IL POETA

E’ UN VISIONARIO,CHE

SA USARE GLI IRTI CAMPI DELL’OSSIMORO,

DELLA CONTRADDIZIONE….

ANNA MARIA ORTESE 3

Anna Marioa Ortese- Foto dal blog "ww.annamariaortese.splinder.com

di giorgio di costanzo

di   

Saldan

 

Il  poeta è un visionario che sa usare gli irti campi dell’ossimoro, della contraddizione per produrre – con lingua doppia, multipla – l’ipertesto, la sintesi  di filosofia, visione e vita, che si “ri-contestualizza” e riassume nuovo senso.

 

Questa è la fertilità.

 

I visionari, sanno elucidare il nesso tra l’orrore dei neri di Johannesburg ,che danno fuoco ad altri “neri più neri”, con l’orrore del giovane operaio che si dà fuoco nella “sazia e disperata” Italia, tra il terrorismo suicida/omicida , senza sbocchi, dei kamikaze islamici e il  terrorismo di stato di Israele, che riduce i suoi cugini di Palestina  in condizioni indicibili nella striscia di Gaza; sanno leggere nell’ incessante vento di barbarie che soffia nel mondo e le paure profonde dentro di noi; lo fanno e sanno produrre sale di vita, energia.

Valentina Perniciaro

                                                             Foto di Valentina Perniciaro

Oggi voglio proporvi – noblesse oblige –   BANDIERA DEL SOCCORSO, di Anna Maria Ortese, dedicata a Scotty Moore, detenuto americano condannato a morte nel Carcere di Mc Alester, Oklahoma 1996, per il quale la Ortese spese con generosità le sue ultime energie.

 

BANDIERA DEL SOCCORSO

 

di Anna Maria Ortese

BOMBER AL FOSFORO (LIBERAZIONE)

 

Guardata a vista da angeli giganteschi,

che non consentono ad alcuno di passare

– Esseri che bruciano follemente per incalcolabili distanze,

da tempi vasti come queste distanze –

non sai se per punizione o per gloria,  per amore o umiliazione –

che cosa fece la Terra per restare illesa,

girare gaia come fanciulla in danza davanti al sole?

e non sa che suo padre la guarda, che tutto, dietro le spalle del Sole,

Bimbi morti a Gaza (Marottta)

è orrore, è distanza? E siamo in  alto? in basso?

a destra? a sinistra? dove? E l’occidente è là,

oppure sotto i tuoi piedi? Quando li guardi,

in notti della tua vita, a maggio, una sera,

“essi” sono miti, e ricordano qualche cosa – ma non t’accostare :

ti ucciderebbero – non si passa di qua.

Ah guai guai guai al figlio della vita,

sia verme o uomo, Shakespeare o Hitler –

egli deve “qui” consumare un dovere, una continuazione

di ciò che decise un tempo, prima di nascere,

e perciò arde senza requie, fino a consumazione del reato –

e della decisione – e non può oltrepassare

i confini assegnatigli. Ma tu, là in fondo,

il più piccolo, debole : tu “forse puoi scegliere”

(perché può darsi che la volontà non ti appartenga, e venga

dai limiti disperati del creato), tu forse puoi scegliere.

 

MORTI DI GAZA

Raccogli la sfera di fuoco, dunque,

prendi la palla immane che giace ai tuoi piedi,

prendi la sorte che avesti, e GETTALA! in onore

delle origini celesti, e ahimé , perdute,

della libertà che ti fece e hai per sempre perduta,

e SCAGLIALA! Firmandola liberamente la tua perdizione.

Solo il rischio è la porta vera davanti a te stesso

(le altre sono figurate), solo il rischio salva,

se salvezza esiste, dal ripetersi immutabile

dello stesso giorno, dalla ripetizione interminabile

– che è il vero inferno – di te e dei tuoi amori.

Getta i tuoi amori a te stesso, ecco, fino al nulla

d’ogni speranza e palpito più caro.

Poi muoviti strisciando, come puoi, e anche uno sguardo

– tu pietrificato dal Giudizio – muovilo

a favore del verme che muore, o di un uomo, non importa.

 

bombe a gaza 5

Accendi il soccorso nel tuo cuore! Da scintilla

di pena nel tuo cuore, diventerà chiara forza,

e muoverà verso l’alto, credimi.

Solleva solleva solleva sempre il soccorso nel tuo cuore e in quello di quanti

avesti a compagni – amanti maestri fratelli –

sollevate il soccorso come una bandiera,

o un’arma primaria – attraversate così la guerra indetta dalla Vita

alla Libertà, salvate la Libertà dalla Vita (che è guerra) col soccorso

fulminante – sempre – acciocchè la vita non vi tragga

come i padri – nei suoi campi disonoranti.

Né mai mentre andate col Soccorso guardate il Sole,

né attendetevi benevolenza dall’astro e angelo di fuoco

che non conosce pietà, come la Vita non conosce.

Più forte della Vita, libertà del cuore, e Soccorso,

guida gli esanimi, i morenti verso la Patria!

 

BOMBE AGAZA 3

Solleva solleva solleva sempre il Soccorso –

oltre le tue stesse forze, è ciò che ti si chiede,

studente della libertà, giovane mortale,

se aspiri a rompere la mortalità dell’essere,

l’ignominia della ripetizione come gastigo. Disperatamente

sul tuo capo dormiente solleva il soccorso,

l’amore per lo straniero e per il nemico principalmente,

per il prigioniero e il caduto, “in ogni istante”!

solo di là la natura ha aperto un varco,

e gli abissi dello spazio hanno un sentiero

per te, che giacevi da sempre nella Natura,

che tu credevi libertà e vita,

pure perdendo sangue giornalmente,

sotto i suoi colpi. Ma non era vita!

Era prigione e martirio. La Natura non è libera,

giace gridando e piangendo in  una lingua che non puoi intendere –

piangendo e dibattendosi, e tu, suo figlio, la guardi

credendola lieta e sana. Oh, svegliati e soccorri!

