SUI MIGRANTI E SUL DOLORE,

SULLA FORZA COMUNICATIVA

DELLA POESIA

 

 

(Dedicato agli amici di

Comunitàprovvisoria)

di  Saldan

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                       Foto Sara Prestianni

 

“À la  question toujours posée :’Pourquoi écrivez-vous?’ La réponse du poète sera toujours la plus brève :’Pour mieux vivre’ “.(Saint-John Perse)

(“Alla domanda sempre rivolta :’Perché scrivi?’ La risposta del poeta sarà sempre la più breve .’Per vivere meglio’ “ (Saint-John Perse)

 

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                                             Foto Sara Prestianni

Ora che il cancan mediatico su zingari rom e immigrati é scemato vien voglia di fermarsi ad ascoltare le voci vere del dolore e dell’esilio, ad aspirare il frastuono e  respirare  un po’ di verità, che  la forza comunicativa della poesia riesce a cogliere nella  bellezza e a restituirne la semplicità.

 

La questione dei migranti, non solo geograficamente parlando, è più che mai attuale.

 

Per  salutare il nuovo anno vi propongo una poesia di Manuel Scorza, poeta e scrittore peruviano morto all’aeroporto di Madrid, in seguito a un incidente aereo. Chi non ha letto Rulli di tamburi per Rancas, Storia di Garabombolo l’invisibile?  Il testo che vi accingete a leggere dà voce al povero, allo sradicato, all’esiliato, una realtà tragicamente attuale.

 

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                          Foto Sara Prestianni

I bambini nelle miniere di salnitro, di zolfo o rame del Sudamerica e i milioni di altri bambini sfruttati come schiavi in tutti gli angoli del mondo non sono fantasia ma un incubo che pochi hanno voglia di guardare in faccia; l’avanzare  delle nuove povertà assume ritmi  crescenti, nuovi proletari –parola assurda- si aggirano per il mondo…  lo spettro del comunismo viene  esorcizzato… salvo  ritrovarselo – chissà come, chissà quando- ancora tra i piedi, prima o poi…

 

Ma tutto ciò non (?) c’entra.

 

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                              Foto Sara Prestianni

Pensavo a questo, quando m’è capitato tra le mani il testo di Scorza, lo rileggevo e ripensavo a Zì Puppeniello, morto emigrante, dopo una vita di fatiche e di mestieri i più umilianti ma con l’incrollabile sogno di essere accettato e di integrarsi, in California…forse vi sono riusciti i figli, uscendo dal ghetto auto-emarginante dell’italianità, laggiù…

 

Uaglió, a’ merica sta ccà”, disse quando tornò per la festa del paese, e ricordo ancora il tono scarno di quella sola frase, con cui diede risposta a tutte le mie curiosità sull’ America…

 

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                                                          Foto Sara Prestianni

YO SOY EL DESTIERRADO

 

di 

Manuel Scorza

(Lima 9.9.1928 – Madrid 28.11.1983)

 

ELISABETTA COSIMI 13

                                 Foto Elizabeth Cosimi

America,

a mí también debes oírme.

Yo soy el estudiante pobre

Que tiene un solo traje y muchas penas.

Yo soy el provinciano

Que no encuentra la puerta en las pensiones.

 

Te digo que en las calles,

y en las azoteas y en las cocinas,

y al fin de cada día y en mi pecho,

algo se está muriendo.

 

ELISABETTA COSIMI 11

                              Foto Elizabeth Cosimi

A mí tambén debes oírme.

Yo soy el destierrado,

yo vagué por las calles

hasta que los perros cerraron sus alas

sobre mi corazón.

 

ELISABETTA COSIMI 9

                              Foto Elizabeth Cosimi

Acuérdate, acuérdate de mí.

Hay días

Que no tengo ganas de ponerme los ojos,

días en que hasta los pájaros

se pudren a la mitad del vuelo.

 

Ay, orgullosa,

a tí no te hablaron de cuartos inmundos,

tú no sabes lo que es vivir con una mujer

que zurce su ropa llorando.

