OMAGGIO AD AMELIA ROSSELLI

 

A.ROSSELLI

       Foto dal blog Anna Maria Ortese In  sonno e in veglia- di Giorgio Di Costanzo

 

 

                                  IV.
                     [CADEVANO TUTTE LE STORIE…]

Cadevano tutte le storie dei martiri e cadeva la mia precoce
insonnia. Cadeva a pezzi la religione di dio e le tue
illusioni non erano che le mie fandonie! Ecco la morte
arrivare con il tuo bagaglio di precoci violette ecco
la notte farsi molto rapida ecco le mie ingratitudini
intavolarsi ad altri voli, involarsi alla tavola di tutti
i peccati. Mortale m’apparivo o le tue ingratitudini non
mi pressavano da tanto vicino ch’io non sapessi quasi
guidarle. La tua tavolata bandita per banditi più forti
dei miei peccati bruciava ad un filo d’erba; un respiro.

IV. Amelia Rosselli, da Variazioni belliche, Milano 1964, p. 113.

 

(dal Blog Anna Maria Ortese –In sonno e in veglia-)

 

 

A.ROSSELLI 2

 

EXTRAITS DE VARIAZIONI d’AMELIA ROSSELLI ,

DA “TERRES DE FEMMES” di Marie Fabre

giuseppe-tomelleri

                  Foto Giuseppe Tomelleri dal blog La poesie e lo spirito

 

Negli alberi fruttiferi della vita si
dibatteva l’ultima mosca. Un ribelle
disfatto dalla sua propria disposizione
al bene si sorvegliava ansioso di finirla
con il male. Il mondo sorvegliava molto
stanco della prigionia. La sua propria
disposizione al bene lo imprigionava.

(Dans les arbres fruitiers de la vie se
débattait la dernière mouche. Un rebelle
défait par sa propre disposition
au bien se surveillait impatient d’en finir
avec le mal. Le monde surveillait très
las de l’emprisonnement. Sa propre
disposition au bien l’emprisonnait. )

 

amelia rosselli  3

                    Dal blog Anna Maria Ortese In sonno e in veglia

Se non è noia è amore. L’intero mondo carpiva da me i suoi
sensi cari. Se per la notte che mi porta il tuo oblio
io dimentico di frenarmi, se per le tua evanescenti braccia
io cerco un’altra foresta, un parco, o un avventura: ―
se per le strade che conducono al paradiso io perdo la
tua bellezza : se per i canili ed i vescovadi del prato
della grande città io cerco la tua ombra: ― se per tutto
questo io cerco ancora e ancora: ― non è per la tua fierezza,non è per la mia povertà: ― è per il tuo sorriso obliquoè per la tua maniera di amare. Entro della grande cittàcadevano oblique ancora e ancora le maniere di amare
le delusioni amare.

(Variazioni, p. 292.)

(Si ce n’est ennui c’est amour. Le monde entier m’arrachait ses chers sens. Si dans la nuit qui m’apporte ton oubli
j’oublie de me freiner, si dans tes bras évanescents
je cherche une autre forêt, un parc, ou une aventure : ―
si dans les routes qui mènent au paradis je perds
ta beauté : si dans les chenils et les évêchés du pré
de la grande ville je cherche ton ombre : ― si dans tout
cela je cherche encore et encore : ― ce n’est pas pour ta fiertéce n’est pas pour ma pauvreté : ― c’est pour ton sourire obliquec’est pour ta manière d’aimer. Dedans la grande villetombaient obliques encore et encore les manières d’aimerles amères déceptions.)

 

 

 A.ROSSELLI 1                        Dal blog Anna Maria Ortese In sonno e in veglia

Per tutto l’inverno che fu come un gelo tra le
tue braccia io fuggivo desolata per una vasta, grande
pianura color ambra. Non era per gelosia che sfumavano
le grandi ombre dei grattacieli; non era per il
gelo che io disdegnavo l’amico. Disegnavo attentamente
grandi trionfi che sfumavano anch’essi al primo
vano apparire del sole. Il sole forse era la tua
ombra sagace e sadica, la tua mano era piena di ombre
e i tuoi occhi simulavano la rapina, il sale e
i trionfi.

Arrestandomi su dei marciapiedi guardavo attentamente
muoversi il fiume. Non era chiaro se la città
si vendicasse!

(Variazioni, p. 321.)



Pendant tout l’hiver qui fut comme un gel entre tes
bras je fuyais désolée à travers une vaste, grande
plaine couleur ambre. Ce n’était pas par jalousie que s’estompaient
les grandes ombres des gratte-ciels ; ce n’était pas à cause du
gel que je dédaignais l’ami. Je dépeignais attentivement
de grands triomphes qui s’estompaient eux aussi à la première
vaine apparition du soleil. Le soleil peut-être était ton
ombre sagace et sadique, ta main était pleine d’ombres
et tes yeux simulaient le braquage, le sel et
les triomphes.