 

Tutto chiede soccorso nell’Universo, guarda,

lungo i pozzi delle stelle tutto piange e grida,

tutto chiama aiuto svenendo continuamente

per il dolore, e nessuno accorre!

Prendi coscienza che essi piangono, i mondi, gli astri, gli abissi,

anelano a una luce e una pace benedetta,

anelano a “una sosta”, impossibile e impensabile,

ove non si vede il dolore che è in tutto,

ove non si scopra il gastigo – per il reato dimenticato –

e non si porti il soccorso, non si santifichi

con il dono di sé, con l’olocausto del “nulla” –

il tutto che è in carcere (così appare) PER SEMPRE!

 

BOMBE A GAZA (GUERRILLA RADIO)

Oh, non per sempre, parola impronunciabile

A labbra di fratello, ché tale sei,

fanciullo, studente, soldato della libertà

per la tua gente, – che sono questi mondi crocifissi –

non per sempre, se tu comprenderai la realtà,

nel suo errore, intenderai PRIGIONE, e sempre

sempre, col tuo stesso respiro, porterai il  Soccorso!

 

Guarda, i mondi si rischiarano, elevano a luce celeste,

nel petto degli astri il cuore batte più chiaro,

un vento tranquillo scosta con mano fiorita

continente da continente, via lattea da un’altra,

e quelle epoche di materia che sprofondano,

come violette che qualcuno aveva scagliato  nel lago,

riporta ridenti a riva. Tutto vive!

Tutto si libera! Non è più materia la materia –

Pur rimanendo materia – è che tu l’hai vista,

hai visto come pativa. Né più impera la notte,

per l’inesauribile cosmo sonoro di catastrofi,

ma lievi melodie come memorie

di tutto il bene che fu e ora si ridesta,

sollevano i dolori senza fine e li annullano –

risvegliando da essi tutto quanto soffrì,

tutto lo Spirito Amato che è uno, uno solo –

la cui bellezza e bontà sono incommensurabili,

e che da te solo, fanciullo, dal Soccorso,

attendeva che la magia fosse vinta,

e a libero e soave respiro tornasse il suo cuore.

 

bombe a gaza 4

Scrivo  e piango queste cose credendole possibili!

Io credo nella Natura prigioniera!

Credo nella Natura derelitta, dimenticata in fondo all’Orrore,

per qualche reato che non comprendiamo

per qualche colpa o generosità che la vinse,

ma credo anche alla sua liberazione!

Credo che il dolore non debba più essere

– poiché tu lo hai visto, fanciullo, e sai che è intollerabile –

Perché tu non sopporti più di vivere fra il dolore dei mondi,

perché tu sai cos’è l’altra faccia del dolore

– la gioia che rende benevoli e lievi! –

E cosa il respiro aperto di fronte al mare di maggio

– in vesti turchesi senza tempo errare svanire!

Credo e piango nel mio cuore di gioia,

perché so che interverrai,

che da te inizierà l’auspicata liberazione,

– da te, perché avrai pietà che la natura non può avere.

Madre senza libertà, figlia che piange in catene

– delirante, abbandonata – tu l’aiuterai, non è vero?

Senza aspettarti nulla dagli Angeli,

nulla dagli Astri, nessun compenso dal Sole –

morendo infine povero e triste.

Ma “essi” sono là, ti guardano,

essi riporteranno notizie al Cristo

degli universi, diranno che avesti pietà,

e che la natura è libera, libera per sempre.

La libertà diverrà natura! Grida di gioia!

Non vi sarà più morte né ombra, sarà dimenticato lo strazio

eterno in cui vivemmo. Solo un mattino di smalto

riderà sui mari di seta, e la tua bandiera del soccorso

– col viso triste del Leone e il viso azzurro di Cristo –

sulle onde verrà danzando, orifiamma di gioia.

 

(da BANDIERA DEL SOCCORSO, 1996 EMPIRIA EDIZIONI, ROMA )

 

bOMBE A GAZA 2  (tHE INDEPENDENT)

Eccola quella che è stata una delle sue ultime battaglie,  in tempi pur’essi atroci , in cui impazzava – in America e non solo-  voglia di boia e di morte..

 

Ecco la “bandiera del soccorso”, bandiera di speranza, che m’appare per essere  testamento spirituale, summa di fiaba e vita, magia e speranza,  amore per gli ultimi che vince ogni pessimismo…

 

“La libertà diverrà natura”

 

Grande Anna Maria, che meravigliosa utopia!

 

Allora vorrei ricambiare, dandole voce dialettale, di un dialetto di quella terra che ha frequentato, patito e amato…

 

 

‘A BANDIERA R’ A ŠPERÁNZA

 

 

muroinviatodadoriana03qn5

Angiule ‘ruósse comm’ a gigànte te ‘uàrdano a vvista

e nun permétteno a nisciùno  ‘e passà

  èsser’ ch’abbrùčiano pe’ ddistanze ca fànn’ pèrdere a’ raggióna

pe’ tiempe accussì luonghe ca nunn’ ‘e ppuó cuntà –

nu’ ssaje si pe’ ‘ròlia o punizzióne, si p’ammóre o umiliazzióne –

nu’ ssaje che facètte ‘a Terra pe’ rummané sé stéssa,

giraje allèra comm’ a ‘na criatùra ch’abbàll’ annànz’ o sole?

e nunn’ ‘o  ssape –essa- c’o pàte suoje ‘a ‘uarda, ca tutt’ chèll’ che stà

                                                                                [‘e spàll’ ‘o  sole

jènn’ orròre e luntanànza? E a’ ró stàmme nuje, ‘ncòppa? abbàscio?

a dèstra? a sinìstra ? a’ ró stamme nuje? E o’ sole se cócca llà

o sott’ e piére tuoje? Quanno tu ‘e gguàrde,

‘int’ e nnòtte r’à vita tója, o’ mése ’e maggio, a’ séra,

“lloro” so’ tranquille e s’arricòrdano ‘e caccòsa  – ma tu  nun t’accustà :

te pònn’ accirère – nu’ nze pàssa a’ ccà.

