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CALAMAIO  DEL  SILENZIO

 

 

 

zafferano31gennaioore16be8



parlare, scrivere, testimoniare,
osare affrontare lo sguardo, la mano,
la morte è sporca, bagnata di sangue,

sull’orlo di un mare denso…


urla

la paura  strilla nel cuore, spara, mira,
sopra,  il cielo è bagnato, blu innocente ..


parlare, scrivere, testimoniare,
pensare ai prigionieri della verità,
sotto scorta…


sopra,  il soffio del vento è chiuso,
affogato…
giorno della memoria, scritta in rosso,
pensare al ragazzo camminando
tra le vele, senza un orizzonte da sognare…

 

sopra,  piovono la paura, l’oscurità, la miseria,

vele sbiadite, senza anima,
per nessun viaggio
dentro il carico del dolore…..

 

 

22. 3. 2009

 

Véronique Vergé

 

 

 

 zafferano12febbraioore1jx6

 

 

 

Il  documento scritto e distribuito il giorno di Natale del 1991 in tutte le chiese di Casal di Principe e della zona aversana da don Peppino Diana e dai parroci della foranìa di Casal di Principe

 

donDiana-2



"PER AMORE DEL MIO POPOLO NON TACERO’ "

 

 

mimosajpg

 

…Una volta mentre celebrava un funerale e le stesse parole furono poi di don Tonino Bello.

Don Peppino era stanco di celebrare funerali

in una terra che aveva il primato

per morti ammazzati e morti bianche sul lavoro.

Iniziò così la sua provocazione:

"A me non importa sapere chi è Dio".

Non è difficile immaginare il brusio delle navate di una chiesa di paese

che sente pronunciare tali parole roventi:

"Mi importa sapere da che parte sta ".

 

 

DON PEPPE DIANA


Avere una parte,

essere in grado di capire ancora che natura ha un paese,

in che condizioni si trova,

come avvicinarlo con uno sguardo che voglia vedere,

vedere per capire,

per comprendere e per raccontare.

Prima che sia troppo tardi,

prima che tutto torni ad essere considerato normale e fisiologico,

prima che non ci si accorga più di niente…


dondianamessa
“Il Natale lo si celebra sulle strade della vita, nell’impegno quotidiano per far nascere un mondo “altro”. A. Zanotelli

“Natale: Pasqua del Signore nella carne” – amava dire San Gregorio Magno”


Siamo preoccupati

Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra.

Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione.

Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che é la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.

fuochi

La Camorra

“…I figli delle famiglie che nascono in altri luoghi d’Italia a quell’età vanno in piscina, a fare scuola di ballo, qui non è così …Quindici anni è un’età che bussa alla coscienza di chi ciancia di legalità, lavoro, impegno. Non bussa con le nocche, ma con le unghie.”

P. Mauro al funerale di Emanuele, ragazzo quindicenne napoletano assassinato dalla camorra


La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.

 

 

omicidio camorra(5)

I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.

 

STRAGE CASTELVOLTURNO 1



Precise responsabilità politiche

E’ oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi.

La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio.

Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.

 

 

SANDOKAN SCHIAVONE



Impegno dei cristiani

Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno.

Dio ci chiama ad essere profeti.

Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);

– Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);

– Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23);

– Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 -Isaia 58)

Coscienti che “il nostro aiuto é nel nome del Signore” come credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che é la fonte della nostra Speranza.

 

 

 

dondiana1


NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO

APPELLO

"Le nostre Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe”

Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa;

Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinche gli strumenti della denuncia e dell’annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam. 3,17-26).

Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come essenzio e veleno”.

 

ARRSTO SETOLA 4

* AGLI UOMINI DELLA CAMORRA:

– ritrovate la vostra vera dignità di uomini, creati ad immagine di Dio, fatti per il bene. Ripudiate ogni forma di violenza. Con Cristo vi diciamo:
«Convertitevi e credete al Vangelo» (Me, 1,15). Sappiate scrivere i vostri no­mi nel libro della vita e non in quello della morte.

* ALLE FAMIGLIE:

– siate autentiche comunità educatrici ai veri valori della vita e della so­cietà. Amatevi e siate scuola di amore, di accoglienza, di perdono, di dialogo e di rispetto. Educate i figli alla sensibilità verso i più deboli, verso gli an­ziani e i sofferenti; educateli alla verità, alla giustizia, alia generosità. Siate vere «chiese domestiche», in cui Cristo sia sempre presente come «via, verità e vita» (cfr. Gv, 14, 6).

* AGLI EDUCATORI:

– la vostra esperienza di vita ispiri il vostro magistero. Fate intendere a tutti che, nella vita e per la vita, è bene e vale effettivamente soltanto ciò che suscita ed alimenta l’amore. Insegnate che vivere insieme è, e deve essere, palestra di reciproco rispetto, promozione ed affetto.

 

 

Io, per fortuna c

* AI GIOVANI:

– voi siete esposti alla tentazione della violenza e del facile benessere in una società che spesso vi offre soltanto esempi di violenza e di idolatria del benessere. Ma avete anche grandi risorse di generosità e di amore. La vita è un grande dono che ha vissuto nella fede e nell’amore. Sappiate amare i grandi ideali che costituiscono una vera storia dell’uomo, di ogni uomo, la sua grandezza e felicità. Con coraggio e lealtà, come è proprio della vostra età.

 

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* ALLE AUTORITA’ E ALLE FORZE POLITICHE:

– la vostra fedeltà al ruolo che esercitate e la vostra saggezza vi ispirino una politica di risanamento effettivo della Campania, in cui trovino priorità le necessità ed i diritti fondamentali dell’uomo: la casa, il lavoro, i servizi so­ciali, l’istruzione per tutti. Il Mezzogiorno non deve marcire nell’assistenzia­lismo, che mortifica l’uomo e crea spazi per la violenza e per la camorra. Il vostro servizio a favore delle popolazioni, la vostra onestà e competenza, il vostro culto per la verità, la giustizia e la libertà, saranno di sprone e di so­stegno nella lotta contro la camorra ed alimenteranno la speranza fondata in un domani migliore e non troppo remoto. Le nostre genti ve ne saranno gra­te, più di quanto possa essere grata la camorra verso i dosonesti uomini pub­blici.

* ALLE COMUNITA’ CRISTIANE:

– siate vere comunità di fede e di amore. Il fenomeno della camorra ci interroga in maniera perentoria sul nostro modo di essere Chiesa; oggi, in Campania, ci sfida ad essere una vera contrapposizione, una autentica pro­posta di civiltà, ad essere non solo credenti, ma credibili. Impegniamoci in una vera conversione lasciandoci formare da Cristo nella preghiera, nella Parola di vita, nei sacramenti, nella vita comunitaria, così che Cristo, per la nostra fede e il nostro amore, sia il cuore della Campania.

Rivivano le tradizioni presenti in tanta parte della nostra gente: la pace, l’accoglienza, il rispetto, la famiglia, la fedeltà.

La materna protezione della Madonna, tanto venerata nei santuari del­la nostra Regione, e l’intercessione dei nostri Santi Patroni, così cari alle no­stre popolazioni, ci sorreggano in questo impegno di rinnovamento della no­stra vita cristiana.

rose

29 giugno 1982, Solennità dei SS. Pietro e Paolo.

Foranìa di Casal di Principe

(Parrocchie: San Nicola di Bari, S.S. Salvatore, Spirito Santo – Casal di Principe.

Santa Croce e M.S.S. Annunziata – San Cipriano d’Aversa

Santa Croce – Casapesenna

M. S.S. Assunta – Villa Literno

M.S.S. Assunta – Villa di Briano

SANTUARIO DI M.SS. DI BRIANO )

 

donDiana-2

 

(Tratto da giovaniemissione.it 1.3.2007)

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21  MARZO, GIORNO DELLA MEMORIA

donDiana-2

ONORE A TUTTE LE VITTIME DELLE MAFIE E DELLE CAMORRE, CRIMINALI E POLITICHE.

ONORE ALLA MEMORIA DI DON PEPPINO DIANA, DON PINO PUGLISI, FEDERICO DEL PRETE, SALVATORE NUVOLETTA, FRANCO IMPOSIMATO, ATTILIO ROMANO’ E TUTTE LE ALTRE NOVECENTO E PIU’ VITTIME CADUTE PER AFFERMARE IL DIRITTO ALLA VITA E ALLA LEGALITA’ CONTRO LA VIOLENZA, LA BARBARIE E LA VILTA’ DEL SILENZIO E DELL’INDIFFERENZA OMERTOSA. ONORE ALLA NOSTRA TERRA MARTIRIZZATA  VIOLENTATA . VERGOGNA PER CAMORRISTI E POLITICANTI VILI E COLLUSI.

dondianamessa

 
BASTA. DICIAMO NO A TUTTO QUESTO!
dondiana1
PAESAGGI…PERSONAGGI…PAESI
(a proposito di Clan dei Casalesi)
 

 
Lascia lente le briglia del tuo ippogrifo, o Astolfo,
e sfrena il tuo volo là dove più ferve l’opera dell’uomo
Però non ingannarmi con false immagini,
ma lascia che io veda la verità e possa poi toccare il giusto….
 
