedi nudi  – come note in là –

su un selciato

 ov’han cantato gli assassini

 

Piedi antichi – vellutati –

ritmano il canto eterno

 degli oppressi,

con voci di bambini..

 

 Non è di schiavitù

quel ritmo, ma fiero timbro

dell’onore e della vita..

 

Piedi nudi di chi combatte

              – come sempre – a mani nude

a dire basta, fatela finita..

 

MIRIAM MAKEBA A CASTELVOLTURNO

 

Storie d’ esilio e fame

pestano quei piedi

fraternamente alieni

di migranti

in un  paese di vivi

che odorano di morte

e di morti

che  odorano di vita..

 

Piedi nudi –  antichi –

fatti di cammino

illuminano una notte

– atroce –

di treni e di panchine

di visi  sazi  disperati

 d’ odio ottuso  e di paura..

 

 

01  MAKEBA


 

Ma cantano i fratelli,

ballano fino a che

la rosa si piega

e cade…

 

  Mille mani

 la raccolgono

volti e voci

che danzavano

festose..

 

 Ora cantano

il canto  della vita

pestando

 con piedi  vivi

di fratelli

con volti di lacrime

e sgomento…

 

Piedi nudi – antichi –

 a carezzare un  suolo

 dove non c’è più spazio

per  volti  d’assassini…

 

 

S.D.A., 13.11.2008

 

 

 M MAKEBA 7

 

 

 

 

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Ci ha insegnato la rabbia della fratellanza

di

ROBERTO SAVIANO

 

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Cosa è il blues?, si chiede lo scrittore afroamericano Ralph Ellison. Il blues è quello che i neri hanno al posto della libertà. Dopo aver saputo della morte di Miriam Makeba, mi è subito venuta in mente questa frase. Mama Africa è stata ciò che per molti anni i sudafricani hanno avuto al posto della libertà: è stata la loro voce. Nel 1963 ha portato la propria testimonianza al comitato contro l’apartheid delle Nazioni Unite. Come risposta il governo sudafricano ha messo al bando i suoi dischi e ha condannato Miriam all’esilio. Trent’annid’esilio.

Da quel momento la sua biografia si è fatta testimonianza di impegno politico e sociale, una vita itinerante, come la sua musica vietata.



M MAKEBA 5 Nelle perquisizioni ai militanti del partito di Nelson Mandela vengono sequestrati i suoi dischi, considerati "prova" della loro attività sovversiva. Bastava possedere la sua voce per essere fermati dalla polizia bianca sudafricana. Ma la potenza delle sue note le conferisce cittadinanza universale fa divenire il sudafrica terra di tutti. E soprattutto l’inferno dell’apartheid un inferno che riguarda tutti. Negli anni Sessanta, approdata negli Stati Uniti, Miriam Makeba si innamora di Stokley Carmichael, leader delle Pantere Nere e i discografici in America le cancellano i contratti, perché Mama Africa non combatte con i mezzi della militanza politica ma con la voce. E questo fa paura. Lei arriva alla gente attraverso la sua musica, attraverso successi mondiali come Pata Pata che tutti ballano, che piacciono a tutti, con una forza dirompente e vitale che il governo dell’apartheid come i razzisti di tutto il mondo non sanno come arginare o combattere.

 

 

MAKEBA 8

Così, a 76 anni, è venuta a cantare persino in un posto che sembra dimenticato da dio, dove persone solerti hanno organizzato un concerto per portare un po’ di dignità a una terra in ginocchio. E l’altra sera mi hanno chiamato di notte. Checco che aveva seguito l’organizzazione del concerto, mi ha detto che Miriam Makeba non si sentiva bene, "ma la signora vuole cantare lo stesso, vuole il tuo libro nell’edizione americana nel camerino, Robbè, è tosta!". Quando mi avevano detto che Miriam Makeba aveva accettato di cantare a Castel Volturno nel concerto in mia vicinanza che chiudeva gli "Stati generali della scuola del Sud", al primo momento stentavo a crederci. Invece lei che per anni aveva lottato e aveva viaggiato cantando per tutta l’Africa e il resto del mondo, voleva venire anche in questo angolo sperduto dove quasi due mesi prima c’era stata una strage di sette africani. Ché per lei erano africani, non ghanesi, ivoriani o del Togo.


20081110_makeba
In questa idea panafricana che fu di Lumumba e che mai come oggi sembra per sempre purtroppo sepolta. Mama Africa si è esibita a pochi metri da dove hanno ammazzato l’imprenditore Domenico Novello, un morto innocente, nativo di queste terre, che invece è morto solo, senza partecipazione collettiva, rivolta, fratellanza. La morte di Miriam Makeba, venuta a portarmi la sua solidarietà e testimoniarla alla comunità africana ed italiana che resiste al potere dei clan, è stato per me un enorme dolore. Enorme come lo stupore con cui ho accolto la dimostrazione di passione e forza di una terra lontana come quella sudafricana che già nei mesi passati mi aveva espresso la sua vicinanza attraverso l’arcivescovo Desmond Tutu. Invece, grazie alla loro storia, persone come Tutu o come Miriam Makeba sanno meglio di altri che è attraverso gli sguardi del mondo che è possibile risolvere le contraddizioni, attraverso l’attenzione e l’adesione, il sentirsi chiamati in causa anche per accadimenti molto lontani. E non con l’isolamento, con la noncuranza, con l’ignoranza reciproca.


01  MAKEBA


Il Sudafrica vive una pressione dei cartelli criminali enorme, ma i suoi intellettuali e artisti continuano ad essere attenti, vitali e combattivi. Desmond Tutu stesso definì il Sudafrica "rainbow nation", nazione arcobaleno, lanciando il sogno di una terra molto più varia e ricca e colorata di un semplice ribaltamento di potere fra il bianco e il nero. Miriam Makeba era e rimane la voce di quel sogno. Se c’è un conforto nella sua tragedia si può dire che non è morta lontano. Ma è morta vicina, vicina alla sua gente, tra gli africani della diaspora arrivati qui a migliaia e che hanno reso propri questi luoghi, lavorandoci, vivendoci, dormendo insieme, sopravvivendo nelle case abbandonate nel Villaggio Coppola, costruendoci dentro una loro realtà che viene chiamata Soweto d’Italia. È morta mentre cercava di abbattere un’altra township col mero suono potente della sua voce. Miriam Makeba è morta in Africa. Non l’Africa geografica ma quella trasportata qui dalla sua gente, che si è mescolata a questa terra a cui pochi mesi fa ha insegnato la rabbia della dignità. E, spero pure, la rabbia della fratellanza.

(Copyright 2008 by Roberto Saviano Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency)

(11 novembre 2008)

 

 

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