 

gazaore27dicembreze5

Ah, guaje, guaje guaje a’ cchì è ffiglio a’ vita,

òmmo o vèrme, poèta o dittatóre –

isso“ccà”  addà cunzumà ‘nu duvére, a ccuntinuazióne

‘ e chéll’ che decidètte primma ‘ e nàscere

e pirciò mo’ abbrùčia senza requia, fin’ a’ šcuntà tutt’ o’ peccàto-

e chell’ ca fuje stabbilìto – e nu ppo’ accuppassà

‘e cunfìne ca l’ànna ‘rato. Ma tu, llà ‘nfùnno,

o’ cchiù piccerillo, o’ cchiù débbule :”forse tu puó scégliere”

(pecché po’ essere ch’ ‘a vuluntà tòja nun t’appartène, pecché

pruvène ‘r’’e cunfìne ‘risperàte r’o’ criàto), sì, tu forse puó scégliere.

 

BOMBER AL FOSFORO (LIBERAZIONE)

‘Aùna ‘a šfèra ‘e fuóco, allóra,

pìglia chélla palla enorme che stà ‘e piére tuoje,

pìglia ‘a čiòrta ca truàste e  GGHIÈTTALA!  a nòmme

‘e ll’orìggina celèste ormài perdùta

ca te facètte e che mo’ nu’ ttiéni cchiù,

VÓTTALA ‘NCIELO!  Miéttece ‘na firma a ‘sta cundànna.

O’ rišchio  jènne  a’ porta avèra annanz’ a’ tte

(ll’àte so’ sule fantasie), sulo o’ rišchio salva

– si’ ‘na salvézza esiste- ‘a ‘stu juórno ca šcórre sèmpe o’ stesso,

a’ te e a’ o’ bbène ch’ ‘e vulùto, scùrze semp’ o’ stesso –chìst’ è

                                                                                 [l’infèrno avèro!

Spettro di P.Battista

                                          Spirito  di Paolo Battista

Stràcciate ‘ro’ còre ogni bbène  fin’ a gghittà

ogni špèrànza e ppàlpito cchiù càro.

Po’ muóvète strisciànn’, meglie che ppuó – tu ca staje pietrificàto

‘ró ggiurìzio – e ‘rà ‘nu šguardo a ffavóre r’ o’ vèrme ca mòre,

o a’ n’òmmo, fa o’ stesso.

 

‘Ràje luce o’ còre cu’ ‘a šperànza!  E  ‘da ‘na lučiarèlla

‘e péna essa addeventarrà ‘na fòrza

muvènnese a’ via ‘e còppa, crìreme.

Ra’ luce, ra’ luce sèmpe a’ šperanza ‘int’ ‘o còre tuòje

e ‘int’ a chìlle ‘e chì tenìste pe’ cumpàgne – fràte, maèsto ‘nnammuràte

 

Valentina Perniciaro

                                     Foto di Valentina Perniciaro

‘A špèrànza, aizàtela comma ‘na bannèra

o n’arma primitìva – e cu éssa attavèrzàte ‘a ‘uèrra  che ‘a Vita

‘a dichiarato ‘a Libbèrtà, salvatela ‘a Libbèrtà ‘r’’a Vita (ch’è gguèrra),

salvatela co’ cunfòrto e ch’ ‘a šperanza, sèmpe – pe’ ‘mmèr’a cché

‘a vita nun ve pòzza strascinà  p’ ‘e ttèrre ‘r’ o’ disonóre,

 -comme facètte ch’ ‘e pate nuóste –

E cammenànno c’ ‘a špèrànza nu’ gguardàte maje  o’ sole,

nun v’ašpèttate  benevolènza a’ ìsso, astro  e àngiul’ ’e fuóco

ca  nun canósce pietà, comm’ nunn’ a’ canóscia ‘a Vita.

Cchiù forte ‘r’ ‘a vita stessa, a’ ccòre liggiéro, e ch’ a’ Špèrànza

éssa ‘rà luče ‘e šbelùte, a chìlle ca mòrono  p’ ‘a Casa ‘llòro!

 

Aìzala, aizala, aizala sèmpe ‘a Špèrànza –

Allà ‘r’ ‘e ffòrze tòje, chèst’  vònno ‘a te, ‘a te

che vaje sturiànno a’ libbèrtà ,’a te ch’ašpìr’ ‘a vita etèrna,

chèst’  vònno, sì tu  vuó špezzà ‘a maleriziòne  ‘e essere sèmpe o’ stesso.

Aìzala ‘a bandiéra ‘r’ ‘a špèrànza, cu’ ddišpèrazióne

‘a còpp’ ‘a capa tòja ca ‘ròrme, pòrt’annànz’

‘a ‘mmóre p’ ‘o straniéro – e soprattutto p’ ‘o nnèmmìco,

p’ ‘o priggiuniéro e pe’ chi càre, “fàll’ sèmpe”!

sùlo accussì ‘a natura te po’ arapì ‘na pòrta,

sùlo accussì ‘e  šprufùnne ‘r’ ‘o čiélo tenarrànno ‘na viarèlla

pe’ tte, che stìve sèmpe ‘int’ ‘a natura..

chélla natura ca tu penzàve essere vita e libbèrtà,

pur’ cuànn’ te mazziàva, facènnete ‘ittà o’ sànghe

juorno pe’ juorno. Ma qua’ vita!  Sùlo priggiòne e turmiénto.

 

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                                                             Foto Sara Prestianni

‘A Natura nun tène libbèrtà, éssa jè accussì,

allùcca e chiàgne cu ‘na léngua ca tu nu’ ppuó capì –

éssa chàgne e sparpétéa, e ttu , o’ figlio suojo, ‘a ‘uàrd’

e ‘a crìre allèra e bella. Ah, ma scétate  e viénele in aiùto!