Porque durante siglos los poetas callaron,

y en el silencio sólo se escuchaba

un susurro de abejas que sonaba.

Pero un día ya no se pudo más,

y el dolor empezó a mancharlo  todo:

la mañana,

 

el amor,

el papel donde cantábamos.

Un día el dolor empezó a gotear desde abajo,

Daban los puros gritos desgarradores,

Una mano amarguísima derribó mi pecho.

 

Ahora vengo a tí gimiendo,

aquí está mi voz encarcelada,

aquí estoy yo,debajo de este frente,derrumbado.

 

 ELISABETTA COSIMI 2

                               Foto Elizabeth Cosimi

 

I’ SONG’ L’ESILIATO

 

a Giuseppe Benucci (1920-2002),”Zí Puppeniello”

a tutti i migranti, zingari, destierrados

 

ELISABETTA COSIMI 4

                              Foto Elizabeth Cosimi

America,

mo’ tu m’’e ‘a sentí a mme.

I’ song ‘ o povero sturènte

ca tène sul’ ‘nu vestíto e tanti ppéne.

I’ song ‘ o cuózz’ cuntadíno

ch’ ‘a truàto sèmpe chius’ ‘e ppòrte.

 

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                            Foto Elizabeth Cosimi

Mo’ i’ te ‘rico ca  p’ ‘ e vvie,

‘ncòpp’ e ll’àsteche e ‘int’ ‘e ccucìne,

a ffinàle ‘e tutte ‘e juorne  e ‘mpiétt’ a mmé

caccòsa sta murènno.

 

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                             Foto Elizabeth Cosimi

Ma mo’ tu m’adda sentí a mmé.

I’ song’ ll’esiliato, ‘o sràrecàto, ‘o zíncaro

che ha sbariàto pe’ tutt’ ‘e strade‘e chistu mùnno,

‘a ro’ pur’ ‘e can’ l’ ànna scanzàto.

 

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                               Foto Elizabeth Cosimi

Arricuórdate, arricuórdate ‘e me.

Ce stanno juorne

ca nun me rèano manco ll’uócchie,

juorne ca pure ll’auciéll’ nu’ nze fírano ‘e vulà.

 

ELISABETTA COSIMI 8

                               Foto Elizabeth Cosimi

Ah, tu sì superbiósa,

a te nisciùno t’’a cuntàto

‘e chesti bbaràcch’ šchianiàte,

tu nu ssàje che ssignìfica campà

cu ‘na fémmena ca cóse ‘e ppèzze sòje

cu’ ll’uócchie chìn’ ‘e làcreme.

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                             Foto Sara Prestianni

Pe’ troppu tiémpo attuórno a nnuje

nu silenzio accussì funno

ca manco ‘e mmošche se sentevano ‘e vulà,

pe’ troppu tiempo pur’ ‘e poet’ ànna taciùto,

o’ silenzio è stat’ ‘a vočia nòsta,

fin’ a cché nu ‘nce l’ìmma fatti’ cchiù

e o’ rulóre s’à magnàto tutt’cose

‘a matìna,

a’ mmóre,

a’ voce cu cché alluccàvemo.

ELIABETTA COSIMI 10

                              Foto Elizabeth Cosimi

Nu juórno o’ rulóre  accuminciaje

a saglì ‘a vascio, se sentévano

sul’ allùcch’ rišperàte ca sagliévano e carévano,

ah, comm’ fuje amara chélla màn’ ca m’accèrett’ ‘mpiétto!

Fuje allóra ca te pigliàst’ ‘a vita mí !

 

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                            Foto Elizabeth Cosimi

America,

i’ veng’ a ddò te chiagnènno,

a’ vočia mì sta arèt’ a’ stì ccancèlle,

a’ ro’ stòngh’ì.. muórto.. sràrecàto..