Da qui, Messere, si domina la valle, ciò che si vede è
Ma se l’imago è troppo scarna al vostro occhio
scendiamo a rimirarla da più in basso e planeremo
 in un galoppo alato nel cratere ove gorgoglia il Tempo….
 
 (INTRO a BMS, Banco del Mutuo Soccorso 1972)
 

 NAPOLI GOLFO
                                                               Foto Il Mattino

ASSE MEDIANO STATALE A DUE CORSIE
 

 
Fatti non foste a viver come bruti
Ma per seguir virtute e canoscenza
 
(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno canto XXVI, 116-120)
 
 

SvincoloFoto dal blog asse mediano


 
Asse Mediano statale a due corsie
con vista s’un inferno di detriti
diossine tossici bidoni teorie
di malate greggi e stalattiti
 
di tumori…monnezza cancro morti
ecco il biglietto dell’ineffabile
camorra…che regna in angiporti
di paesi devastati con abile
 
mano predatrice…tra fumi fuochi
e bagliori di politica follia…
virulenta apocalisse con pochi
testimoni…e in terra di razzia…
 
Ma quale legge…e qual’emergenza!
Fatti noi siam di putrida indecenza!
 
 
S.D.A. , 1 . 7 . 2007
 fuochi
                                                         Foto Repubblica

STA LENGUA R’ASFALTO TE STREGNE O’ CORE
 
 
‘Sta lengua r’asfalto te stregn’o’ core,
quann’attavierze paìse sfriggiate,
spuorch’, chin’e munnezza, a ro’ more
stu’ppoch’e’ campagna già avvelenate.
 
Oiccànno l’Asse Mediano : stuorto
o muorto, tutt’o pigliamm’ogni gghiuorno
pe’ ffaticà, fòttere o cantà; a tuorto
o a raggione, iss’ se stregn’ attuorno
 
a chesti vvite noste appucuntrute,
‘nzallanute ‘e famme e televisione,
viecchi scass’ e lumère appuciuccute,
oillànno, è iss’ ‘a rivoluzzione!
 
Sì, iss’è a’ città ch’abbraccia e’ paìse,
ca senza storia // vonn’esser’accise!
 
S.D.A. , 14 . 6 . 2007
 
 Asse Mediano
                                        Foto dal blog asse mediano

RAMMERE, SCASSATORIA E MUNNEZZA
 
 RIFIUTI (Paolo Esposito)
Foto Paolo Esposito

Rammère, scassatòria e munnezza,
blocch’ ‘e cement e belli cuartìne..
chi aìz’ ’a copp’, chi lass’ ‘a schifezza
mmiéz’ ‘a na via, chi scipp’ ‘e centrine..
 
Vàttono, allìsciano, abbòffano
‘e cafè : pulitica e camorra
sann’ ‘a canzona e nu ‘nte làssano
cuièto, po’ te sònano a tammòrra..
 
“Vien’ a ccà, chi t’ ‘o fa fa’, nu ‘nte ‘ngazzà,
pienz’ a stàrete ca panza achièna!..
ma l’ ‘e capito ch’è chest’ ‘a libbertà?:
chiagne, vive e futt’! nu ‘nte rà pena!
 
Chi s’arrevòta è nu scardapelle
e primma o ropp’ ‘o facìmm’ ‘a pelle!..”
 
 RIFIUTI FOTO P ESPOSITO
Foto Paolo Esposito

S.D.A. , 7 . 2. 2008
 
 
 
TUTTAPPOST’! FRATUMI’ NU’ ‘NTE ‘NGAZZA’
 
 diviliom
Foto Salvatore Di Vilio


Tuttappòst’! fratumì’ nu’ ‘nte ‘ngazzà,
nu’ nce penzà, ca stasera ‘amma parià..
Chisà si ‘anna mai vist’ ‘a luna ‘ncielo,
schiàt’ ‘ncopp’ ‘e mèzz’ int’ a’ ‘stu ggelo..
 
‘Annanz’ e a’ rèt’, tuost’, pront’ a’ fuì.
‘na ‘uaglion’, o’ mèzz’ ‘mbénn’..agliànn’aì..
ch’è, te vuo’ arapì?..uocchi’ ‘int’all’uocchie,
‘na bbott’ e le se chiéano ‘e ddenócchie..
 
Po’ ‘nu scart’ ‘e rote, ‘na faccia jànch’,
fuj’ e càr’ ‘ntèrra, schiàt’ ‘e ciànch’..
‘uardallà, ‘uard’ o’ ciel’ e chella stella,
tién’, ‘uard!.. po’ se fann’ a’ buttigliella**..
 
Accussì oggi, accussì aiér’..
Ah, si putéss’èss’r’ giorgialfiér’!*
 
*Giorgio Alfieri, “tronista” di Uomini e Donne
**crack in bottiglietta
 
 
S.D.A. , 15 . 2. 2008
 
ALFIORAG
Dal blog asse mediano
QUINNECE ‘E NUVEMBRE RUMILASSEI
 
 
 ARRESTO SETOLA 2Foto Repubblica
 
Quinnece ‘ e nuvembre rumilassei,
jurnata nzevàta e fredda r’autunno,
ll’uocchie stracque, perz’ mmiez o’ munno,
o’ riloggio me fa ‘e ttre e vindisei.
 
Stongo scetate ‘a stammatina ‘e ssei,
me sento, me uard ‘a rend’ fin’a ‘nfunno,
ma nu’ mme fa paura chistu sprufunno
achine ‘e muorte; si, so’ ggià trentasei.
 
‘E vvote allucco, chiagn’ comm’a nu scemo,
me sent’ muorte pur’ì; ma m’ n’ fotto,
nu’ mme mecch’ appaùra, i penz’ ‘a mme.
 
Song’ nu fuchist’, mangio, vevo , fotto
e m’ n’ fotto. // Apparteng’ ‘o sistemo.
Tant’ ‘o ssoccio, primma o ropp’ tocc’ a mme.
 
 OMICIDIO NOVIELLO
                                                                Foto Repubblica

S.D.A. , 15 . 11 . 2006
 
 
 
‘A GGENT’ SO’ VERME E VERME ADDA RESTA’
 
SANDOKAN SCHIAVONEFoto Repubblica
 
Also spracht Der Kamorristen Boss
 
 
‘A ggent’ so’ verme e verme adda restà!..
s’accatta cu’ nu sòrd’..at’ che parlà!
E po’..’sti giurnalìst’ prezzolàt’
A servizio ‘e giùrici ribbusciàt’..
 
Ma che vònn’ ‘sti cuatti puzzaciàt’!
Nunn’ ‘o ssànn’ ca mo’ so’ cundannàt’?
Che cazz’ vònn’! Nuje amma cumannà!
Ccà sul’ nuje facìmme faticà!..
 
Nuje capìmm’ ‘a ggent’, ràmm’ ‘e riŝpost’:
precìse, puntuàle, guai a chi sgarra!..
‘E pulìtici pàrlan’ a’ vvacànt’,
 
ma nuje ce ttenìmm’ p’ caparra:
sinìst’ e destr’, ‘e mannàmm’ annànt’..
zitte e mosca, e guaje a chi se ‘mbòst’!
 
Rifiuto umanoFoto Paolo Esposito
 
a roberto saviano rosaria capacchione raffaele cantone
perché il coraggio civile dimostrato nelle loro professioni
susciti un forte movimento di massa contro queste tigri di carta,
che si fanno forza dell’ altrui viltà
 
 
 
S.D.A. , 15 . 3 . 2007
 
 
ALFIORAG 
 
IN QUESTA TERRA BRUCIA L’IMPOTENZA…
 



napoliassediata 
In questa terra brucia l’impotenza…
la violenza o l’anarchia del tutto
l’avvolge come un segno…un lutto
permanente in cui non c’è decenza.
 
Nel degrado v’è solo sofferenza
odio morte… la rabbia è com’ un rutto
osceno che risuona dappertutto
e arde un’orrenda indifferenza
 
definitiva come una sentenza
senz’appello. Nel suo corpo è distrutto
il senso della legge…che costrutto,
nessuna civiltà nell’indulgenza!
 
Che mare in strada…che altra sorte
 se non atroci rivoli di morte!…
 
 Omicidio Noviello (La Repubblica)Foto Repubblica

S. D. A. , 25 . 9 . 2006
 
 
 
 BASTA. DICIAMO NO A TUTTO QUESTO!
 