 

‘Uàrda, tutt’ ll’univérso chiére aiùto,

‘nfùnn’ ‘e puzze ‘r’ ‘e stelle ogni ccosa chiàgne e allùcca,

ogni ccosa chiére aiùto e po’ continuamènte svène p’ ‘o rulóre,

ma nisciùno accórre! ‘Uàrda,

fatt’ capace ca chiàgneno ‘e munne, ll’astre, ‘e šprufùnne,

ašpirano a’ ‘na lučia, a’ ‘na pace v’n’rétta,

e –cosa impòssibbile a penzà- ašpirano a se’ fermà,

fin’ a ffà venì ‘a fòra o’ rulóre ca strégne tutte cose,

fin’ a cché nun venarrà šcupiért’ ‘o castigo pe’ peccate r’’o ppassàto,

fin’ a cché nun purtarrànno aiuto, nun santificarrànno

tutt’ chéll’ che PE’ SSÈMPE appare chiuso ‘int’ ‘e ccancèlle,

e libberànnolo c’’o sacrificio nuósto, ‘ricènne basta  “o’ nniénte”!

 

MORTI DI GAZA

 

Ah, ma chèst’ nu’ nzarrà pe’ sèmpe – parola scanusciùta

a vvócca ‘e fràte – pecché chèst’ sì ttù  p’’a ggenta tója, val’ a dìcere

pe’ chilli munn’ mìse ‘ncróce- ‘uaglióne, sturènte, surdàto r’ ‘a libbèrtà,

ma nu ‘nzarrà pe’ sèmpe, si tu riusciarrài a ccapì ‘o mùnno o’ šbàglio suojo, allora ‘ntennàrràje PRIGGIÓNE, e sèmpe sèmpe purtarràje

                                                         [‘a špèrànza comm’ ‘o rešpìr’ tuojo!

ELISABETTA COSIMI 13

                                                                Foto Elizabeth Cosimi

‘Uàrda, ‘e munn’ se rišchiàrano, e sòrgeno a lluče čelèste,

‘mpiétt’ a’ ll’astre ‘e córe šbàttono cchiù chiare,

cu’ ‘mmàna čiurìta  ‘nu viénto ‘róce  šcòsta

cuntinènte ‘a cuntinènte, ‘na via lattèa ‘a n’ata,

purtànno a rriva – comm’ ‘e violette che quaccùno

‘eva ‘ittàto ‘int’ ‘o lago – chéll’ èbbeche ‘e matèria

 ca vànno a’ ffùnno . Ma tutte cose è vivo!

Tutto è libbèràto! Nunn’è cchiù ‘e matèria o’ munno

-pure sì rummàne materiale- o’ fatt’è ca tu mo’ ‘l ’e visto,

‘l’e visto comme patéva. Nu’ ccumànn’ cchiù ‘a notta

‘ncòpp’ ‘o ciélo šcunfinàto ca risunàva ‘e catàsfrofe,

ma ‘e  mmelodie ‘roce comm’ ‘e ricòrde ‘e tutt’ o’ bbène

ca fuje e ca mo’ se scèta, ‘rànno sullievo e stùtano

‘e rélùre šcunfinàte – rišbigliànn’ ‘a ‘int’a ‘llòro tutt’

chell’ ca suffrètte, tutto o’ Spirito r”o Munno –  ch’è uno

 e un’ sùlo – a’ ro’ ‘a bellezza e ‘o bbene nun tèneno misura,

e che ‘a tè sùlo, ‘uagliò, e ‘ddà špèrànza,

s’ašpèttava ca rumpèsse l’incantésimo, pe’ ‘mmèr’ a cché

– liéggio e ddòce – ‘o core suojo turnàsse a šbàttere..

 

ELISABETTA COSIMI 11

                                    Foto Elizabeth Cosimi

I’  ‘ e šcrìvo e m’ ‘e cchiàgne chèsti ccòse, crerènnole avère!

I’ crére che ‘a Natura è priggiuniéra!

I’ crére ca éssa è derelitta, šcurdàta ‘nfùnn’ a tutt’ ‘o ‘mmale

pe’ quàcche peccato ca nu’nzapìmmo

pe’ quacch’ ccórpa o generosità ca l’ha chijàta,

ma i’ crére pure ‘a libberaziòne ‘r’’a Natura!

Crèro ca  nunn’adda cchiù esistere o’ rulòre

– ca tu l’e visto,’uaglió, e o’ ssàje ca  nu ‘nzè po’ suppurtà –

Pecché tu nun suppuórte cchiù ‘e campà ‘int’ ‘o rulóre ‘e tutt’

                                                                                       [ ‘o mùnno,

pecché tu sàje che ghiènne l’àta fàccia r’’ o rulóre

– chella cuntantézza ca te fa liggiéro e bravo!-

e che ghiènne ‘o rišpìro apiérto ‘nfàccia o’ mare ‘e maggio

ca vestito ‘e turchèse  s’ nne và svànènno senza tiempo!

I’ crére –  e ‘ncòr’’a mmé i’ chiàgne ‘e cuntantézza,

pecché saccio ca te farràje sentì,

pecché ‘a tè cuminčiarrà a sušpiràta libberàzzione

‘a tè, pecché pruvarràje chella pietà che ‘a Natura nu’ ppò tèné.

Mamma priggiunièra, figlia ca chiàgne ‘ncatenàta

– delirànno, abbàndunàta – tu l’aiutàrràje, nunn’è accussì?

Senza  ‘e t’ašpettà niénte ‘a’ll’Ángiule, niente ‘a ‘ll’Astre,

senza nisciuna ricompensa ‘r’’o Sole –

e po’ murènno triste e puvuriéllo.

 

Ma “lloro” stanno llà, ‘uardànnete,

e purtàrrànno nòve ‘o ggesucrìst’

‘e ll’univèrse, le ričiàrrànno ca tènìste pietà,

e che ‘a natura mo’ è lìbbera, lìbbera pe’ sèmpe.

 

Addeventàrrà natura ‘a libbèrtà! Rà’ na ‘llùcca ‘ e cuntantézza!

Ombre e mmòrte nunn’esistarrànno cchiù, sarrà scùrdàto ‘o stràzzio

etèrno ‘int’ ‘a cché campajèmo. E ‘na matìna ‘e šmàlto

šplènnarrà ncòpp’ ‘a nu màre ‘e séta, e ‘a bandiéra tója ‘r’’a špèrànza

– cu ‘a fàccia triste ‘r’ o liòne e chèll’ azzurra ‘e ggesucrìst ‘a còppa -v’narrà ballànno‘ ncòpp’ ‘a ll’ònne, comma ‘ a fiàmm’ ‘e oro

                                                                                          [ ‘e cuntantézza.