En m’arrêtant sur des trottoirs je regardais attentivement
le fleuve se mouvoir.
Il n’était pas clair que la ville
se vengeât !

 

A.ROSSELLI 2

Tutto il mondo è vedovo se è vero che tu cammini ancora
tutto il mondo è vedovo se è vero! Tutto il mondo
è vero se è vero che tu cammini ancora, tutto il
mondo è vedovo se tu non muori! Tutto il mondo
è mio se è vero che tu non sei vivo ma solo
una lanterna per i miei occhi obliqui. Cieca rimasi
dalla tua nascita e l’importanza del nuovo giorno
non è che notte per la tua distanza. Cieca sono
chè tu cammini ancora! Cieca sono che tu cammini
e il mondo è vedovo e il mondo è cieco se tu cammini
ancora aggrappato ai miei occhi celestiali.

(Variazioni,p. 333.)

(Le monde entier est veuf s’il est vrai que tu marches encore
le monde entier est veuf si c’est vrai ! Le monde entier
est vrai s’il est vrai que tu marches encore, le monde
entier est veuf si tu ne meurs pas ! Le monde entier
est à moi s’il est vrai que tu n’es pas vivant que tu n’es
qu’une lanterne pour mes yeux obliques.
Je suis restée aveugle
depuis ta naissance et l’importance d’un jour nouveau
ne m’est que nuit dans ta distance.
Je suis aveugle
parce que tu marches encore ! Je suis aveugle parce que tu marches
et le monde est veuf et le monde est aveugle si tu marches
encore agrippé à mes yeux célestiels. )

 
Amelia Rosselli, Variazioni (1960-1961) in Variazioni Belliche, Le poesie, Garzanti, 1997 ; ried. collana Gli Elefanti, 2007, p. 254. A cura di Emmanuela Tandello. Prefazione di Giovanni  Giudici.
 

Traduzioni in francese di Marie Fabre, riprese da “Terres de femmes”

 

 

 

 

 zafferano31gennaioore16be8

            Foto georgia amada  dal blog georgiamada

 

 

 

 

Dalla nota alla traduzione:

 