 

CLAN DEI CASALESI
 
Di Giuseppe Limone
 
 SANDOKAN SCHIAVONE
 
 
Siete saliti
in cattedra del sangue
spopolando
fra i megafoni del globo,
                                       voi,
figli di noi
e fratelli degli orrori 
che in tutto il mondo guizzano
come segnali di fumo.
MACCHINA BERUCIATA
Parlate il dialetto dei padri
e ricorrete ai figli. Al fragore dell’oro,
al delirio dell’immagine, all’onore,
agli alibi della terra devastata
dalla legge reciproca dei morsi.
DELITTO DI GIUGLIANO
In nome di femmine e di Dei
dal cuore di pepìte
avete smerciato il futuro
risuscitando il passato
di vampiri assatanati dalla fede
di essere immortali
col sangue disputato
alle viscere dei vivi.
STRAGE CASTELVOLTURNO 1
                             
                                           Avete vinto
il palco dell’orrore
nel libero mercato
delle invenzioni terracquee,
                                           dando onore di pianeta
al vostro fazzoletto di terra,
issando il branco
a bandiera
e cementando gli occhi dei neonati.
Omicidio Noviello (La Repubblica)
                                         
                                     D’un puntino minuscolo 
del globo
avete fatto il buco nero del creato.
                                                      Cerchiamo
nelle vostre viscere l’ultimo buio
che ci liberi il foro della luce.
Dal profondo della nostra peste noi vi ringraziamo.
OMICIDIO NOVIELLO
Non chiedeteci per chi suona la campana, voi,
alchimisti affermati
che scambiate i figli con l’oro,
trasformando la loro fame di futuro
in un futuro di fame.
                                Non temete.
                                                  Siete voi stessi
i più grandi demiurghi della nostra speranza.
                                                       Voi ci ricordate
che il nostro cuore stesso che vi guarda
è fatto  di merda e di sangue. Come voi.
omicidio camorra(5)
                                                        
                                                 Avete un merito.
Ci insegnate i confini oltre i quali non si va.
                                                             
                                                    Ci mostrate
l’intelligenza dei bordi
svelandoci vostro malgrado il volto di Dio,
che è l’altro nome del lampo della catastrofe comune.
                                                       Ci resuscitate
gli occhi dei bambini lastricati
dai letamai delle strade
intirizzite, senza scampo di rimorsi.
STRAGE CASTLVOLTURNO
                                       
                                          Ci restituite
il dovere dell’onore.
                               Ci rimemorate
il filo d’erba
innocente 
che non vi cura
e da lontano sente il palpito del sole.     
 
 
17.1.2009                            
 
 rose
 
 

Commento…
 
LE CRI DE LA NATURE
(Der schrei der Natur Il grido della Natura)
 
urlo-di-munchDer schrei der Natur, di Edward Munch

                                                

 
Il grido di rabbia,
viene nel centro della terra

nella corteccia dell’arancio
nella piazza
nella  porpora del mare
 
 
 
thescream
Il grido di rabbia si sente
sulla collina, sul sentiero,
sul colore vero della ginestra,

il grido di rabbia
penetra gli occhi dorati
del gatto,
 
 
 
 
grido
penetra il tuo sguardo, figlio
della collina, figlio dell’omertà,

penetra la tua bocca di sabbia
e di dolore,

si mescola al tuo seme.

pubertaPubertà di Eward Munch

véronique vergé
 
26.1.2009
 
rose

ONORE A DON PEPPINO DIANA
CHE NELLA SUA BREVE MA INTENSA VITA
HA ESPRESSO L’ANIMA PIU’ BELLA DEL POPOLO CASALESE
DEL NOSTRO POPOLO
E PER AMORE DEL NOSTRO POPOLO NON TACEREMO
DON PEPPE DIANA

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EDITO DA IL PONTE ETRARTE

 

 

Salvatore DI VILIO



UN NUOVO LIBRO FOTOGRAFICO

DI SALVATORE DI VILIO

 

COPERTINA  2


Comune di Sant´Arpino e Pro Loco

presentano

Il libro fotografico

TRIONFO E MORTE DI CARNEVALE
Un Carnevale Atellano, Sant´Arpino 1982 – 1999

fotografie
Salvatore DI VILIO
testo
Giusepe MONTESANO

interverranno
Eugenio DI SANTO – Sindaco
Giuseppe LETTERA – Assessore alla Cultura
Aldo PEZZELLA – Presidente Pro Loco
Giuseppe MONTESANO – Scrittore

performance di musica popolare a cura de "I Vottafuoco"

 

 

COPERTINA  1

 

 

 

Domenica 15 marzo – ore 10:30


Sala Convegni del Palazzo Ducale "Sanchez De Luna – Piazza Umberto I, Sant´Arpino (CE)

 

Carnevale

Posto qui di seguito la bella introduzione di Giuseppe Montesano, che ci fa rivivere la magia del Carnevale per le strade di Sant’Arpino.  E anticipo alcune foto tratte da TRIONFO E MORTE DI CARNEVALE, il libro fotografico dove il bianco e nero di Salvatore Di Vilio coglie con occhio  emozionato e partecipe la forza delle antiche maschere atellane che rivive nei travestimenti dei giovani protagonisti della grottesca e liberatoria rappresentazione.

 

L’occhio di Salvatore Di Vilio – allora agli esordi come fotografo – ci restituisce, miracolosamente intatto, un altro brandello di memoria collettiva, di cultura autenticamente popolare che viveva di spontaneità e autonomia organizzativa, ostinatamente contraria alla tendenza omologante ai canoni consumistici che  in quegli anni ponevano le basi del  proprio trionfo e del genocidio di quella cultura.

 

Ma l’occhio di Salvatore, per fortuna, ce ne restituisce  forza e verità…che ora  vivono nelle sue foto.

 

Vicienz ‘e Carnevale è muòrt!… Viva ‘on Vicienzo!

 

 

 

MA DOVE SONO I CARNEVALI DELL’ALTR’ANNO?

                                      

di Giuseppe Montesano

montesano

 

 

“Arriva! Sta arrivando! Eccolo!”

“Chi, chi sta arrivando?”

“Eccolo, eccolo, viene! Non senti le tammorre che ciarlano e trillano? Non senti il clarino che fischia e stona? Non senti il suonatore di grancassa che batte cupo sul ventre del tempo?”

“Ma io non sento niente!”

“Non lo vedi? Io lo vedo! Il corteo scende per la via, si battono le mani, si  strilla, si ride, si balla! Come fai a stare fermo? Vieni con noi! Non restare chiuso in casa! Esci, esci per strada! E’ cominciata la quadriglia, changez la dame, messieurs et mesdames! E c’è la Morte, ma è una Morte che non fa male! Stasera la Morte deve ballare al tempo delle nostre tammorre!”

“Ho paura della Morte…”

“Non devi aver paura, adesso arriva il Re, e siede a tavola con noi! Il Re che è anche Regina, che è uomo e bestia, che è sopra e sotto, che è riso e pianto, che muore e rinasce! Allora vieni?”

“Non ti capisco! Chi è questo Re? E come fa a essere tutte queste cose? E poi i Re non sfamano il popolo, ma lo affamano! Lo taglieggiano con giudici comprati e funzionari servi, lo mandano in guerra a crepare, e se solo prova a protestare lo chiudono in galera e lo impiccano!”

“Quelli sono i falsi Re! Sono i ladri del popolo, i ministri ignoranti e bugiardi, i lacché pronti a calpestare i deboli, gli avvocaticchi proni a leccare le scarpe ai forti! Quelli sono usurpatori, non Re! Il nostro Re è Re per un giorno, non ha alcun potere, è fratello mio e tuo, si fa ammazzare per noi, e dal suo ventre squarciato esce l’abbondanza!”

“Ma chi è? E dov’è?”

“E lui! Non lo vedi? E’ qui, è tornato, non se n’è mai andato, è uno di noi, sei tu, sono io, siamo tutti, non è nessuno, e arriva, arriva ogni anno! Non lo vedi? E’ tornato Vincenzo…”

“Vincenzo?”

“Sì, eccolo, il Re è tornato! Il nostro Re, Vicienz’ ’e Carnavale, è di nuovo qui…”

 

 

Carnevale



Cominciava nelle strade vuote del pomeriggio, il Carnevale. Cominciava che era ancora giorno, nella luce corta di febbraio che muore improvvisa nel buio. Cominciava con la processione di maschi vestiti da femmine, le labbra truccate di rossetti densi e grassi, i seni gonfi e i fianchi imbottiti: e con le femmine vestite da maschi, le giacchette attillate e i baffi e le barbe disegnati a carboncino. E piano il rivolo di gente si ingrossava, come un fiumiciattolo che diventa un fiume in piena.