 

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                                     Immagine dal blog Nazione Indiana,

                                                              postata da francesco forlani 

La parola  soccorso – come la intende la Ortese nel  contesto – indica l’ empatia per la natura sofferente, la disponibilità dell’animo a quell’accento: insomma, la disposizione a venire incontro all’altro, in una natura fatta di dolore e sofferenza, che invoca aiuto. Ne discende un’inclinazione positiva in chi n’è  consapevole. Per questo non ho trovato di meglio che tradurre la parola  soccorso con špèrànza, che più di altre riassume ogni sfumatura  di cui è gravida la parola soccorso.

 

E’ un’Anna Maria leopardiana , magica, piena di afflato creaturale quella che si spende per il condannato a morte, con una visionarietà che mi fa pensare a William Blake..

 

Ad ogni modo non posso fare a meno di riversarla in madre lingua, perché in essa mi sembra  suonare  più vicino  ai modi di quegli ultimi a cui fa appello...

 

ma  sarebbe stato possibile senza la  forza visionaria dell’ originale?

 

E cade bene, ed è attuale, in tempi in cui rimbombano echi di morte e di massacri, vanamente attutiti dai tentativi di edulcorazione del mediatico…

 

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PUBBLICO QUI DI SEGUITO UN POST DI MARCELLO FALETRA, REDATTORE DELLA RIVISTA CYBERZONE. UNA LUCIDA E ACCORATA ANALISI , RICCA DI RIFLESSIONI FILOSOFICHE, DI QUANTO STA ACCADENDO A GAZA IN QUESTI GIORNI E  CIO’ CHE VI STA SOTTO… NON TUTTO SI PUO’ CONDIVIDERE, PERCHE’ E’ FACILE RICHIAMARE IL TERRORISMO DI HAMAS E DELL’INTEGRALISMO ISLAMICO…TUTTO VERO…NON ABBIAMO NULLA A CHE VEDERE CON ESSO, E COMBATTEREMO SEMPRE CONTRO L’OSCURANTISMO ISLAMICO ….I PALESTINESI HANNO COMMESSO MOLTI ERRORI POLITICI E PER ANNI SI SON LASCIATI STRUMENTALIZZARE DA PADRINI PIU’ O MENO INTERESSATI, PERDENDO MOLTI TRENI DEL DIALOGO E DEL RECIPROCO RICONOSCIMENTO….NON SIAMO CONTRO GLI EBREI ( L’ AUTORE DELL’ARTICOLO E’  EBREO) NE’ CONTRO LO STATO DI ISRAELE….MA LA SPROPORZIONE  IN CAMPO E’ ENORME….UNA GRANDE MISTIFICAZIONE MEDIATICA E POLITICA TENTA DI COPRIRE UNA AMARISSIMA VERITA’ : NON E’ SOLO HAMAS CHE NON VUOLE RICONOSCERE ISRAELE, MA E’ ANCHE  IL SIONISMO PIU’ INTEGRALISTA (CHE E’ SEMPRE STATO PREVALENTE NEI /SUI GOVERNI DI ISRAELE) A NON VOLERE UNO STATO PALESTINESE….E QUANDO CON ARAFAT TRA IL ’90 E IL ’95  STAVA PER REALIZZARSI IL MIRACOLO … IL SIONISMO ANTIPALESTINESE HA SOSTENUTO E AIZZATO CON OGNI MEZZO HAMAS E L’INTEGRALISMO IN FUNZIONE ANTI ARAFAT…INSOMMA DIVIDE ET IMPERA. " PIU’ LA LEADERSHIP PALESTINESE E’ DEBOLE, PIU’ PREVALE LA NOSTRA FORZA, PIU’  QUELLA LEADERSDHIP E’ IN MANO AI "TERRORISTI"  PIU’ E’ FACILE ALLONTANARE QUALSIASI IDEA DI STATO PALESTINESE INDIPENDENTE"…. COSI’ RAGIONANO GLI OCCULTI STRATEGHI DELLA FORZA E DEL RAZZISMO ANTIPALESTINESE, FELICI DI RITORNARE AI "FASTI" DEL ’48 E DEGLI ANNI CINQUANTA , SESSANTA E SETTANTA. PER QUESTO HANNO LAVORATO E ORA A GAZA SEMINANO PER RACCOGLIERE ALTRI ANNI E ANNI DI "ODIO TERRORISTICO" CHE ALLONTANA  LA COSTRUZIONE DELLO STATO PALESTINESE INDIPENDENTE ACCANTO A QUELLO DI ISRAELE..

Valentina Perniciaro

                  Foto di Valentina Perniciaro

QUEL CHE RESTA DI GAZA

 

di Marcello Faletra

  

Spettro di P.Battista

                                                 Spirito di Paolo Battista

                                            (dal blog www.comunitàprovvisoria.wordpress.com)

Sabra e Chatila nel 1982, Jenin nell’aprile del 2002, adesso Gaza. Le prime due stragi con la regia di Sharon. Lungo tutti questi anni: muri, deportazioni, maltrattamenti, omicidi, umiliazioni, saccheggiamenti di villaggi profughi, distruzioni di ospedali, di scuole, di infrastrutture…

Nel nome di queste città sono state perpetrate stragi d’ogni specie. La verità sul massacro di Jenin è stata impedita con ogni mezzo. La commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite non è stata fatta entrare nei territori oggetto del massacro, nel silenzio complice delle “democrazie” occidentali.

Questa non è una guerra. Non vede due eserciti schierati l’uno contro l’altro. E’ la lenta e progressiva agonia del popolo palestinese. L’asimmetria militare è lampante.