Si affianca spesso Amelia Rosselli a Sylvia Plath, di cui fu traduttrice in italiano, nella categoria della “poesia confessionale” femminile. Categoria che è pratica ma un po’ facile, poiché essa permette, grazie a qualche similitudine tematica e stilistica di qualche sostanza, di eludere almeno due elementi che costituiscono la specificità di A.Rosselli nel paesaggio poetico italiano e oltre. Questi due elementi sono intimamente legati alla vita e alla poesia della Rosselli: essisono la storia della Seconda Guerra mondiale e il pluriliguismo. La portata dell’autobiografismo rosselliano, le voci, le lacerazioni e le ossessioni che l’attraversano, non può esere compresa che a partire da questa storia, che è direttamente quella della lingua della poetessa. […] Della sua nascita in esilio e della sua infanzia passata sotto i bombardamenti, nei continui spostamenti, la poesia della Rosselli conserva numerose tracce – e la sua lingua ne porta definitivamente il segno, divisa tra il francese, l’inglese e l’italiano. R. rifiuta tuttavia la definizione di Pasolini che parlava a suo riguardo di cosmopolitismo: “ E’ cosmopolita chi sceglie di esserlo. Noi non siamo dei cosmopoliti, siamo dei rifugiati”, e si definisce come “figlia della Seconda Guerra mondiale”. Come disse giustamente Alessandro Baldacci, “il plurilinguismo rosselliano non è il segno di una festosa vitalità della lingua, non è un euforico gioco babelico”: è il marchio della persecuzione, dell’appartenenza perduta, di cui la poesia della Rosselli conserverà sempre la traccia, la violenza e forse soprattutto il ritmo. […] I suoi primi tentativi di scrittura nelle tre lingue sono marcati da numerose contaminazioni, scivolamenti da una lingua all’altra, autotraduzioni. Ma questo processo di traduzione spontanea non cessa con il passaggio all’italiano come lingua poetica unica: la Rosselli integra nel corpo della sua Libellula (1958) numerose citazioni, letterali o alterate, di autori stranieri che conosce nel testo, tra cui Lautréamont, Rimbaud, Shakespeare, Montale, Campana, Rilke o ancora Mallarmé. Le “Variazioni belliche, scritte sotto il segno di Kafka, comportano anch’esse numerose citazioni – per esempio un francese riconoscerà facilmente delle espressioni, dei procedimenti o dei versi interi ricalcati da Rimbaud e trascritti in italiano. […] Questo rapporto di semi straniera con la lingua italiana è una delle grandi originalità della sua poesia, in cui conserva volontariamente errori di grammatica, elementi di sintassi francese o inglese tradotti letteralmente, o ancora un gran numero di neologismi – cosa che la rende talvolta difficile da tradurre. Ma più profondamente, è tutta la sua poesia che è segnata da questo lavoro della lingua italiana come qualcosa di “esteriore”: la sua maniera di cogliere e di riutilizzare delle espressioni idiomatiche, di cortocircuitarne il senso, di accostare delle parole incongrue sulla base della loro sonorità. Ancora Pasolini, nella sua introduzione del 1963 alla poesia della Rosselli (ne Il menabò), aveva parlato di “lapsus” all’interno del testo – ma queste alterazioni di sonorità, questi scivolamenti di senso sono davvero una scelta poetica cosciente. Questo rapporto con la lingua fa di Amelia Rosselli un caso unico nella poesia italiana, perché se la letteratura francese è stata segnata da diversi casi di autori stranieri che scrivevano in francese, così che Deleuze ha potuto teorizzare questa specificità con il “balbettio” di Gherasim Luca, Amelia Rosselli è per quanto ne so il solo scrittore ad aver scelto l’italiano tra altre lingue, e ad averlo arricchito per mezzo di questo approccio di plurilingue. […] E’ già stato detto che Amelia Rosselli aveva una grande passione per la musica (soprattutto per la musica contemporanea), passione lampante nella sua poesia, che lei sembra lavorare visualmente e ritmicamente alla maniera di una partitura – d’altronde basta ascoltare una registrazione della Rosselli che legge le sue poesie, o fare noi stessi l’esperienza di una lettura a voce alta, per sapere quanto questa poesia si trasformi velocemente in un canto ora trascinante, ora discordante. Non dimentichiamo che appena dopo Variazioni belliche, l’autrice pubblica Spazi metrici, un articolo teorico in cui indica il nuovo metodo di versificazione e la tecnica tipografica a partire dai quali compone i suoi testi. Variazioni belliche è così costruito come una serie di “variazioni” attorno a temi, espressioni, parole, motivi ritmici che ritornano in maniera ricorrente, ciclica, in tutto il libro. Le variazioni si dispiegano anche all’interno delle poesie, attraverso un processo anaforico ricorrente, di cui ci si può rendere conto nelle traduzioni. I temi fondamentali della raccolta sono la relazione amorosa, tra sfiducia e desiderio di fusione, la ricerca spirituale e morale, le tracce della guerra. La sua poesia è incredibilmente violenta, drammatica, a volte mistica, e integra allo stesso tempo degli elementi ironici, di parodia o di sarcasmo sorprendenti. Questa mescolanza di passione torturata, quasi innocente, e di distanza ironica resterà uno dei tratti fondamentali della poesia della Rosselli.

 

Marie Fabre, testo inedito per Terres de femmes (estratto e trad. G. Cerrai – 2009)

 

(dal blog Imperfetta ellisse)

zafferano12febbraioore1jx6

                         Foto georgia amada  dal blog georgiamada

 

                   

 

TRA LE COSE BELLE DI NAZIONE INDIANA

 

 

zafferano12febbraioore1jx6

                                                     

 Foto georgia amada  dal blog georgiamada

 

Quattro poesie

di Franco Arminio




stavo al sole
dalla panchina dell’edicola
guardavo la domenica
della gente.
mi chiamano per dirmi
di uno che è morto
e torno spugna
legna topo
niente.


***

dall

                                                      foto dall’album di Roberta Limone




comincio a baciarti
e vedo che le stelle
si spostano nel cielo
e tutto il cielo diventa un lenzuolo scuro
su cui luccica il tuo corpo.
ti bacio ancora
ti bacio la bocca
le braccia
ti bacio le mani che escono dal letto
fuori nell’aria chiarissima
dove tu noi sei.

***


fuochi


                           foto paolo esposito, asse mediano



a roberto saviano




oggi a napoli mi hanno rubato il portafogli.
era successo molti anni fa, quasi allo stesso posto.
mentre il carabiniere scriveva svogliatamente la denuncia
ho pensato al tuo libro
e alle cose che nella pancia dell’animale
restano sempre uguali.
ieri pioveva e girava per la città
un’umanità annerita.
da solo non puoi fare di più, ma in tanti
bisogna spalancare
la bocca all’animale e farlo vomitare,
deve vomitare tutto quello che ha mangiato
tutti i morti ammazzati, tutti i derubati,
i minacciati,
tutti gli imbroglioni incravattati,
i politicanti prezzolati,
deve vomitare pure
i professoroni e gli impiegatucci, la terra
rubata alle colline, la libertà concessa
ai farabutti.è come fare un raschiamento uterino.
bisogna raschiare bene, bisogna raschiare tutto.