 

Come una sacra processione capovolta, il corteo col Pazzariello, la Morte, il Cardinale e tutti quanti, entrava nei luoghi, e in ogni cortile, a ogni stazione della sua Via Crucis trasformata in Via del Piacere, il corteo festeggiava la vita indistruttibile del corpo che gode, del corpo che muore e rinasce a ogni notte, a ogni anno, a ogni rivoluzione del Tempo Grande.

 

33

E in quei cortili di terra battuta o di bàsoli consunti, Zeza beffava ancora una volta l’ordine fasullo, insegnava che nessuno può trattenere il dio Eros, che la legge può diventare una buffonata, che la religione deve inginocchiarsi di fronte alla creatura che soffre e gode, e che breve è il tempo di gioia dei mortali. E nei luoghi si sostava, si ballava, si recitava, si suonava, si rideva: e tutti erano pubblico, e tutti erano attori. Il Carnevale apriva le porte delle case ma anche le porte del cuore, e faceva circolare il sangue popolare, il vino, il vino che trascinava i ballerini e i travestiti e le maschere fino alla fine della notte.

Da dove veniva quel corteo? Veniva da tempi antichissimi, da tempi inabissati. I tempi in cui il corpo era sacro e il cibo e il vino un dono degli dèi, i tempi in cui la vita era amara per i poveri e i miseri, e allora, almeno un giorno, un giorno a ogni ritornare dell’anno, per loro il mondo si capovolgeva, e il più misero di tutti, lo straccione affamato, il ventre vuoto da riempire, lo schiavo senza diritti, lui, proprio lui in carne e ossa, diventava il re della festa, e Carnevale saliva in trono.

 

30c


Le vie dei paesi erano ancora quasi vuote, le automobili sembravano in quel giorno strani e arcaici animali, rovine dissotterrate dall’antica città dei padri. Persino i camion sgangherati su cui salivano musicanti e ballerini smettevano di essere camion, e diventavano carri trainati da asini e animali da soma, grandi carri arrivati dalle profondità del Tempo.

 

E di chi era, Carnevale? Carnevale era di tutti e di nessuno: di tutti quelli che lo facevano sbattendo due coperchi di pentole o due mani nude, e di nessuno tra quelli che chiudevano le porte impauriti dal trionfo ebbro della vita.

 

E chi erano le maschere carnascialesce, gli uomini-donne e le donne-uomini, le facce truccate e misteriose che facevano scompisciare dalle risa le vecchie donne sdentate agli angoli delle vie e sulle porte? Chi erano le pacchiane con le schiocche rosse sulle guance, e i damerini con i cappelli a cilindro, e le spose sguaiatamente seducenti? Erano impiegati, e disoccupati, e studenti, e spazzini, e laureati, e manovali, e scioperati, e matti, e savi, e donne, e uomini, e vecchi, e bambini, e tutti, e nessuno.

 

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Veniva dalle profondità di una città sepolta che non vedrà mai più la luce, il Carnevale. Veniva dai mascheroni grassi e sfacciati e furbi di Bucco, e Dossenus, e Maccus: guidati dal grande, orrendo, osceno, ingordo, vitale Pappus.

 

E il paese che si chiamava Sant’Arpino, e che cominciava a non essere più un paese, per qualche ora tornava a ballare al ritmo dei sistri e dei tamburelli dei satiri atellani: e per qualche ora l’utopia si toccava con mano.

 

26c

Il ricco e il povero insieme a braccetto, il colto e l’incolto a bere senza schifo dal collo di una stessa bottiglia a cui avevano già bevuto altri, e maschi e femmine liberati per qualche attimo da convenzioni e etichette.

 

Il Carnevale era una piccola scheggia di quella società utopica che nella sua vita disperata il popolo aveva sognato per secoli: il Paese di Cuccagna in cui dagli alberi pendono salsicce e i fiumi scorrono vino, il Paese Meraviglioso in cui lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo è finito, il Paese del Sogno in cui il corpo non è più incarcerato dal terrore del peccato e della colpa, il Regno dell’Abbondanza dove tutto è permesso perché ciò che è permesso è fatto in nome del piacere di tutti.

 

24c


Il Mondo stava già cambiando radicalmente, e invece di vivere il piacere che si gode con i propri occhi e mani e bocche, ormai il popolo si accontentava di invidiare su uno schermo falso il piacere dei suoi padroni: ma le ore di festa del Carnevale ricordavano a tutti l’antica favola di una Festa che non finirà mai, di un ritrovato Eden della beatitudine carnale, il luogo al cui ingresso sono affisse le parole del Faust di Goethe: Godere rende uguali.

E ora? Ora il film è muto. Lo vedi in queste pagine, lettore. Mancano le voci, i clarini, i piatti, le urla, il sudore, il riso. E’ giusto così, perché queste fotografie sono immagini salvate da un naufragio. Il rito è finito? Tutto è divorato fino all’anima dal carnevale della politica, e la quaresima viene solo per quella massa non più popolo che l’ha permessa.

 

Le strade bianche e vuote sono state riempite dal frastuono quotidiano, l’antica città sepolta è stata riseppellita tanto tempo fa da speculatori e ignoranti, la vita a rate si è impadronita della vita vera. Se tutti i giorni è carnevale, se la mascherata sugli schermi e dovunque è continua, la vera festa è finita.

 

Carnevale

Il Carnevale era di tutti, era gratuito, era contro le gerarchie, era contro le divisioni, era contro l’isolamento. Ma i tempi non sono più così. L’allegria è ormai telecomandata, le quadriglie le fanno in televisione i vip pagati a caro prezzo dai poveri cristi, e per via, in auto, nelle case, dovunque, ognuno si sente nemico di tutti e sente tutti suoi nemici. E si chiude. Sbarra le porte. Mette i chiavistelli al corpo e le manette alla mente. Non beve più dal collo di una bottiglia dove hanno bevuto gli altri. E Carnevale si allontana. La festa spegne i suoi fuochi, la legna non crepita più, l’unica luce nella notte è quella degli spettri televisivi. Silenzioso, Don Vincenzo si allontana, si copre la faccia, non vediamo se ride o piange, non vediamo più niente.

 

29c

Don Vincenzo che moriva e trionfava, e ogni anno tornava a nascere, abbandona i suoi luoghi. Carnevale scende a inumarsi nell’ipogeo della memoria, la sua lingua presto sarà incomprensibile, una lingua morta, oscura, indecifrabile. E allora si potrà dire solo: Beati quelli che hanno fatto in tempo a vedere i giorni della morte e del trionfo di Carnevale.

Ma i pezzi della memoria ora sono qui, piccoli tasselli di un mosaico che è stato vivo, tasselli e schegge di un turbinio che Salvatore Di Vilio ha visto e ha riconosciuto. Senza cavalletto, senza trucchi, senza artifici, Di Vilio ha fotografato la festa e il rito: le immagini da eterna provincia felliniana che non è più; il gusto eccitato del trucco e del travestimento; le maschere viventi in cui un paese si riconosceva beffardo e malinconico; il tourbillon del ballo che fa frusciare le gonne e girare le teste; il teatro atellano che per qualche ora sbuca dal sottosuolo e torna a battere il piede al ritmo dell’allegria.

 

26c

Di Vilio si è aggirato nella festa con l’occhio di un Bruegel innocente, lui stesso parte della festa, lui stesso afferrato dal demone di Carnevale. E allora le sue immagini si spingono al limite, si sottraggono alla gabbia della tecnica: foto notturne sull’orlo del visibile, sfocamenti e sgranature che sono più commoventi di qualsiasi perfezione, tagli di luce e di nero da artista che non ha paura di guardare.

 

Il suo occhio è incantato, ama quello che vede come se volesse toccarlo, e fissa nel suo obiettivo il contrario della morta obiettività. E cosa ha a che vedere con l’obiettività la follia di Carnevale, la santa follia che ci vuole tutti diversi e tutti unici? Oggi Salvatore Di Vilio è un fotografo professionista, che lavora da solo e insieme agli artisti di “Underworld”, Teresa Dell’Aversana e Francesco Capasso: ma ieri, trent’anni fa, era Salvatore, era uno di quei ragazzi che volevano che la vita scorresse liberata e semplice, e ogni sua foto lo dice, e dice il passare del tempo che cambia tutto.