BOMBER AL FOSFORO (LIBERAZIONE)Cacciabombardieri, carriarmati, incrociatori e una tecnologia da guerra tra le più forti del pianeta contro un popolo pressocchè disarmato. Un popolo a cui non resta che la propria morte quale ultima forma di rivalsa. Ciò che la stampa ufficiale vergognosamente tace è che questa violenta offensiva era stata programmata da mesi. Si attendeva dunque il pretesto per scatenare la “legittima difesa”. Occorre ribadire che si tratta di un crimine internazionale. Dopo 10 giorni di bombardamenti i morti civili sono oltre 500, oltre migliaia di feriti, alcuni in gravissime condizioni e senza la possibilità di curarli, destinati a morire, perché l’esercito israeliano impedisce il passaggio della Croce Rossa internazionale. L’assassinio del popolo palestinese non è un fatto di cronaca nera. I crimini degli israeliani negli ultimi anni hanno assunto il tono di crimini eccezionali. Sono crimini perché stanno eliminando dalla faccia della terra un popolo. E’ un crimine ontologico. Perché tocca l’essenza stessa dell’uomo. E’ l’essere stesso palestinese che viene negato ed eliminato fisicamente. E quando questo popolo non coincide con l’identità del popolo occidentale, allora si cerca di sminuire la portata del crimine.

MORTI DI GAZA

La propaganda antipalestinese trabocca di titoli nei quotidiani e nei telegiornali. “risposta all’aggressione”, “legittima difesa”, “reazione giustificata”, ecc. il linguaggio giornalistico dà il suo onorevole contributo a confondere aggrediti e aggressori. Quando un popolo viene decivilizzato privandolo di acqua, di ospedali, di scuole e di altri servizi necessari alla vita, come chiamare questo stato di cose? Gli esempi di disumanizzazione sono infiniti. Le morti dei civili vengono chiamate sarcasticamente “effetti collaterali” ai “bombardamenti chirurgici”. In sostanza una presa in giro. Perchè in realtà si bombarda indiscriminatamente. Chi muore, muore. Dio – come disse un papa – riconoscerà i suoi! Su questa guerra chirurgica è sufficiente ricordare un episodio accaduto a Jenin. Jamal Fayid, portatore di handicap su una sedia a rotelle, viene schiacciato volontariamente da un bulldozer guidato da un soldato israeliano davanti agli occhi atterriti dei parenti costretti a guardare la scena senza poter reagire. Questa scena ricorda un episodio accaduto durante la deportazione degli ebrei a Varsavia. Una squadra di SS di sera entra in un  condominio e rastrella intere famiglie, di fronte a un uomo seduto su una sedia a rotelle lo prendono e lo buttano dal balcone.

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Ma il palestinese non è l’israeliano, protetto non solo dall’estabilishment politico mondiale, ma protetto soprattutto dal senso di colpa occidentale nei confronti della Shoah. Ogni tentativo di criticare Israele viene subito ricusato come “antisemitismo”. Questa è la più grande offesa che si possa fare alla Shoah: trasformarla in una garanzia d’immunità. Occorre difendere la memoria della Shoah anche dai discendenti delle vittime come accade in Israele, se questi  strumentalizzano la Memoria dello sterminio degli ebrei al fine di giustificare l’ingiustificabile. Essere israeliani non da certificati di infallibilità nella condotta umana. La memoria dei campi va difesa ogni giorno da qualsiasi tentativo di strumentalizzazione. Occorre domandarsi: l’identità di Israele coincide con l’identità del popolo ebraico in generale?  Israele in effetti non è uno stato costruito sul modello di Davide e Salomone. Uno stato, cioè, che poneva al primo posto la giustizia. L’attuale stato israeliano è di fatto costituito sul modello politico-militare-economico del modello occidentale. E, alla fin fine, non è stato altro che l’avamposto degli Stati Uniti nel cuore della società islamica. Dall’anno del suo insediamento – 1948 – lo stato israeliano è stato di carattere dominatore-colonizzatore.E’ democratico, si, ma solo per gli israeliani. Per gli arabi no, perché non godono degli stessi diritti degli israeliani (soprattutto non possono avere cariche politiche e sono proibiti i matrimoni misti). Democrazia?  E’ da vedere. Un solo esempio. Dal 1995 –  dunque prima della seconda intifada – ben 90.000 persone abitanti nell’agglomerato di Betlemme, non possono più utilizzare la strada principale, per garantire la sicurezza a una decina di israeliani (dico “israeliani” non ebrei, perché vi è una profonda differenza fra l’ebraismo della diaspora e lo stato ebraico sedentario).

BOMBE A GAZA (GUERRILLA RADIO)

A partire dal 2001, l’intera popolazione palestinese è rinchiusa in microzone, senza poter comunicare da una parte all’altra. Il blocco instaurato all’inizio del “processo di pace” si è man mano trasformato in vere prigioni urbane. La vita economica è interamente smantellata, come lo sono la vita familiare – non c’è famiglia che non abbia un morto. Nel corso dell’ultimo decennio, i coloni israeliani sono diventati come gli yankees al tempo della conquista del west. Arroganti, spadroneggiano su tutto. Impongono le loro volontà. Rubano le terre agli arabi e il loro raccolto, aprono strade e ne chiudono altre, vietano ai contadini arabi l’accesso alle loro terre, e quando questi reagiscono, organizzano spedizioni punitive.