 

***


puberta

                                munch, pubertà



conversare con una donna
baciarla
può bastare
per arrivare nel profondo
nel deserto di ogni mio secondo.
ma insisto in questa fuga
verso il nulla, voglio arrivare
al deserto che c’era
prima che dio facesse il mondo.


                         

zafferano12febbraioore1jx6

                            foto georgia amada dal blog georgiamada

 

 


Un  commento creativo…

 


 

Arminio si tiene alla sua terra e la sua terra diventa mia.
Non sono nata sotto cielo Irpinio, Napoletano, Capuano o Casertano,
ma vedo il cielo venire davanti ai miei occhi,
ho strappato – leggendo – la  sua lingua disperata
l’inverno in piazza, l’edicola, gli amici,
la rosa di sale, il sale sul corpo
la lotta contro l’ombra criminale,
la malattia, la fitta del paese
il lungo pomeriggio
di noia, di paura.
Tanto amore per il paese
e tanto dolore
cifrato
nel dialetto
mi fa spalancare gli occhi
per assorbire
il tempo delle colline,
della stazione centrale

‘e Napule,
il tempo del mare
sempre più eterno
alla caccia del paradiso terrestre
illusione di blu e di palma…
invece camminano le ombre
sulla terra violentata
nel deserto più deserto.

 


NAPOLI GOLFO

                                      foto da Il Mattino on line


Per Maria V, Effeffe, Salvatore, Teqnofobico, Franco Arminio, Viola, Rosaria C (del Mattino), Roberto Saviano e a tutti quelli che hanno con questa terra un vincolo d’amore.

 

véronique vergé


fotodimuhammadhamedga4

 

                                                        foto muhammad amehgda

 

 

SONETTO A MEZZ’ ARIA…


 giuseppe-tomelleri

 


                             

                  artfoto Giuseppe Tomelleri, dal blog La dimora del tempo sospeso

 


Animali di silenzio nei covi

miscredenti e miscreduti  rovi

ardenti di passioni dalle tane

risorgenti e ceneri d’insane

 

isterie sottratte al dubbio e vane

allo sguardo ubiquo dell’inane..

piangenti  non al dio venduti  nuovi

idoli il cui stigma non rimuovi

 

a noi  tu dici  è dato sapere

tutto ciò che in morte ci allontana :

è festa e salvezza e dovere

 

sconosciuto non oblio  e potere

tendere le labbra a quest’umana

attesa riconoscerne il piacere..

 

 

S. D. A.  , 14 . 3 . 2008

 

 

 

fusibile-con-polveri

 

                                     francesco forlani (effeffe)  dal blog Nazione Indiana

 

 

DESCRIZIONI DI DESCRIZIONI

NAZIONE INDIANA DA EFFEFFE A VIOLA

AMARELLI PER LI RAMI A PASOLINI AL

VERBOVISUALE

 

Gradazioni di Viola

 

 

 aaca_1

 

 

 

di
Viola Amarelli

( necessità)

Sarà polvere, e brezza, e cerchio in goccia
o in ombra,
e cenere, e fumo di spirali e afa
pioggia e verde, e odore di muschio
e gran silenzio,
e fiamme e rombi e razzi cadenti di scie striate arcobaleni
argenti, fissi, immoti tristi
allegri sfingi
sarà l’acqua e l’aria e il fuoco con la terra
fino a una supernova
pura materia e spirito
iustum in perpetuum vivet*, basta e avanza
al cuore

 

*Il (ciò che è) giusto vivrà in perpetuo

 

 

fotodimuhammadhamedga4

                                        foto Muammad ahmedga Dal blog georgiamada

Commenti…

 

voilà viola:

 

zafferano31gennaioore16be8

                        foto georgia amada dal blog georgiamada

vìola la violenza viola volando
la purezza sua di canto: d’incanto
la ‘viola d’amore’ usa l’esperanto
di sòno dissono ma sol levando

nota accorda con sòno consono
capo volto teatro di necessità
diversa – dì versa nell’infinità
della notte quel che pèrdono

non per dono né perdono dèi metro
nomi misura verbi analfabeta
origine la fine d’incompleta

ora fine ignora pietà di vetro
diaccio l’addio a dio cuore s’impetra
petra tua nei penetrali penetra

 

teqnofobico

 

 bugger-purple

                              effeffe  dal blog nazione indiana

Sarà il nucleo vivo
della poesia,
particelle
di un ‘ estate incendio
un silenzio immenso
cosmico,
una stella
esplosa
nel cielo malva
viola
della lettura
un’anima
di grazia
acqua
nuda
in me
raggiunta.