 

COPERTINA  1

Dove sono oggi ’a Pantera, ’o Mussuto, ’o Marocco? E chi lo sa se Totonno ’a Maccarunara inforna ancora il pane, chi può dire se Catapepp’ ha trovato infine la pace, chi ci dirà se ’O Toro è ubriaco anche nell’aldilà? E chi si ricorda ancora di quelli che scendevano ’a Copp’ ’a Ferrumma, di quelli che salivano ra Chiazza Marì Atella, di quelli che sbucavano ra vascio Sucì, ra sott’’e Cierre, r’areto ’o Munazzero? E per quali misteriosi danzatori suona ora ’a Banda ’e Asse ’e Spade la sua stonata musica da New Orléans atellana? Oggi restano solo frammenti, poche immagini su una fragile pellicola, e la memoria di chi può dire: io ho visto.

 

COPERTINA  2

 

“Se ne vanno, se ne vanno! Le maschere se ne vanno!”

 

“Ma perché? E dove?”

 

“Se ne vanno dove si aspetta di risorgere, nel buio sotto la terra o dentro il buio delle palpebre calate sugli occhi.”

 

“Ma torneranno?”

 

“Il clarino non fischia, la grancassa è lacerata, le mani non sbattono più. Io non sento più la musica!”

 

“Ma busseranno ancora alle nostre porte? Torneranno ad aprirsi i cortili, e i chiavistelli saranno tolti per farli entrare?”

 

“Carnevale è di tutti e di nessuno, non ha né servi né padroni, e fa quello che gli pare. Chi può dire se tornerà? Io non lo so. Ma tu, tu sei pronto a spazzare via il falso carnevale che ci opprime? Sei pronto a riprenderti ciò che è tuo? Sei pronto a vivere in corpo e anima? Carnevale compare solo se i vivi e i morti si parlano tra loro, la vita la vive solo chi sa accettare che tutto passa, la musica comincia solo se sei pronto a ballare. Sei pronto?”

 

 

COPERTINA  1

 

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I FRUTTI  DELLA COLLABORAZIONE GERMINATI GRAZIE ALLA COMUNITA’ PROVVISORIA DELL’IRPINIA D’ORIENTE

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SALERNO IRPINIA SUCCIVO ORTA DI ATELLA

 

 

AMICO_LIBRO_FOTO_NANOS          Foto Rachele Piombino


 

5 Marzo 2009 ore 10.00. Mattinata in allegria presso la Sala consiliare di Orta di Atella (Caserta) vissuta dai ragazzi e dalle ragazze delle classi prime della Scuola Secondaria di I grado "M. Stanzione" .


Dopo i saluti e il benvenuto della Dirigente Scolastica e delle autorità locali, abbiamo assistito ad un perfetto e allegro connubio tra la cultura e l’intelligente comicità dei nostri simpatici amici clown dottori Nanosecondo e Scimmietta dell’Associazione La Compagnia del Sorriso Campania venuti a presentare anche l’immaginifico evento del raduno di Flumeri dal 25 al 28 giugno.

 

CLOWN DOTTORI 2

L’incontro, collocato nell’ambito del progetto "Amico Libro" rappresenta il momento finale di un percorso di orientamento e lettura creativa promosso dalla scuola di Orta in collaborazione con la Casa delle Arti di Succivo. Il percorso attivato grazie alla collaborazione  di Salvatore D’Angelo, di Gianna De Santis e dei ragazzi del Servizio Civile, dal 26 febbraio al 4 marzo ha visto i ragazzi spettatori della lettura di alcune pagine del libro "Il cacciatore di aquiloni" e la visione di Clown’in Kabul  documentario sulla missione umanitaria promossa dal Comune di Roma nel 2003 e realizzata da diverse associazioni di clown dottori a livello nazionale ed internazionale.

 

I ragazzi e le ragazze hanno vissuto un intenso treno di emozioni, dalla conoscenza di uno  scrittore di libri per bambini, l’avv. Gianni Puca, alla simpatica e tumultuosa "invasione" dei clown dottori. Il viaggio nel tempo a bordo della moto di Nanosecondo e Scimmietta, gli abbracci liberi, le canzoni di storie fantastiche di cavalieri e marchesi cantate in coro  hanno entusiasmato tutti e permesso di rovesciare il tradizionale e noioso approccio alla lettura.  Per tutta la durata dell’happening i ragazzi sono stati catapultati “letteralmente” nel libro della fiaba che i clown scrivono tutti i giorni  negli ospedali, per  curare non solo il corpo, ma anche l’ anima con la magia del sorriso.

 

 

CLOWN DOTTORI 1

Infine, la bella collaborazione tra la Scuola Media di Orta di Atella, La Casa delle Arti di Succivo e i Clown dottori della Compagnia del sorriso Campania continua con 20 ore di laboratorio per i ragazzi delle prime classi, curate dalla professoressa Rachele Piombino, il dottor Enzo Maddaloni,in arte Nanosecondo e dal suo assistente clown Scimmietta.

 

 

compagnia del sorriso logo

Per chi volesse conoscere la Comunità Provvisoria  : http://www.comunitàprovvisoria.wordpress.com

 

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                                                                         logo DavidArdito


Il logo del grande evento della Comunità Provvisoria , che si terrà dal 21 al 28 giugno a Cairano, nella favolosa Irpinia d’ Oriente. Sette giorni di eventi magici di cultura arte vita meditazione convivialità e riconquista alla vita di paesi e paesaggi che si vorrebbero marginalizzati. Tutto da vivere e scoprire. Ci saremo tutti, in punta di piedi e con grande intensità.

 

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Per chi volesse saperne di più sui clown dottori : http://www.compagniasorrisocampania.it o anche www. raduno nazionale clown dottori

e anche  www. il cerchio comunità libertaria per sognatori pratici e infine http://www.girodivite.it

CLOWN DOTTORI 2


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9 MARZO 1998 – 9 MARZO 2009:

11 ANNI FA LA PARTENZA

DI ANNA MARIA ORTESE

 

TRE  POESIE …

 

ANNA MARIA ORTESE 3Foto dal blog Anna Maria Ortese

in sonno e in vegliadi Giorgio Di Costanzo


C’ ERA UNA STELLA A SERA

 

C’era una stella  a sera

fedele alla finestra nelle tenebre.

Ora più non la vedo.

Amata stella, e dove

naufragasti? Battevi

sopra la mia finestra come un sole;

tremando ti chiamavo

con mesti nomi, e t’ero

amica. Dove andasti? Io dove vado

al crescer della notte, in quali tenebre?

O virgola di luce, e sei finita:

di te mi coglie pena

e della notte mia senza confini.

Domani sparirò. Pur mi piaceva

conversare tra lacrime,contando

con i passati giorni anche i futuri.

Dove andasti cuor mio? Dove, tra l’orride

strade del cielo fuggi?

Assai soave,

incorporea, serena, e non credevi

a questo andare. Sulla mia finestra

amorosa battevi, interrogando.

Ma non so, ma non so dove ci reca

questo cammino, e cosa

ci spinge, a quale scopo

tale fuga; non so dove tu tremi

ora, mia luce, nell’ oscurità.

 

(1934- 36, Da La luna che trascorre, Empiria 1998, apparsa ne Il Porto di Toledo, 1975 Rizzoli Milano, romanzo Adelphi 1998)

 

 

ANNA MARIA ORTESE                                  foto franz haas

 

 

SOTTO IL FLUIRE DELLA GENTE NUOVA…

 

Sotto il fluire della gente nuova

muore di paura il cuore,

sotto il rumore delle armi,

spesso, straniata, l’anima si guarda.

Io ripensando vedo molte cose

ed epoche che eterne

parvero un giorno alla fervente mente

e dolente. Stupisco

di tanto camminare e luce e festa

di giorni, e che non resti

palpito meraviglio.

Il mio viver somiglio

all’ albero che sette primavere

vidi vestirsi, e inverni scolorire

indifferentemente, ed allietato

ora di uccelli,e triste ora nel gelo.

Eppure non anelo

altro stato. Ché un dolce

tremendo flusso mi trasporta via

or  piangente or beata,

ed ora in festa ed ora sotterrata.

Smarritamente gode

talora il mio cuore di far ritorno

nelle mattine pallide di festa

e di colori e d’echi,

certo che nulla rechi

tanta letizia pensierosa a lui

quanto quel dire : io fui,

io vissi, io piansi! E riguardare il sole

meraviglioso dentro gli anni bui.

 

 

(1934- 36, Da La luna che trascorre, Empiria 1998, apparsa ne Il Porto di Toledo, 1975 Rizzoli Milano, romanzo Adelphi 1998 )

 

ANNA MARIA ORTESE 4

                                                         Foto dal blog Anna Maria Ortese

in sonno e in vegliadi Giorgio Di Costanzo


 

IMITAZIONE

(1980)

 

Passa la vita ed è sempre mattina,

niun cresce  né ascolta né comprende,

uomini e donne intenti alla rapina,

ad i lussi, l’ inganno; e si distende

poi la vita nel sonno! Ed è una fiera

tale vita! ed il sole sempre splende

sopra il suo fronte degradato e nera

una nube di assorte aquile attende.