bombe a gaza 5

Per gli ammalati, poi, l’ospedale è una meta a volte irraggiungibile per via degli estenuanti controlli e sbarramenti. Per non parlare dei numerosi attacchi contro il personale sanitario, di rifiuto all’assistenza a feriti, di donne incinta che hanno perduto il figlio perché non sono state fatte passare a un posto di blocco, eccetera. Come non pensare a ben altre esperienze di disumanizzazione degli esseri? Paragone impossibile? Perché no? Cosa impedisce di pensare il fatto che togliere agli uomini ciò che li caratterizza in quanto tali è ciò che è stato fatto agli ebrei dai nazisti? La differenza sarebbe in questo caso di gradualità. Se i lager, con le camere a gas, costituiscono il vertice del terrore, la punta estrema in cui la razionalità ha concepito la morte come produzione industriale, quello che da anni accade nei territori palestinesi sarebbe di una gradualità inferiore, ma concepita nell’ottica di una stessa idea: deumanizzare gli individui per poterli uccidere senza rimorsi, come si fa con le bestie. Certo, l’alibi è forte. Distruggere per salvarsi. La radicalità dell’antagonismo non lascia spazio ad altre vie. Questa radicalità fa pensare alla concezione del politico di Carl Schmitt, il quale sostiene che la percezione del nemico da distruggere costituisce l’essenza stessa del politico. La percezione dell’altro come nemico, di cui gli ebrei sono stati testimoni e vittime eccezionali, diventa una barriera simbolica invalicabile. Ma in tal modo si perpetua la propria differenza come identità nella misura in cui si percepisce l’altro come pericolo alla propria identità. E’ la stesa percezione del nemico che i cattolici hanno quando invocano il diavolo, rispetto al quale si costruisce l’identità del buono. Il problema reale e che il dubbio è estraneo a questa visione paranoica, così come l’autocritica. Il ragionamento che tende a giustificare l’alibi della guerra preventiva, apparentemente razionale, è in realtà di natura emozionale e affettiva e non rappresenta altro che la giustificazione delle sue tendenze regressive.

E’ necessario evitare confusioni. L’eccezionalità della Shoah non è l’eccezionalità di un popolo. Perché in tal caso cadremmo nella trappola della razza. Piuttosto è l’eccezionalità del pregiudizio e dell’odio. Ma se è così, allora i nazisti hanno ottenuto una vittoria postuma. Perché disumanizzare l’uomo, ovunque egli si trovi e a qualunque cultura esso appartenga, è un prolungamento della Shoah. I Tutsi del Ruanda ne hanno fatto le spese: massacrati e disumanizzati dai cristianissimi Hutu. Un genocidio ancora tutto da spiegare. Per non parlare dei milioni di africani che per secoli sono stati deportati nelle americhe in nome della civilizzazione.

bOMBE A GAZA 2  (tHE INDEPENDENT)

Non è la Shoah che è in dubbio. Ma la sua memoria, quella si, se si continuano a perpetrare forme di disumanizzazione degli esseri per via di coloro che avrebbero dovuto mantenerne intatto il monito.

 

In tutto ciò vi è una profonda volontà di disumanizzare i palestinesi, ridurli a bestie, sradicare quanto di umano ancora resiste nelle loro vite. Aggredire e ridurre al silenzio tutto ciò che mostra segni di realtà umana. D’altra parte cosa sappiamo della società Israeliana? E, soprattutto, cosa sappiamo dei palestinesi? Tutti i telegiornali ogni volta che si parla dei palestinesi mostrano uomini incappucciati con armi in mano che fanno danze rituali. Niente di più oscurantista. Nessun servizio giornalistico è dedicato alla vita reale dei palestinesi. In tal modo si contribuisce a formare una rappresentazione immaginaria di un popolo di cui non conosciamo nulla. Identificando palestinesi e terrorismo, e giustificando la politica aggressiva della colonizzazione dei territori palestinesi, l’informazione da il suo contributo al massacro di un popolo.

Violenza dell’informazione che si aggiunge alla violenza dei bulldozer che cancellano la vita reale dei palestinesi. Al telespettatore non si sottopongono strumenti di analisi per comprendere la posta in gioco della violenza nei territori palestinesi. La nostra informazione è in preda alla paranoia. E’ paranoica ogni rappresentazione dell’altro come nemico. E’ il trionfo della “banalità del male”, come si espresse tempo fa Hannah Arendt. Cosa intendesse la Arendt per banalità del male lo scrisse nella rivista molti anni dopo il suo celebre saggio in “Social research (1971)”: “Per banalità del male intendo non una teoria o una dottrina, ma qualcosa di completamente fattuale, un crimine di enorme portata a che non può assolutamente essere ricondotto a una malvagità particolare, a qualche patologia o convinzione ideologica dell’autore, che si distingueva forse unicamente per una straordinaria superficialità”.

In tutto questo teatro della crudeltà ciò  che viene occultato è il rapporto di causa/effetto. Cosa c’entra l’antisemitismo di fronte a uno stato che dal dopoguerra ad oggi ha rubato con la forza e la violenza (”occupazione liberale”) gran parte dei territori palestinesi riducendo una popolazione allo stremo?

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In oltre quarant’anni di colonizzazione violenta hanno creato le condizioni fisiche per decivilizzare un popolo. Privarlo dei diritti più elementari, costringendolo a reagire con l’unica arma a loro diposizione : la loro vita. Se vivere significa vivere come dei morti, tanto vale morire in mezzo a coloro che ti hanno rubato la vita. Conosciamo il “terrorismo” palestinese. Ma non conosciamo quello israeliano. Da quasi un decennio lo stato israeliano vede come guida una miscela esplosiva e suicida: bruti in uniforme come i generali Shaul Mafaz e Moshe Yaalon, nazionalisti estremisti come Avigdor Lieberman e Uzi landau, irresponsabili avventurieri come Benyamin Netanyahu ed esaltatori del messianesimo come il rabbino Beni Eilon e il generale Efi Eitam. Il nazionalismo messianico e il messianismo militarista costringono a considerare il peggio – lo sterminio dei palestinesi – come una scelta reale e l’apocalisse come un progetto politico.

BOMBER AL FOSFORO (LIBERAZIONE)

Occorre ribadire che il concetto di guerra ha cambiato volto. Dopo il crollo delle torri gemelle e la conseguente politica della “guerra preventiva”, anche l’amministrazione israeliana si è prontamente adeguata. La seconda intifada (settembre 2002) è scoppiata dopo che gli israeliani avevano ucciso decine di giovani palestinesi sospettati di terrorismo. Mentre gli attentati in Israele cominceranno solo tre mesi più tardi. Tutti ciò non è stato mai evidenziato dalla stampa internazionale. L’espressione “guerra al terrorismo” è diventata uno slogan politico insindacabile a livello della politica internazionale per giustificare azioni militari e ingerenze politico-economiche presso popolazioni considerate “stati canaglia”.