 

véronique vergé

 

 

frottage effeffe

 

                                                       

effeffe dal blog nazione indiana

SOTTRAZIONI/ACCUMULAZIONI

 

sintagmi fonemi senso con suono

salmastro grido lunare con tuono

sanguinante di silenzio sognante

grido velare pensiero vibrante

 

di segni persino poema con fante

ferito e cavallo pasto fumante

lessema turno notturno frastuono

cielo di trama di luce di buono

 

ecco re e regine ecco i fiumi

in teorie ecco l’oro meltemi

in fluide spire e cori e profumi

 

festivi figli di forme e problemi

sintagmi fonemi colti consumi

in corpore vili*  vuoti teoremi..

 

 

 

* (facimus experimentum) in corpore vili,

esperimentiamo su un umile corpo (di poco conto, di poco valore)

 

S.D.A. , 31 . 3 . 2008

 

 

 

 

 

 300px-color_icon_violetsvg1

 

 

                                   effeffe dal blog nazione indiana

 

 

 

 

Ne rimane abbastanza per me
Ne rimane abbastanza, cuore mio.

(Boris Vian)

 

Ivan

 zafferano12febbraioore1jx6

                                                        foto georgia amada dal blog georgiamada

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PIETAS …

 

Ricevo e posto volentieri

 

 

eluana

 

 

 zafferano31gennaioore16be8

            foto di georgia amada dal blog georgiamada


Dicono che eri

una rondine,

un piccolo picchio,

un pettirosso,

innamorata del sole.

Sono gli uccelli

le più liete creature del mondo,

le più degne della libertà.

Un lampo ti disfece,

sgraziandoti

in un sonno senza sogni.

Abbi

pietà di noi.

Per chi crede.

Per chi non crede.

Per chi non sa.

Abbi pietà

per chi specula

sulla tua

piccola

vita

con la lente

del disonore.

Onora il padre

tuo

con la forza della sua lacrima

sola

che ti aspettò per sempre

senza essiccarsi mai al sole.

Perdonaci

se la purezza del tuo pianto

è offuscata

dai nostri sguardi.

Insegnaci

la castità del dolore,

che tace.

Abbi pietà di noi

se la nostra pietà di te

ebbe due volti,

quando ti diede l’acqua

e quando te la tolse.

Tu sei

in terra di mezzo,

morta alla nostra miseria,

viva alla tua pietà.

Noi non sappiamo. Siamo vegetali fra mondi

che ignoriamo.

Abbiamo occhi mediocri,

foderati di bandiere.

Solo chi ama

accanto,

forse una favilla vede.

Portiamo la pena

di chi non sa

del tuo pianto:

perdonaci per loro.

Abbraccia il padre,

che non meritò la pena

di pagare

con l’ingiuria il suo dolore.

Morta da rondine,

divenisti fiore.

Stringiti al padre. Uscisti

dal tempo e lui,

per starti accanto,

entrò nel tuo.

Perché fossi non più

fiore,

ma stella.

Tutto il cielo è stellato

se un’anima lo vede.

Uscisti

dal tempo

per entrare nella lacrima

del padre

che ti prese per mano.

Accompagnandoti sul ciglio

del tuo nome

alto,

come un fiore

come un goccio di rugiada

aperto al vento.

Perché Dio ha un abisso

che non svela.

E perché un fiore

sull’abisso

non ha vertigini

se un tremito lo scuote

alla prova del passo,

             quando

un sole

lo aspira

piano

e ricorda la sua goccia al pettirosso.

 

zafferano12febbraioore1jx6              foto di georgia amada dal blog georgiamada

 

 

Giuseppe Limone

10/02/1009

 

giuseppelimone@tin.it

 

 

 

               rose

 

 

 

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LA REGINA  DEI  VICOLI

cielo


Fiore rosso di stelle in cielo – Napule
cammina la bambina nel vestito marino
tiene nella mano
la pioggia inventata
dentro la bottega
in una lampadina
guarda la nave degli uomini
allontanarsi in un sogno crudo
di vestito a brandelli
di capelli bagnati
la palma nasce in segreto
per tappare la bocca o le ferite
nel sole portuale,
nel va e vieni della bugia,
regina di senso perduto
mentre stampa
nel  vicolo profumo di caffè,
scale di lunga preghiera
per fare grazia alla bambina
pazza  – in cielo scuro di chiesa

 

 

LUNA A POSILLIPO

Véronique Vergé

 

 

 

 

 

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PIETAS…

 

 PIETAS CALABRESE

                   Orfeo Soldati (da "Lettere da San Rafael")