 

(Da Il mio paese è la notte, 1996 Empirìa)

 

 

ANNA MARIA ORTESE 2                                                                  foto franz haas


UN MIO PERSONALE OMAGGIO AD ANNA MARIA ORTESE: UN  SONETTO, UNA SONETTESSA E UN SONETTO RADDOPPIATO E CAUDATO, DOVE –  A MO’ DI CENTONE – SONO CITATE – IN CORSIVO –  LE SUE OPERE  (RACCONTI, ROMANZI, POESIE). PER CHI VOLESSE LEGGERE QUESTA GRANDE SCRITTRICE.  PER SAPERNE DI PIU’ RIMANDO AL BLOG “ANNA MARIA ORTESE –IN SONNO E IN VEGLIA” DI GIORGIO DI COSTANZO. SEGNALO INOLTRE LA BIOGRAFIA DI

LUCA CLERICI  “APPARIZIONE E VISIONE. VITA E OPERE DI ANNA MARIA ORTESE”, MONDADORI 2002.

 

 

ANNA MARIA ORTESE                                                               foto franz haas


 

OGGI TI METTI GL’OCCHIALI, E VEDI

 

 

ad Anna Maria Ortese

 

 

Oggi ti metti gl’occhiali, e vedi

le cose belle (?) del mondo; corredi

il tuo viso rotondo d’una luce

che dirada la nebbia e seduce!..

 

Ma cos’è quell’alone che riduce

i contorni alle cose e t’induce

ad aguzzare la vista?..Procedi

tra cumuli e pile, ma incedi

 

a tentoni stavolta, e sconvolta

dai fumi, dai fuochi della rivolta,

ma cenci, miserie e macerie..carta

 

di sfondo è quello che vedi, marta

d’umiliata ragione, sei la sarta

d’un lazzaro che nessuno più ascolta..

 

 

S. D. A. , 7 . 3 . 2008

 

 

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                                                                     foto georgiamada


 

MA SE QUESTO E’ IL CORPO CELESTE

 

 

Bricolage per Anna Maria Ortese,

in memoriam

 

 

 

Ma se questo è il corpo celeste

ch’ abbiam toccato in sonno e in veglia,

gli angelici dolori, le feste

ch’abbiam tenuto e dato son la sveglia

 

che l’iguana solo intende. L’ infanta

sepolta –una volta vanto e onore

della città distrutta – è una santa

ormai dimenticata. Ma il cuore

 

batte ancora. Alonso e i visionari

approdano al porto di Toledo

devoti, con l’ardor dei missionari

ch’ hanno solo i salmi per corredo…

 

Ma sì, il mare non bagna Napoli,

quel che vediamo è sfondo, passato

che non fu, che non è stato. Napoli

 

piange : è un cardillo addolorato

quel monaciello sulle sue rovine,

noi le fiabe andate, la sua fine.

 

 

 

S. D. A. , 8 . 3 . 2008

 

 

 

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                                                                              foto georgiamada


 

SE DUNQUE C’E’ SILENZIO A MILANO

 


Ad Anna Maria Ortese, in memoriam

 


Se dunque c’è silenzio a Milano,

dov’è il silenzio della ragione

dei poveri e semplici, la mano

dei quali nessuno stringe, l’alone

 

grigio, la lente scura che dipinge

la luna sul muro? Dov’è l’armonia

segreta delle cose, che non stinge

negli estivi terrori, nella follìa?

 

Il senso pieno del mondo, del mondo

fatto da Dio, col vento, il sole,

il mare pulito, grande, profondo

d’azzurrità e silenzio, che suole

 

salutare la luna che trascorre

per magico realismo, dove il tempo

è un altro, un treno russo che corre

nella steppa, e al di qua del tempo?..

 

I giorni del cielo sono il cappello

piumato d’un esule in trappola

(per ingenuità, per amore, bello

di luce di fiore che si spappola!)

 

Lo so, il mio paese è la notte;

siedo alla finestra e la sera

prende possesso del viale, con frotte

di labrène a renderla più nera..

 

Ed io piango la morte del folletto,

il mormorio di Parigi e gli occhi

dove brilla, dolcissimo d’ombretto,

l’azzurro della sera, senza blocchi!..

 

Solo questo dico: la vita a onde

che ci muove, c’ammalia, ci confonde..

 

 

S. D. A.  , 10 . 3 . 2008

 

mimosajpg                                            foto georgiamada

 

PAROLE DI DONNA PER L’OTTO MARZO
 
puberta
                                         Edward Munch, Pubertà
 
All’uomo che ti accompagna in silenzio
a quello che tace il suo desiderio, ma lo svela nella carezza
a quello che ti fa sorridere e sentire nel caldo
a quello che ti dà un nuovo corpo nell’ amore
a quello che ti fa danzare
a quello che ti dice vieni
a quello che ama la bambina che eri
a quello che ti crede forte… invece sei fragile
a quello che ti crede ragionevole e invece sei onirica
a quello che ti crede acqua… invece sei fuoco
a quello che ti rassicura e ti fa dimenticare la paura di scomparire
a quello… il fratello… l’amico…l’amante…
 
rose
                                         effeffe, Nazione Indiana
véronique vergé
mimosajpg

                   georgiamada
PAROLE DI BIMBO PER L’OTTO MARZO
 
 
rose
 
Se parlo di una rosa
Parlo di cosa preziosa
Un fiore leggero
Per un cuore sincero
Una rosa speciale
Per una festa mondiale
Delle rose preziose
Per  donne volenterose
Di lavorare, vivere, amare
 
 rose
Cara mamma, ti auguro una buona festa delle donne e una meravigliosa giornata
 
R. D. A., 11 anni

OMAGGIO A PIER PAOLO PASOLINI E  AMELIA ROSSELLI

200px-P_p_pasolini

A.ROSSELLI 1

BOLOGNA, 5 MARZO 1922:
NASCE  PIER PAOLO PASOLINI

PPP E LA MAMMA

Sono uno
che è nato in una città piena di portici nel 1922.
Ho dunque quarantaquattro anni, che porto <molto> bene
(soltanto ieri due o tre soldati, in un boschetto di puttane,
me ne hanno attribuiti ventiquattro – poveri ragazzi
che hanno preso un bambino per un loro coetaneo);
mio padre è morto nel ’59,
mia madre è viva.
Piango ancora, ogni volta che ci penso,
su mio fratello Guido,
un partigiano ucciso da altri partigiani, comunisti
(era del Partito d’Azione, ma su mio consiglio:
lui aveva cominciato la Resistenza
come comunista),
sui monti, maledetti, di un confine
disboscato con piccoli colli grigi e sconsolate prealpi…
Sono stato un «poeta di sette anni» –
come Rimbaud – ma solo nella vita…
La cosa più importante della mia vita è stata mia madre…
Come sono diventato marxista?
[…] Quei figli di contadini, divenuti un poco più grandi,
si erano messi un giorno un fazzoletto rosso al collo
ed erano marciati
verso il centro mandamentale, con le sue porte
e i suoi palazzetti veneziani.
Fu così che io seppi che erano braccianti,
e che dunque c’erano i padroni.
Fui dalla parte dei braccianti, e lessi Marx… Perciò io vorrei soltanto vivere
pur essendo poeta
perché la vita si esprime anche solo con se stessa.
Vorrei esprimermi con gli esempi.
Gettare il mio corpo nella lotta.
… A questo punto, <…> Non voglio commuovermi sulle mie ragioni,
cioè sul fatto
che non solo, l’«impegno»,
non è finito, ma che anzi, incomincia…

pasolini_12

Pier Paolo Pasolini,
Poeta delle Ceneri,
(Poesie disperse II,
in Bestemmia, Tutte le poesie, Garzanti, Milano 1993)

(Dal Blog Anna Maria Ortese – In sonno e in veglia-

di Giorgio Di Costanzo)

 

 

 

 

 

AMELIA ROSSELLI /ADOLESCENZA

 

«  Poésie d’un jour  »


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Terres de femmes propose ci-dessous deux poèmes écrits en français par Amelia Rosselli et récemment traduits en italien par Giacomo Cerrai. Ces poèmes, extraits d’« Adolescence » (Esercizi poetici 1954-1961, in A.R., le poesie, Garzanti, 2007) ont été initialement publiés dans le recueil Primi scritti 1952-1963 (Guanda, 1980).

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Ph., G.AdC

 I.