‘nfùnn’ a’ cchésta terra!…

 

 

 ELISABETTA COSIMI 5

                                Foto Elizabeth Cosimi

 

 

 

 

Il testo di Scorza l’ho letto con la suggestione di Zì Puppeniello, sicchè  in madre lingua succivese esso è fermentato e s’è adattato per lui e per tutti i migranti di questo mondo. Dunque, c’è qualche libertà rispetto all’originale. Ma sono certo che Scorza  (ovunque si trovi ora) non se n’avrà a male.

 

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                              Foto Sara Prestianni

Ad ogni modo propongo di seguito la traduzione italiana di Gianni Toti, da Imprecazioni e Addii, i Taschinabili Fahrenheit 451 Roma, € 4,50.

 

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                                  Foto Sara Prestianni

IO SONO L’ESILIATO

 

 

America

devi sentire anche me.

Io sono lo studente povero

che ha un solo vestito e molte pene.

Io sono il provinciano

che non trova la porta nelle pensioni.

 

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                                Foto Sara Prestianni

Io ti dico che nelle strade,

nelle terrazze e nelle cucine,

e sul finire di ogni giorno e nel mio petto,

qualcosa sta morendo

 

Anche me tu devi ascoltare.

Io sono l’esiliato,

io ho vagato per tutte le strade

finché i cani hanno chiuso le loro ali

sul mio cuore.

 

Ricordati, ricordati di me.

Ci sono giorni in cui non ho voglia di mettermi gli occhi,

giorni in cui persino gli uccelli

imputridiscono a metà del volo.

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                            Foto Sara Prestianni

Ah, orgogliosa,

a te nessuno ha parlato forse

di queste stanze immonde,

o non sai che cos’è vivere con una donna

che rammenda la sua roba bagnandola di lacrime.

Perché per secoli hanno taciuto

i poeti e in quel loro silenzio

soltanto si ascoltava un sussurro di api che suonava.

Però un giorno non se ne poté più,

e il dolore cominciò a macchiare

tutto, mattina, amore,

la carta* su cui cantavamo.

Un giorno il dolore cominciò

a gocciolare dal basso,

soltanto grida laceratrici

in alto gocciolando ricadevano,

amarissima fu la mano che demolì il mio petto…

Adesso vengo a te gemendo

E qui sta la mia voce incarcerata,

qui sto io, sotto questa mia fronte,

                                       precipitato.

 

 

  • Gianni Toti “ papel” lo traduce – letteralmente – “carta”, ma è chiaro che qui “papel” , nel suo valore polisemantico dell’originale castigliano – e ancor più nello spagnolo sudamericano,  ha l’indubbio significato di “spartito”. Papel, infatti significa anche spartito, ruolo, in termine musicale e teatrale… Insomma, un “refuso”… anche Toti si può sbagliare….

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                                            Foto Sara Prestianni

Migranti, esiliati, sradicati…anche in senso figurato: esiliati da ciò che non siamo, che non vogliamo,  sradicati da un centro, da un io che era anche noi e tu e dio…. e poi di nuovo uomo  e io, migranti in cerca di bellezza , di verità, di solidarietà, anche nello smarrimento e nel dolore, ma nella luce provvisoria dell’autenticità, non nella de – solazione del virtuale dello stanno tutti bene….

 

Provvisoriamente avanti…nel 2009     Un abbraccio a tutti!….

 

Saldan

ELISABETTA COSIMI 13

                                                          Foto Elizabeth Cosimi

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3 thoughts on “

  1. Già il testo è straordinario di per se, ma la traduzione in succivese è impagabile.
    Bravo, complimenti veramente.
    (PS: quanto a Garabombo, mi riporta ad anni lontani: nel 1974 partecipai all’incisione di un brano ominimo, dedicato all'”invisibile”, che apparve su un LP a nome di Gaetano Liguori (I Signori della guerra) che temo si possa trovare solo su e.bay e che non è mai stato ristampato (tanto, chi se lo comprerebbe ?).
    Fanno bene invece a ristampare i libri del grande Manuel, da cui tutte le generazioni hanno da imparare.

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