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DOPO BARACK, ANCORA POESIA.

 

cielo

 

Due voci : Viola Amarelli, che ritrae con (auto)ironia lo scrittore/poeta/intellettuale (ma non è il ritratto di tutti quelli che tessono fili per le proprie strategie?) e Fabio Franzin, lucidissimo e formalmente perfetto cantore dell’ orrorifico quotidiano, dei suoi labirinti di solitudine e follia. Complimenti a Francesco Forlani per la scelta e a Nazione Indiana, da cui sono tratti.

 

frottage effeffe                                                          effeffe da Nazione Indiana

(alfabeto)

di


Viola Amarelli

 

 

S’affanna, è importante
telefona, scrive
solleciti fili di ragnatela
il saggio, il racconto, la presentazione
polemiche a freddo contando i contatti,
corteggia editori, spia critici e amici
schernisce new entry e le top dei successi,
tra scambi e contratti giurie e recensioni
blandisce, recide, esibisce pulsioni,
la sera è stanchezza
però soddisfatta,
in fondo qualcuno lo chiama scrittore.

 

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CANTI DELL ‘ OFFESA

 

ColdFront600

 

di Fabio Franzin

 

(Non è più l’umano che pensa il mondo.
Oggi è l’inumano che ci pensa (…) per infiltrazione diretta
di un pensiero virale, contaminatore e virtuale, inumano).
JEAN BAUDRILLARD

 


 

Povere statue. Mai state scolpite
mai state toccate da arte o scalpello
scaricate dalla stiva sull’asfalto


bollente dell’estate stese e per le
storte pose degli arti derise. Statue
del gelo nell’algore che ci avvolge.


Impresse nel display di qualche
telefonino quale esotica immagine
di viaggio da mostrare ai mostri amici

+

le angurie fresche a fette nei tavoli
il ghiaccio nei cocktail a cubetti
quel ghiaccio triturato dai sorrisi.

 

*(Il 14 luglio 2007, nell’area di servizio Bazzera, a Mestre, da un camion tedesco che trasportava angurie, furono estratti i corpi congelati di tre clandestini iracheni. I giornali raccontarono le risa divertite dei turisti di passaggio, le foto ricordo fatte coi telefonini).

 

rose



***

 

È guerra ormai è guerra senza armi
la guerra sgangherata dei pezzenti
con le bollette in mano i denti laschi


la carie che ha intaccato i sentimenti.
Guerra senza esercito e bandiera senza
elmetto né trincea e che di certo non ha


neppure il suo nemico perché il volto
del nemico è celato nel tracollo della
cifra nel codice d’accesso al bancomat.


Guerra in cui ognuno è solo nella lotta
con la sua sporta il ciuffo di sedano che
sbuca il latte che si spande fra la calca


solo col suo cent a grattare la schedina
con la ricetta nella tasca del giaccone
solo ad una voce registrata che ripete


prema il tasto tre invece se desidera
parlare con un nostro operatore.
Solo
a combattere se stesso il suo destino.

 

 

***

rose

 

La voce. Allora. Dall’apice in calando:
un urlo a scemare solo in soffio in fiato
necessario ormai a chiunque per il peso


l’urto della croce. Muto dunque il dissenso
che avvelena i nostri giorni la povertà
che cresce che ritorna il velo dell’incuria


sulle cose. Silenzio ad impastarsi denso
col rancore percorrere le aorte propagarsi
nelle viscere e annidare gelo sasso tumore.


La voce allora che si allea alla bestemmia
con la bestia che fuoriesce dall’umano
la voce che ferisce perché ferita per averle


+

maledette tutte le preghiere la voce che
conosce il proprio limite e sa la sordità
a cui anela l’assurda verità del suo invocare.


***

rose

È che non è neanche più questione
di come o di cosa uno si accontenti
la miseria è sempre iena e la dignità


il moncone che nessuno può esporre
al mondo ormai senza vergogna. La
matassa, il reticolato irto e grigio là


calcato sopra le ansie e le preghiere
di mia madre: Testanera è una bella
pubblicità che promette di ricoprire


a lungo la ricrescita. “Sì, mi balla
la dentiera, altro che parrucchiera”
dice, “mi fanno male le gengive”,


è solo il male a far rima con sociale,
oggi, per chi si ostini a continuare
a vivere oltre l’età contributiva.



***

rose

Le scaglie ocra del guscio di un uovo
e le bucce di un mandarino, sparse in
quel centrino rosso steso fra le fitte


e verdi stecche di una panchina – come
in un’ara, installazione minimale, sacra
rappresentazione ad assemblare codici

+

e colori del Natale: fra abete e presepe,
i doni dei re Magi, l’umile mangiatoia –
alle due del pomeriggio di quest’ultima


domenica d’avvento così bionda di luce
lungo il viale delle ville. La statuina c’è:
seduta accanto, e mi saluta con la mano


mentre passo, nell’altra una fetta di pan
carré; gli stivaletti beige col pelo chiaro
e la cerniera che spuntano sotto le balze


nere del montone certificano il viaggio
affrontato per la fame. E’ festa anche
per lei, oggi, c’è un bel tepore nell’aria


italiana, la neve degli Urali è lontana
ormai, ma l’Europa è una piovra che
sposta i pastorelli nella sua scacchiera


desolata, fra scorie e ciminiere, nessun
salvatore annunciato; la cometa ferma
sopra la grotta del centro commerciale.


***

 

rose


Cosa mai ne capivamo noi di borsa
economia, materia pensavamo fosse
solo per altri, magnati o premi nobel


cifre e diagrammi che non sapevamo
interpretare, che sembravano le Alpi
sulla carta, quotazioni come altitudine


di passo di pianoro. Che al massimo
per noi era fare la cresta sulla spesa
qualche euro che restava nelle tasche


il segno più. Ma col mutuo abbiamo
provato quelle vette capovolte negli
abissi le punte farsi aculei nella carne


(così fa la faina quando striscia
silenziosa nei pollai e uccide fa razzia
per cibarsi poi soltanto delle creste)

 

 

Nell’immagine:

Cold Front

di Walter Martin and Paloma Muñoz

 

 

 

rose

 

 

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2 thoughts on “

  1. Mi fa piacere ritrovare testi di Nazione Indiana. Solo oggi posso scrivere. Ero nella bufera mantale e climatico: una dura settimana al lavoro e nel mondo contraccolpo della guerra lontana ( la foto della bambina mi è rimasta nella testa).

    Un abbraccio veroni

    veroni

  2. Fai un mantra di dolcezza e tenerezza. Pensa a immagini belle calde; ispìrati al sentimento della pietà e dell’amorevolezza. L’immagine di quella bambina sarà come un angelo, uno spirito dell’innocenza , del bene e dell’inclusione,che ti aiuterà a ritrovare luce e direzione.

    Un abbraccio

    Saldan

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