Que c’est drôle je parle et je parle avec le moi-même
en me disant que c’est beau le ventre le bras nu
d’une femme même d’un homme
et les énormes arbres du quartier gras.
Gentiment gentiment pousse-t’il la bicyclette
muette. Sa femme cherche une pharmacie elle est de très mauvaise
humeur il pousse la bicyclette-bonheur ;
bonheur bonheur retrouve-moi sous les pieds des géantes
marines aux pieds des géantes
femmes aux bras tendus flaccides
du quartier gros, promène-toi à la table avec la bouteille de bière
en face, brune.

(1954)

Che buffo io parlo e parlo con me stessa
dicendomi che bello il ventre il braccio nudo
d’una donna così come d’un uomo
e gli enormi alberi del quartiere grasso.
Gentilmente gentilmente spingi la bicicletta
muta. Sua moglie cerca una farmacia è d’un cattivo
umore lui spinge la bicicletta-felicità;
felicità felicità ritrovami sotto i piedi dei giganti
marine ai piedi dei giganti
donne dalle flaccide braccia tese
del quartiere grosso, vai a spasso alla tavola con la bottiglia di birra
in faccia, bruna.

Traduction inédite de Giacomo Cerrai.

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II.


Maintenant tu t’en vas de la table de l’hôte
ça ne finira jamais cette promenade
poétique et les grandes palmes qui te regardent
de derrière un mur bas. La palme est haute
la maison-bureau plus haute encore elle sert de fond
puis les frondaisons lui piquent le toit et ensuite
le ciel qui ne dit jamais rien de superflu
car il parle par allusions
.

Les oiseaux pointus
montent la garde en couples sont appelés en mission
de quartier en quartier. Moi je tombe de sommeil
ne résiste plus m’en vais. Comment faire
sinon vivre jusqu’à en mourir jeune ?

 

(1954)

ora te ne vai dalla tavola dell’ospite
questo non finirà mai questa passeggiata
poetica e le grandi palme che ti guardano
da dietro un basso muro. La palma è alta
la casa-ufficio ancor più alta essa serve da sfondo
poi il fogliame le punge il tetto e ancora
il cielo che non dice mai niente di superfluo
perchè parla per allusioni.

Gli uccelli puntuti
montano la guardia a coppie sono chiamati in missione
di quartiere in quartiere. E io casco dal sonno
non resisto più me ne vado. Come fare
se non vivere fino a morirne giovane?

federico-federici-ora-prima-2008

Amelia Rosselli, Adolescenza, Esercizi poetici 1954-1961, Primi Scritti, Guanda, 1980 in Amelia Rosselli, Le poesie, Garzanti, 1997 ; ried. collana Gli Elefanti, 2007, pp. 35-36. A cura di Emmanuela Tandello. Prefazione di Giovanni Giudici.

A.ROSSELLI
Ph. © Dino Ignani – Tous droits réservés
Source

 

 giuseppe-tomelleri


Amelia Rosselli


da:


Variazioni belliche

 

(Garzanti, Milano, 1964).

                               POESIE


                                            1959

Roberto, chiama la mamma, trastullantesi nel canapè
bianco. Io non so
quale vuole Iddio da me, serii
intenti strappanti eternità, o il franco riso
del pupazzo appeso alla
ringhiera, ringhiera sì, ringhiera no, oh
posponi la tua convinta orazione per
un babelante commosso; car le foglie secche e gialle rapiscono
il vento che le batte. Nera visione albero che tendi
a quel supremo potere (podere) ch’infatti io
ritengo sbianchi invece la terra sotto ai piedi, tu sei
la mia amante se il cielo s’oscura, e il brivido
è tuo, nell’eterna foresta. Città vuota, città piena, città
che blandisci i dolori per
lo più fantastici dei sensi, ti siedi
accaldata dopo il tuo pasto di me, trastullo al vento spianato
dalle coste non oso più
affrontare, temo la rossa onda
del vero vivere, e le piante che ti dicono addio. Rompi-
collo accavalco i tuoi ponti, e che essi siano
la mia
natura.
Non so più
chi va e chi viene, lascia
il delirio trasformarti in incosciente
tavolo da gioco, e le ginestre (finestre) affacciarsi
spalmando il tuo sole per le riverberate vetra.

           300px-Maronti

                               E l’albeggiare sarà
quella fila di perle tu porti ogn’ora slacciato sul tuo perleo
collo, smagrito, o! le
ossa camuffate, che
premono, nel eccitato sconvolto riso. E tu le
bende porterai su quei tendini
spezzati dalla furia di amare
giocondamente.

foto f iadarola

E poi si adatterà, alle mie cambiate contingenze, car
io ho cambiato residenza, non so più il fiore
timido appeso dove erano i salici e non voglio le tue tenerezze
che crudele combatto perchè io non ho più
tenerezza. Se tu la mia tomba vorrai sfiorare con le delicate mani/
poni una pietra di ferro e di peso sulla bianca lastra che mi
copre,  tu scriverai
il verso che chiude
l’intenso paragone. Non ho più la lana nel fosso, e non ho
nemmeno la tenera fede di chi ti toccava la mano per la
comprensione ora non rivoglio, la luna è piena abbastanza, e fa lei/
da grande sorella, e il suo micidiale raggio io per diavoleria ora
seguo, che m’illumini gli spigoli dell’essere, su di un tenerello prato/
dove remano in un modo sofferente e cauto
i morti di domani. Non più camminerò con
te le tue strade ben ricolte fra le tombe vasarie, e la
rugiada può pur bruciare i miei piedi, io m’assiedo e
rido e sputo sui franchi visi dei giovinotti ammazzati dal tuo
ordine. Non vi fosse questa mia e di altri crudeltà non vi
fossero quelle allungate gambe, quei dorsi nudi e gracili
sotto la erba. L’intento tuo non raggiungerai, prima che tu
passi per i miei canali stretti e duri.

LA MIA NUOVA CASA DI LUIGI DONADIO

                                                    del tuo oh nulla è il mondo e nulla
dire è la tua parola, lo mantiene sul suo asse
diagonato il passo degli analfabeti. Ed oltre ogni dire è il vero
libro da scuola. Sorride l’estate in un dolce frugore di molli
verdi foglie, ma l’oscuro della sua trama non racconto.
E la mia collera di ideali (la marina che batteva mentre gli uomini/
premevano il fiore solo il terreno sapeva) è un sogno
più reale della tua luce candita pressata nella macchina di oggi.

FOTO CITTA

Non da vicino ti guarderò in faccia, nè da
quella lontana piega della collina tu chiami
la tua bruciata esperienza. Colmo di rimpianto tu
continui a vivere, io bruci in un ardore che non
può sorridersi. E le gioconde terrazze dell’invernale
rissa di vento, grandine, e soffio di mista primavera
solcheranno il suolo della loro riga cruente. Io
intanto guarderò te piangere, per i valli
del tuo istante non goduto, la preghiera getta tutto
nelle sozze lavanderie di chi fugge: prega tu: sarcastica
ti livello al suolo raso della rosa città di cui
tu conosci solo il risparmiato ardore che la tua viltà
scambiò.

S.DI VILIO MONTECCHIO EMILIA

                                                                                                  nullo
è il deserto in cui tu mi muovi, e le false facce di
quella cattedrale tu chiami l’ardore
di Dio
s’incoronano di spine mortali. E se il sicuro
ormeggiare della tua candela di notte si
spezza, incolpa il fato, la notte oscura, e le
povre tue
spostate ragioni.

ALES 1 FABBRICHE 1

                                                                             E le pallide
ombre di un meriggio lontano dove il sole caschi non
quieto ma non turbato, mi sorride come se fosse
lui quel gran ansare. Per
riscontrarlo bisogna ch’io mi foggia di veste anche
turchine, oh la notte che non mi lascia andare ma
lascia sempre appesa là nella vestiera quell’unica tuta
non vorrei vestiare.

MADONNA E BAMBINO 8CARAVAGGIO)

                                                 Fui, volai, caddi tremante nelle
braccia di Dio, e che quest’ultimo sospiro
sia tutt’il mio essere, e che l’onda premi,
stretti in difficile unione, il mio sangue,
e da quell’inganno supremo mi si renda
la morte divenuta vermiglia, ed io
che dalle commosse risse dei miei compagni staccavo
quell’ansia di morire
godrò, infine, – l’era della ragione;
e che tutti i fiori bianchi della riviera, e
che tutto il peso di Dio
battano sulle mie prigioni.

amelia rosselli  3

         O rondinella che colma di grazia inventi le tue parole e fischi/
                                                 libera fuori d’ogni piantagione
con te ballerei moto al di là dei nidi precisi saprei la
indulgente cima. Se si ripetono gli
semoventi affanni, se la ribellione deve smorzarsi, se la tua piuma cade/
                                                                                              per terra
ch’io almeno sogni! l’indifferenza e che le
bionde tirannie (e che la casa dai matti)
custodiscano il tuo vampo (le tue bionde tirannie).