D’altra parte le democrazie occidentali di fronte a tale stato di cose trovano soccorso morale nel nuovo catechismo della chiesa cattolica (2005), che si è prontamente adeguata a questa visione sanguinaria e vendicativa della politica neoliberista e all’articolo 2267 leggiamo: “L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani”. Apprendiamo adesso che vi sarebbero “aggressori giusti” che agirebbero in nome “del pieno accertamento dell’identità e della responsabilità” (sic!). Che la chiesa si sia impegnata cosi tanto per trovare parole che giustificassero la morte è davvero straordinario, proprio lei che dal trono di San Pietro predica la condanna anche dei preservativi e dell’aborto! La morale religiosa della chiesa fa della verità un obbligo verso Dio, non verso l’uomo. Esse vietano di mentire davanti a Dio, non davanti all’uomo.

Benché tra la chiesa cattolica e Israele vi siano forti disaccordi, resta tuttavia comune una complicità di fronte agli islamici. Nel loro immaginario è il loro nemico comune.

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A livello di politica internazionale, questa ambiguità della chiesa da una mano, sicuramente dal punto di vista religioso e morale, cioè indirettamente, a quello “Stato d’eccezione” – versione contemporanea della dittatura – (Agamben), divenuto ordinario, che sospende parte dei diritti civili, riducendo la democrazia  ad una questione di ingerenze internazionali a livello militare sulle risorse energetiche e su altre questioni di egemonia economica. “Lo stato di eccezione – osserva Giorgio Agamben – si presenta…in questa prospettiva come una soglia di indeterminazione fra democrazia e assolutismo”. La guerra in Iraq, con i suoi 700.000 morti civili fino ad oggi ne è il teatro vivente. L’esportazione della democrazia si è ridotta ad una guerra civile senza fine, generando una profonda spaccatura tra la cultura Islamica e quella Occidentale.

 

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Infine, ripubblico questa invettiva sotto forma di acrostico, che rimonta all’ ennesima strage terroristica di sette anni fa (già anonima contabilità) e che riprendeva analogo acrostico  che avevo scritto tredici anni prima, dopo l’ennesimo massacro ad opera di un terrorista omicida/suicida; lo faccio perchè in me e in tanti di  noi uguale è l’orrore per il sangue degli innocenti di qualsiasi etnia; uguale è l’indignazione verso i freddi ragionieri della morte nei due campi in lotta,che utilizzano dolore e stragi  da "spendere" in politica  per i loro "indoor games"…

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                                    Immagine dal blog Nazione Indiana,

                                                             postata da francesco forlani

PASQUA EBRAICA, ISLAMICA, CRISTIANA
ACROSTICO DELL’INVETTIVA

Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me
dal suolo! Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera
della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello
(GENESI, 4 10-11)

Il giorno della Resurrezione verrà un uomo morto martire e
Innanzi a Dio dirà “Ho combattuto per te, sino a che sono morto martire”.
Allora Egli dirà “Menti, hai combattuto perché ti si dicesse
“Fu un coraggioso! E così hanno detto”.
E per suo ordine verrà trascinato
Per la testa e gettato nell’inferno…
(MUSLIM, Tirmidhì, Nasà’i XIII, 8)


C adono straziati ancora quegli sguardi adolescenti
A sei anni da stragi senza nome, e tra grida impotenti
N on dicono che odio stravolto nella banalità dell’orrore
T racimante da un male antico che preesiste al dolore
O rdinario dei lutti, malefico canto che è scudo ai potenti

D io qui è per sempre finito, soffocato in occhi innocenti
E stenuati nella fissità della morte, su poveri volti dolenti
L evati soltanto a raccogliere una sorte che non dice più amore
L uce sempre più cupa, che non reca traccia di sé nel rossore
A ccecante d’un sole che cade a coprire le colpe degli indifferenti

P overi martiri folli che come santi andate ai paradisi imminenti
R ubando morte alla vita con feroce speranza, SIETE SCUDO AI POTENTI
I llusi da un sogno di rabbia mai ammansita nel quotidiano rancore.
M a voi assassini del cielo che ancora cantate vendetta nel fragore
A vvelenato di bombe stillanti orrendo macello di carni, anime dolenti,
V oi non sarete più assolti di COLORO CHE, CARNEFICI, FURONO VITTIME
E con beffarda violenza ne assumo gli atti, gridando al terrore
R abbiosi, insolenti, a null’altro legati se non a tragico gioco d’inganni
A h, VOI SIETE SPECCHIO A VOI STESSI, GLI UNI GLI ALTRI DISUMANI E IMPOTENTI!

P asqua di sangue, che di notte rintocca la fredda contabilità della morte
E ripete l’ennesimo calvario degli odi in luoghi non più cari al silenzio
R idate un senso alle cose, date voce alla parola di chi grida pace nel deserto
D egli uomini che non hanno più volto, date potere alle parole degli innocenti
U rlatele forte, voi che avete ancora speranza, gridatele fitte, con fiati possenti
T endetele dure oltre l’arco del cielo, via dalla linea di sangue, parole taglienti :
A NIME PERSE, VI MALEDICO! – ORA E PER SEMPRE- NELLA PASQUA D’ORRORE E DI MORTE!

29.3.2002

Referenza musicale : “Never grow old- The day is past and gone” gospel eseguiti da Aretha Franklyn.

 

 

La poesia della Ortese BANDIERA DEL SOCCORSO  la dedico a tutti coloro che non si rassegnano alla violenza, all’ipocrisia, alla mistificazione e non hanno paura della verità della "nuda vita"…

Le foto  – quando non indicati autore e provenienza – sono tratte dal blog www.georgiamada.splinder.com

 

Bimbi morti a Gaza (Marottta)

 

                                                            

 

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One thought on “

  1. Bellissimo, Saldan.
    La poesia di Maria Ortese in dialetto è più convincente dei discorsi sulla guerra.
    Una solo voce celeste per fare riparo al dolore, alla barbarie.
    Un solo canto per alzarsi di una terra di sangue verso quelli che ascoltano, cercano la bandiera.
    Una solo voce d’ammore per raccogliere i gridi dei bambini feriti.

    Grazie Saldan.

    veroni

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