Pietas, una parola

al capolinea del dolore,

dove il sobbalzo del cuore

ricuce la favola

nell’ultimo respiro,

al fondo del nero,

dietro il vissuto

mai stipato

a sufficienza, dato in pasto

nella leggiadria e nel fasto

alla speranza fuggitiva,

timida e schiva,

divenuta attimo consunto

non sempre attinto

tra le crepe del vuoto

mentre tutto il dopo

coniuga il nulla di noi:

acciaccati eroi

della vita, assetati

di sole, sedati

all’ombra di noi stessi

perché ripiegati e messi

accanto al benevolo fratello

che ci allevia il fardello

dei sensi di colpa ogni notte…

 

GAETANO  CALABRESE

(Poeta errante dell’Irpinia)

 

 

Per gentile concessione dell’autore

 

 federico-federici-ora-prima-2008

 

DA «MONOLOGHI PER ROSA»

 

 

Form-Spirit Transformation, 1918_small

Due costellazioni ha la vita:

la salute e l’amore. Il resto

è inutile rumore.

 

 

                   I

                                                          

Stamattina ho pianto tanto.

Mi sono svegliata verso le tre.

Ho passeggiato nel corridoio come

un fantasma. Prima mi piacevano

questi risvegli notturni, queste

attese e preparazioni all’alba.

Adesso, invece, preferisco le ore

serali. Ieri notte mi sono addormentata

verso le dieci e mezza. Ero stanca.

No, non mi affaticano le visite.

Anzi, mi fanno molto piacere.

Mi tengono su e non mi fanno pensare.

E’ quando sono sola che mi sento

affranta. Con la signora a fianco

abbiamo riempito la camera di lacrime.

Siamo due sventurate. Voi siete i sani,

noi le condannate. Una settimana fa

è cominciato il calvario. Fuori forse

non è cambiato niente.

                                               Per me purtroppo

il cielo ha un’altra luce. Oggi è grigia.

E’ quella che non vorrei per la mia anima.

Il pancreas m’ha fatto questo scherzo.

Ho persino pensato a Chernobyl.

Sono vicina alla macchina del caffè.

Sulla scala c’è un via vai continuo.

Devo star su, collaborare ed essere

coraggiosa. E’ uno sforzo che faccio

volentieri. Lo farò fino all’ultimo.

Hai visto quanta pioggia viene giù?

 

 eclissedisoleinindonesieu3

 

                        II

 

Ho una faccia che sembro una candela.

Ieri pomeriggio la febbre è tornata a salire

ed oggi mi sento molto stanca.

Sono lunga, sdraiata nel letto

debole e sfibrata. Non ho volontà,

sono svuotata. Il male mi sta portando

via tutto. Mi sono lavata a fatica

per pulirmi un po’ come i gatti.

Laura ha dormito con me. Ha pettinato

i capelli che mi restano, stampati

sul cranio come quelli delle bambole.

Quand’è piovuto, alle sette, ero gelata.

Ti stufo, sono sicura. Non posso

disporre più della mia vita. Sono

tutta un ohi-ohi e un continuo dio-dio.

Non dovrei essere così lamentosa.

Tu ascolti, ascolti. Hai ragione: se parlo

e mi sfogo, mi sento un po’ meglio.

Malata grave, ho diritto al lamento.

Adesso leggimi gli ultimi testi

che hai scritto. Sei proprio bravo, grazie.

Una terapia così pesante toglie

la voglia di ricordare e progettare.

Invece, pochi giorni fa ho stirato

e a San Pietro e Paolo ho fatto brillare

i miei occhi di gioia. Tu lo scrivi

e mi tieni il filo della memoria.

Domani posso sperare di vederti?

Avrò un foulard in testa, sarò una

bella campagnola. O campagnola bella…

Canta, canta.

 

 

LUNA 1

 

                        III

 

Stanotte ho fatto un sogno. Ero con te

al Ticino e dovevamo attraversare il fiume.

Il greto sembrava inizialmente secco. Poi arrivavano

ondate d’acqua. Tu mi dicevi: Corri, Rosella, corri!

Io stavo per essere sommersa da un’onda minacciosa

che mi inseguiva.

 

Ti sei salvata alla fine?

 

Sì, forse, sì.

 

 

 

ondaanomalaxx9

 

DONATO SALZARULO

 

(Dal blog comunità provvisoria)

 

Abstract Speed - The Car Has Passed, 1913_small


SONETTO IN SOGNO, DA UNO SCOGLIO

 

 

300px-Tramonto_su_Sant


Il tramonto ha i colori del malva

e del pastello  carico di luce

che danza sulle onde. Ci conduce

a prua, in fondo al giorno; ci salva

 

dalla notte estrema, o dalla calva

linea del passato,  in cui riluce

il tuo riflesso d’ombra. Non induce

perdite il tramonto, ma non salva

 

dalla marea, che monta sulla spiaggia

e poi la inonda, con padre e figlio

soli, sotto la volta delle stelle.

