CLAN DEI CASALESI

 

Di Giuseppe Limone

 

 SANDOKAN SCHIAVONE

 

 

Siete saliti

in cattedra del sangue

spopolando

fra i megafoni del globo,

                                       voi,

figli di noi

e fratelli degli orrori 

che in tutto il mondo guizzano

come segnali di fumo.

MACCHINA BERUCIATA

Parlate il dialetto dei padri

e ricorrete ai figli. Al fragore dell’oro,

al delirio dell’immagine, all’onore,

agli alibi della terra devastata

dalla legge reciproca dei morsi.

DELITTO DI GIUGLIANO

In nome di femmine e di Dei

dal cuore di pepìte

avete smerciato il futuro

risuscitando il passato

di vampiri assatanati dalla fede

di essere immortali

col sangue disputato

alle viscere dei vivi.

STRAGE CASTELVOLTURNO 1

                             

                                           Avete vinto

il palco dell’orrore

nel libero mercato

delle invenzioni terracquee,

                                           dando onore di pianeta

al vostro fazzoletto di terra,

issando il branco

a bandiera

e cementando gli occhi dei neonati.

Omicidio Noviello (La Repubblica)

                                         

                                     D’un puntino minuscolo 

del globo

avete fatto il buco nero del creato.

                                                      Cerchiamo

nelle vostre viscere l’ultimo buio

che ci liberi il foro della luce.

Dal profondo della nostra peste noi vi ringraziamo.

OMICIDIO NOVIELLO

Non chiedeteci per chi suona la campana, voi,

alchimisti affermati

che scambiate i figli con l’oro,

trasformando la loro fame di futuro

in un futuro di fame.

                                Non temete.

                                                  Siete voi stessi

i più grandi demiurghi della nostra speranza.

                                                       Voi ci ricordate

che il nostro cuore stesso che vi guarda

è fatto  di merda e di sangue. Come voi.

omicidio camorra(5)

                                                        

                                                 Avete un merito.

Ci insegnate i confini oltre i quali non si va.

                                                             

                                                    Ci mostrate

l’intelligenza dei bordi

svelandoci vostro malgrado il volto di Dio,

che è l’altro nome del lampo della catastrofe comune.

                                                       Ci resuscitate

gli occhi dei bambini lastricati

dai letamai delle strade

intirizzite, senza scampo di rimorsi.

STRAGE CASTLVOLTURNO

                                       

                                          Ci restituite

il dovere dell’onore.

                               Ci rimemorate

il filo d’erba

innocente 

che non vi cura

e da lontano sente il palpito del sole.     

 

 

17.1.2009                            

 

 rose

 

 

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Commento…

 

LE CRI DE LA NATURE

(Der schrei der Natur  Il grido della Natura)

 

urlo-di-munchDer schrei der Natur, di Edward Munch

                                                

 

Il grido di rabbia,
viene nel centro della terra


nella corteccia dell’arancio
nella piazza
nella  porpora del mare

 

 

 

thescream

Il grido di rabbia si sente
sulla collina, sul sentiero,
sul colore vero della ginestra,


il grido di rabbia
penetra gli occhi dorati
del gatto,

 

 

 

 

grido

penetra il tuo sguardo, figlio
della collina, figlio dell’omertà,


penetra la tua bocca di sabbia
e di dolore,


si mescola al tuo seme.


pubertaPubertà di Eward Munch


véronique vergé

 

26.1.2009

 

rose

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4 thoughts on “

  1. Il grido di rabbia,
    viene nel centro della terra
    nella corteccia dell’arancio
    nella piazza
    nel porpora del mare
    Il grido di rabbia si sente
    sulla collina, sul sentiero,
    sul colore vera della ginestra,
    il grido di rabbia
    penetra gli occhi dorati
    del gatto,
    penetra il tuo sguardo, figlio
    della collina, figlio dell’omertà,
    penetra la tua bocca di sabbia
    e di dolore,
    si mescola al tuo seme.

    veroni

  2. Commento alla lirica CLAN DEI CASALESI scritta dal Prof. Giuseppe Limone.

    I versi dell’Autore suonano forti e improvvisi come la sirena di una nave che si accinge ad approdare nel porto. Le parole, colorite e disarmanti, celano delle immagini che prendono forma nella mente del lettore al tempo stesso annientandolo e scuotendone la coscienza. Questa è la cruda realtà camorristica espressa in versi. L’Autore evidenzia la forza simbolica che è al contempo il male può atroce che la camorra può generare:

    “Non chiedeteci per chi suona la campana, voi,
    alchimisti affermati
    che scambiate i figli con l’oro,
    trasformando la loro fame di futuro
    in un futuro di fame.”

    La “fame di futuro” dei figli della Nostra Terra e l’impossibilità oggettiva di progettarlo liberamente e di sperarlo radioso e roseo, spinge, spesso, a scegliere la strada della malavita che nel distorto immaginario collettivo è la strada più breve, più facile e più redditizia. Ma è solo un’illusione per la quale molti sono disposti a pagare un prezzo altissimo; non mi riferisco al singolo che prima o dopo finisce al camposanto o in galera ma penso a ciò che è definito come “un futuro di fame”. Tra la Madre Terra di Lavoro ed i suoi figli sembra così generarsi un reciproco disconoscimento.
    Da sottolineare, a mio modesto avviso, alcuni motivi vichiani che irradiano gli ultimi versi in cui l’Autore “ringrazia” il clan dei casalesi riconoscendogli il merito di aver suscitato in noi, o meglio ancora resuscitato, un barlume di speranza e soprattutto di averci fatto comprendere il limite oltre il quale (ed è qui Vico) ci si para davanti l’inevitabile catastrofe comune.

    Mauro Foglia
    27-I-2009

  3. COMMENTO ALLA LIRICA DEL PROF.LIMONE E AL SUO ALLIEVO

    La lirica non è altro che la cruda fotografia di una realtà sentita sempre più normale da coloro che la vivono …….. indifferenti. Forte è l’immagine del buco nero che la stessa evoca,a chi? All’autore e a chi come lui sente ingerire come pietra il disprezzo. Un disprezzo degenerante nella passività e rasentante la rassegnazione assoluta… per coloro che ormai la fede e la speranza le partorirono, le alimentarono e le annientarono….Lentamente appassisce la coscienza della gente.

    Ma dotto e perspicace è stato il commento del Foglia che ha veduto nelle verba una storicità vichiana……..Complimenti a lei e al suo imparagonabile Maestro.

    La sua cara Domenica

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