Abstract Speed - The Car Has Passed, 1913_small

Lui non vuole ch’io metta in risalto tutta la bellezza del tuo
                                                                            infantile riso.
Io non reggo su codesta vena d’opale.

Vortice, 1914_small

Certe mie scarpe strette, sì vilmente mi causano torture
son paragonabili così come la tua
ascia di perle di amore. E la tua cattiva rubrica
è la meglio allevata dei tori nella palestra non i rubi
li sentimentali cori essi si rubano da sè
fuori dal canestro: scarpe piatte pò i
O! venir rubar
e la tendenza a congiungersi da sè nelle più cruenti
gonfalonerie.

Form-Spirit Transformation, 1918_small

Cos’ha il mio cuore che batte sì soavemente
ed egli fa disperato, ei
più duri sondaggi? tu Quelle
scolanze che vi imprissi pr’ia ch’eo
si turmintussi sì
fieramente, tutti gli sono dispariti! O sei muiei
conigli correnti peri nervu ei per
brimosi canali dei la mia linfa (o vita!)
non stoppano, allora sì, c’io, my
iavvicyno allae mortae! In tutta schiellezze mia anima
tu ponigli rimedio, t’imbraccio, tu, –
trova queia Parola Soave, tu ritorna
alla compresa favella che fa sì che l’amore resta.

e se la luna intensa si ripiglia le sue corna
e se il mare è musco e se il sole è brama, cade.

Lines of Movement and Dynamic Succession, 1913_small

o mio fiato che corri lungo le sponde
dove l’infinito mare congiunge braccio di terra
a concava marina, guarda la triste penisola
anelare: guarda il moto del cuore
farsi tufo, e le pietre spuntate
sfinirsi
al flutto.

                                   Questi uccelli che volano,
e questi nidi, di tormento fasciano
le inaudite coste, e l’ombra
che getta l’alabastro violento sui cuori
è l’improbabile vittoria. O sonetto tu suoni con le campane
dei muli, – il passo è muto.

Flight of the Swallows, 1913_small

l’alba a rintocchi cade
sulla mia testa ammalata
il difficile umore m’assale
verde come la paura

le pinze di domani, accendono in gorghi
sordi le linfe del tuo crescere: non
viandare; non trastullare
le tue forze all’inferno di vento e
grandine oggi obbliga tua maestà piegarsi! Se
tu credi alla grammatica dei poveri, ascolta allora
l’invidia nascente dei ricchi, – ti farai presto la mano
a nascere uno di loro.

DE CHIRICO 4

oh il tabacco si spiuma in candidi
sorveglianti abissi di
sdentate voglie, la linfa
deodorata separa il mio
subire dai gorghi lontani
delle fresche pinete
montagnare! Io cresco
a stento, l’oroscopo
mi dà una mano, in questo
gelido inverno.

DE CHIRICO 3

                           tu non sai quale oscuro precipizio
affumicò miei occhi a tua
vista: nè quale simbiòsi paralizzante
m’afferrò: tu non odi le rosse mie indagini
squadrarti – solo la terra ti promette una sembianza;
io corro e corro per i vichi invece.

(Dal blog Anna Maria Ortese-In sonno e in veglia di Giorgio Di Costanzo)

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A.ROSSELLI 2

BIO-BIBLIOGRAPHIE

Biographie

    Née à Paris le 28 mars 1930 d’une mère d’origine anglaise (Marion Cave) et d’un leader antifasciste italien exilé en France (Carlo Rosselli, fils de l’écrivaine et dramaturge vénitienne Amelia Pincherle Moravia et fondateur du mouvement Giustizia e libertà), Amelia Rosselli assiste au double homicide de son père Carlo et de son oncle (Nello Rosselli). Le 9 juin 1937 à Bagnoles-de-l’Orne (Normandie). Un assassinat commandité par Galeazzo Ciano et Benito Mussolini, et perpétré par un commando de neuf cagoulards (miliciens fascistes). Traumatisée par ces morts violentes, Amelia Rosselli reste psychiquement marquée à vie. Régulièrement accueillie dans des hôpitaux psychiatriques pour dépression nerveuse, Amelia Rosselli se dit aussi atteinte, à partir de 1969, de la maladie de Parkinson.

    Après avoir effectué de nombreux déplacements entre l’Europe et les États-Unis, Amelia Rosselli s’installe en Italie en 1948. À Florence d’abord, puis à Rome. Elle partage son temps entre les études ― littérature, philosophie, mathématiques ― , la recherche musicale (à Darmstadt, elle côtoie John Cage dont elle devient l’amie) et la traduction. Elle traduit notamment les œuvres d’Emily Dickinson et de Sylvia Plath. Dans le même temps, elle se lie d’amitié avec Rocco Scotellaro (qui l’introduit dans le milieu littéraire romain), Carlo Levi, Niccolò Gallo, Renato Guttuso.

    À la fois musicienne et poète, Amelia Rosselli commence à écrire en 1950. Elle poursuit l’objectif de « faire du poème une pièce poétique ». Dans son essai Spazi metrici (1962, publié dans Variazioni belliche, 1964), Amelia Rosselli déclare n’avoir jamais dissocié, dans son travail sur la langue, problématique musicale et forme poétique. La recherche d’un langage universel qui coïnciderait avec la libération immédiate, à l’intérieur de la langue, des mécanismes psychiques profonds présidant à sa formation, aboutit à une sorte « d’esperanto émotif », à peine contrôlé par la conscience.

    Le poème « La libellula », écrit en 1958 (publié en 1969 dans le recueil Serie ospedaliera, puis en 1985 chez Sellerio), rend compte de l’originalité de « l’expérience associative » à laquelle Amelia Rosselli est attachée. L’expérience privée d’un plurilinguisme « apatride », associée à des lectures personnelles très poussées, contribuent à l’élaboration d’une écriture poétique très particulière, qu’Elio Vittorini sera l’un des premiers à reconnaître, et Pasolini à définir ; la qualifiant d’« écriture de lapsus » dans l’avant-propos de la publication de vingt-quatre des poèmes d’Amelia Rosselli (revue littéraire Il Menabò 6, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1963). Lapsus comme « erreur créatrice » ou révolution sémantique, cette poésie écrite-parlée rend compte, à la manière d’un décalque, du désarroi métaphysique qui conduira Amelia Rosselli au suicide, dans l’après-midi du dimanche 11 février 1996, du haut d’une mansarde de la via Del Corallo à Rome. Trente-trois ans, jour pour jour, après celui de Sylvia Plath (11 février 1963).

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Bibliographie

    Les œuvres d’Amelia Rosselli ont d’abord été publiées dans des revues. Puis rassemblées dans différents recueils. Variazioni belliche voit le jour chez Garzanti en 1964 (avec une postface de Pier Paolo Pasolini). Viennent ensuite :
Serie ospedaliera [comprenant le poemetto « La Libellule »] (Il Saggiatore-Alberto Mondadori, Milano, 1969) ;
Documento 1966-1973 (Garzanti, 1976) ;
Primi scritti 1952-1963 (Guanda, Parma, 1980) ;
Impromptu (Edizioni San Marco dei Giustiniani, Genova, 1981, rééd. 2003* ; trad. fr. Éd. Les feuillets de Babel, 1987. Traduction de Jean-Charles Vegliante) ;
Appunti sparsi e persi 1966-1977 (Cooperativa Editoriale Ælia Lælia, Parma, 1983 ; Edizioni Empirìa, collana Sassifraga, Roma, 1997) ;
La libellula, Sellerio Editore, Milano, 1985 ; ried. 1996 ;
Antologia poetica, Garzanti, 1987. Édition établie par Giacinto Spagnoletti. Préface de Giovanni Giudici ;
Sleep. Poesie in inglese [1953-1966]** (Rossi & Spera, Roma, 1989 ; Garzanti, 1992. Traduites en italien par Antonio Porta et Emmanuela Tandello sous la supervision de l’auteure ; Sonno-Sleep, Edizioni San Marco dei Giustiniani, Collana Quaderni del tempo, Genova, 2003. Préface de Nino Lorenzini) ;
Diario ottuso 1954-1968 [unique livre de prose publié par Amelia Rosselli] (IBN [Istituto Bibliografico Napoleone] Éditions, collana La ruota, Roma, 1990. Préface d’Alfonso Berardinelli ; Edizioni Empirìa, collana Euforbia, Roma, 1996) ;
Le poesie (Garzanti, 1997 ; ried. collana Gli Elefanti, 2007. Préface de Giovanni Giudici. Édition établie par Emmanuela Tandello) ;
Una scrittura plurale. Saggi e interventi critici (Interlinea, collana Biblioteca di Autografo, Novara, 2004. Édition établie par Francesco Caputo) ;