 

Alterazione  e perdita…quelle

le fasi ch’ han l’inconscio per giaciglio,

nave – madre su cui la vita viaggia.

 

300px-Maronti

S. D. A . ,  6 . 1 . 2007

 

 

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TRA LE COSE BELLE DI NAZIONE INDIANA

 

hiberno pulvere

di

Orsola Puecher

 

 

Hiberno pulvere, verno luto, magna farra Camille metes.

Se d’inverno ci sarà polvere e in primavera fango, molto farro, Camillo, mieterai.

Virgilio, Georgiche, Libro I

 

duchamp_-il-grande-vetro-allevamento-di-polvere

Man Ray, Allevamento di polvere, 1920
(dettaglio de IL GRANDE VETRO di Marcel Duchamp)

 

http://www.nazioneindiana.com/wp-admin/images/media-button-music.gif  [ Gyorgy Ligeti, Atmospheres (1961) ]

http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/02/gyorgy-ligeti-atmospheres-1961.mp3

 

di fiori di stoffa e frutta di cera
e carta di libri che si sfarina
violette candite e rose secche
la bambina corre in uno specchio


dove s’annuvolano
spruzzate nebulose
costellazioni a macchie

 

conosce il segreto della polvere
dei pollini e dei corpuscoli argentei
adagiati sui riccioli del legno
sui piani lucidi dei tavoli

 

con un panno di lana
e carezze di cerchi
la togli e ricade

 

poi in fiocchi di nuovo s’agglomera

per misteriosa energia centripeta
in soffice ovatta di bioccoli grigi
attratti l’un l’altro come magneti

 

pelucchi e capelli
e i fili del niente
sfuggiti alle trame

 

fuffa che fila il fuso delle Parche
sotto i letti e negli angoli di muro
svelata dal controluce del sole
in mattini d’inatteso fulgore

 

ed è la luce stessa
raggi di pulviscolo
miracolo mistico

 

i rifrangenti punti minuscoli
tre fasci un occhio di Padreterno
da varchi di nuvole cariche di neve
segnano sul mare rotte distanti

 

dove abita inverno
ora che non demorde
mi pare di saperlo

 

il freddo rende chiaro ogni istante
mamma mi ha chiesto “come ti chiami?”
nel buio smarrito in fondo ai suoi occhi
rinasco e torno al punto di partenza

 

e come se dar nome
fosse un nuovo inizio
io le rispondo piano

 

 

federico-federici-ora-prima-2008Ora prima di Federico Federici,

dal blog La Dimora del Tempo Sospeso

 

Nella casa lasciata in fretta risuonano i giri di chiave, i passi sulle scale che s’allontanano, per ultimo lo scatto del cancello.

poi silenzio, di nuovo1

 

Si accenderà il riscaldamento alle ore stabilite. Le finestre si faranno azzurre all’alba, buie al tramonto. Suonerà il telefono. Diverse volte. Gireranno le lancette degli orologi, chi in anticipo, chi in ritardo.

così, in quieto abbandono2

 

Vapore appannerà i vetri freddi di condensa e poi si riscioglierà in gocce. Ci disegneresti con un dito, l’acqua che scivola in rivoli dai bordi:

 

ho fatto un giro in piazza
ho comprato due mele
una pera e una focaccia
e questa è la tua faccia

 

Una bambina corre negli specchi vecchi insieme a tutti quelli che vi furono riflessi. La schiera degli avi affolla gli specchi. Con lei. Anche gli specchi sono malati. Anche gli specchi si ammalano: un ossido brunito si mangia l’argento da dietro. Lo chiamano il cancro degli specchi. Il terso si macchia.

 

 
e s’appanna di grigio

 

+———————————-+

|  PULVIS ~ PULVERIS               |

+———————————-+

|  terra -> guerra-battaglia       |

|  polvere -> sforzo-fatica        |

|  polvere verde di vetro          |

|  su cui i matematici con         |

|  il bastoncino (RADIUS)          |

|  tracciavano figure geometriche  |

+———————————-+

|  MATEMATICA ~ GEOMETRIA          |

+———————————-+


 
io penso alla polvere

 
 

PULVIS

 

la polvere nevicherà non vista / con lentezza e non si sa da dove, dove deve e come sa, planando, cipria grigia. Coprirà così bene, con sapienza uniforme nella calma dei giorni che passano. La polvere si potrebbe riprendere la casa e tutto. Tutte le stupide cose di una casa, presenti da talmente tanti anni, da essere assenti allo sguardo. Tutti i gingilli che hai spolverato per tutta una vita con stracci, straccetti e piumini. Spazzole, aspirapolveri e scope a varie durezze di setole: tutta la santabarbara della celibe battaglia casalinga contro la polvere.

pulvis es et in pulverem reverteris3

 

Evaporate le palline di naftalina nei cassetti e negli armadi, sentirai schioccare le mandibole delle tarme che si mangeranno tutte le lane.

 

  1. io penso alla polvere []
  2. poi silenzio, di nuovo []
  3. io penso alla polvere []

 

 giuseppe-tomelleri

                                     Giuseppe Tomelleri, dal blog La Dimora del Tempo Sospeso


Un commento

a

Hiberno pulvere

 

acquasantiera

 

Incanto/ specchio/ Bambina/ Polvere/ pubertà, morte/ fuso/ sangue/terra/muta/ metamorfosi/stoffa/ striscia/nascita/verde/
letto/ Maga/ moto/ sepolta/ fulgore/ dolore/ poesia/ grazia/ rosa/
crepa/ argento/ carezza/ Spenta/ orologio/ orlatura/musica/Orsa/
Orsola

 

 dall

 Dall’album di Roberta Limone


véronique vergé

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TRA LE COSE BELLE DI NAZIONE INDIANA…IL GUSTO DI EFFEFFE ALIAS FRANCESCO FORLANI

 

 

 acquasantiera

 

 

Disfare massa – Jacopo Galimberti

fusibile-con-polveri                                     Dal blog Nazione Indiana



Una massa che non conosce futuro diventa qualcosa.
Qualcosa che fa paura.

Nello stato presente solo tentare si puo’
una costruzione
in un punto.
Erigere, in uno spazio inesteso, un progetto
in cui proiettarsi con tutto il proprio passato, accumulato, un getto
che è già un ponte verso
in un punto. Senza orizzonti,
stordirsi sul posto, dimenticare in tondo, torturare i gatti.
Uno spazio inesteso
in cui tra qualche mese, giorno, saremo noi
a essere sottratti,
a sottrarci.

APOCALISSE - SEVERINI                                   Severini- Apocalisse

La donna che dorme per terra
forse non dorme.
Si è rovesciata addosso la torta. Non sbava, non trema.
Lui era andato in bagno per pisciare mezzo litro
di vodka Red Bull. Non le trova il polso, le palpa il collo
dal lato sbagliato.
Fra cinque minuti la festa sarà uno psicodramma, pensa.
S’immagina il fuggi fuggi degli imbucati – tristissimo.
Se ne va in sordina.

Una massa che non conosce futuro diventa qualcosa.
Qualcosa che fa paura.

 

 

Alberi Mutilati, 1918_small

Imbambolati, assonnati o cotti
si è a volte, per secondi, semplicemente in una sorta di
estasi, senza proiezioni, appetiti, tracce mnestiche,
completamente assolti
in uno spazio inesteso.
In queste microsvolte ci si approssima
al punto più recondito del tempo,
allo stato mentale in fondo più
immondo:
il presente – e il suo vuoto.

 

 

Lines of Movement and Dynamic Succession, 1913_small

L’uomo che cammina mangiando
calcola che per ogni pranzo quindici minuti,
minimo. Allora mangia negli spostamenti e guadagna
vita. Il sangue gli inonda la testa, taglia la folla,
si sente un pesce, una pallottola, un muscolo dritto teso tirato
sparato verso un bersaglio.
Senza legami, elegante, frusta la rotta e va
quasi con una specie di calma.

Una massa che non conosce futuro diventa qualcosa.
Qualcosa che fa paura.

 

 

Vortice, 1914_small

Non posso accettare dilazioni, proroghe, tentativi
terrorizzati di procrastinare l’ingresso
del cranio, in ghingheri,
nelle ossa.
Schiacciata in un punto cieco del presente,
vegeto, mi minaccio, mi mutilo,
maciullando sgretolo un bolo di crani.
La mascella slogata mi schiude un spazio esteso, sereno
in cui sedare
il sesso
che sono.

 

SEVERINI 1

– Perché qui, tutta la mattina, nel letto a me a fianco
rimani?
– Non so, in autunno, dove lavorerò,
che lingua indosserò o se è imminente
e dilania. Qualche ora, addosso,
mi ancoro.
-Così un morso nei miei minuti
ti affranca?
-Si’. O forse questa smania di presente
è pura voglia di te.

Un individuo che non conosce futuro diventa qualcosa.
Qualcosa che ha paura.

 

 SBADITUF 6

                                                               Foto dal blog di Sbadituf

(Le sottolineature in grassetto e le immagini infratesto sono inserite dal postatore, e si riferiscono a opere di Balla, Boccioni, Severini. L’acquasantiera è di artigiani di Sèvres).