OMAGGIO A PIER PAOLO PASOLINI E  AMELIA ROSSELLI

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A.ROSSELLI 1

BOLOGNA, 5 MARZO 1922:
NASCE  PIER PAOLO PASOLINI

PPP E LA MAMMA

Sono uno
che è nato in una città piena di portici nel 1922.
Ho dunque quarantaquattro anni, che porto <molto> bene
(soltanto ieri due o tre soldati, in un boschetto di puttane,
me ne hanno attribuiti ventiquattro – poveri ragazzi
che hanno preso un bambino per un loro coetaneo);
mio padre è morto nel ’59,
mia madre è viva.
Piango ancora, ogni volta che ci penso,
su mio fratello Guido,
un partigiano ucciso da altri partigiani, comunisti
(era del Partito d’Azione, ma su mio consiglio:
lui aveva cominciato la Resistenza
come comunista),
sui monti, maledetti, di un confine
disboscato con piccoli colli grigi e sconsolate prealpi…
Sono stato un «poeta di sette anni» –
come Rimbaud – ma solo nella vita…
La cosa più importante della mia vita è stata mia madre…
Come sono diventato marxista?
[…] Quei figli di contadini, divenuti un poco più grandi,
si erano messi un giorno un fazzoletto rosso al collo
ed erano marciati
verso il centro mandamentale, con le sue porte
e i suoi palazzetti veneziani.
Fu così che io seppi che erano braccianti,
e che dunque c’erano i padroni.
Fui dalla parte dei braccianti, e lessi Marx… Perciò io vorrei soltanto vivere
pur essendo poeta
perché la vita si esprime anche solo con se stessa.
Vorrei esprimermi con gli esempi.
Gettare il mio corpo nella lotta.
… A questo punto, <…> Non voglio commuovermi sulle mie ragioni,
cioè sul fatto
che non solo, l’«impegno»,
non è finito, ma che anzi, incomincia…

pasolini_12

Pier Paolo Pasolini,
Poeta delle Ceneri,
(Poesie disperse II,
in Bestemmia, Tutte le poesie, Garzanti, Milano 1993)

(Dal Blog Anna Maria Ortese – In sonno e in veglia-

di Giorgio Di Costanzo)

 

 

 

 

 

AMELIA ROSSELLI /ADOLESCENZA

 

«  Poésie d’un jour  »


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Terres de femmes propose ci-dessous deux poèmes écrits en français par Amelia Rosselli et récemment traduits en italien par Giacomo Cerrai. Ces poèmes, extraits d’« Adolescence » (Esercizi poetici 1954-1961, in A.R., le poesie, Garzanti, 2007) ont été initialement publiés dans le recueil Primi scritti 1952-1963 (Guanda, 1980).

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Ph., G.AdC

 I.

Que c’est drôle je parle et je parle avec le moi-même
en me disant que c’est beau le ventre le bras nu
d’une femme même d’un homme
et les énormes arbres du quartier gras.
Gentiment gentiment pousse-t’il la bicyclette
muette. Sa femme cherche une pharmacie elle est de très mauvaise
humeur il pousse la bicyclette-bonheur ;
bonheur bonheur retrouve-moi sous les pieds des géantes
marines aux pieds des géantes
femmes aux bras tendus flaccides
du quartier gros, promène-toi à la table avec la bouteille de bière
en face, brune.

(1954)

Che buffo io parlo e parlo con me stessa
dicendomi che bello il ventre il braccio nudo
d’una donna così come d’un uomo
e gli enormi alberi del quartiere grasso.
Gentilmente gentilmente spingi la bicicletta
muta. Sua moglie cerca una farmacia è d’un cattivo
umore lui spinge la bicicletta-felicità;
felicità felicità ritrovami sotto i piedi dei giganti
marine ai piedi dei giganti
donne dalle flaccide braccia tese
del quartiere grosso, vai a spasso alla tavola con la bottiglia di birra
in faccia, bruna.

Traduction inédite de Giacomo Cerrai.

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II.


Maintenant tu t’en vas de la table de l’hôte
ça ne finira jamais cette promenade
poétique et les grandes palmes qui te regardent
de derrière un mur bas. La palme est haute
la maison-bureau plus haute encore elle sert de fond
puis les frondaisons lui piquent le toit et ensuite
le ciel qui ne dit jamais rien de superflu
car il parle par allusions
.

Les oiseaux pointus
montent la garde en couples sont appelés en mission
de quartier en quartier. Moi je tombe de sommeil
ne résiste plus m’en vais. Comment faire
sinon vivre jusqu’à en mourir jeune ?

 

(1954)

ora te ne vai dalla tavola dell’ospite
questo non finirà mai questa passeggiata
poetica e le grandi palme che ti guardano
da dietro un basso muro. La palma è alta
la casa-ufficio ancor più alta essa serve da sfondo
poi il fogliame le punge il tetto e ancora
il cielo che non dice mai niente di superfluo
perchè parla per allusioni.

Gli uccelli puntuti
montano la guardia a coppie sono chiamati in missione
di quartiere in quartiere. E io casco dal sonno
non resisto più me ne vado. Come fare
se non vivere fino a morirne giovane?

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Amelia Rosselli, Adolescenza, Esercizi poetici 1954-1961, Primi Scritti, Guanda, 1980 in Amelia Rosselli, Le poesie, Garzanti, 1997 ; ried. collana Gli Elefanti, 2007, pp. 35-36. A cura di Emmanuela Tandello. Prefazione di Giovanni Giudici.

A.ROSSELLI
Ph. © Dino Ignani – Tous droits réservés
Source

 

 giuseppe-tomelleri


Amelia Rosselli


da:


Variazioni belliche

 

(Garzanti, Milano, 1964).

                               POESIE


                                            1959

Roberto, chiama la mamma, trastullantesi nel canapè
bianco. Io non so
quale vuole Iddio da me, serii
intenti strappanti eternità, o il franco riso
del pupazzo appeso alla
ringhiera, ringhiera sì, ringhiera no, oh
posponi la tua convinta orazione per
un babelante commosso; car le foglie secche e gialle rapiscono
il vento che le batte. Nera visione albero che tendi
a quel supremo potere (podere) ch’infatti io
ritengo sbianchi invece la terra sotto ai piedi, tu sei
la mia amante se il cielo s’oscura, e il brivido
è tuo, nell’eterna foresta. Città vuota, città piena, città
che blandisci i dolori per
lo più fantastici dei sensi, ti siedi
accaldata dopo il tuo pasto di me, trastullo al vento spianato
dalle coste non oso più
affrontare, temo la rossa onda
del vero vivere, e le piante che ti dicono addio. Rompi-
collo accavalco i tuoi ponti, e che essi siano
la mia
natura.
Non so più
chi va e chi viene, lascia
il delirio trasformarti in incosciente
tavolo da gioco, e le ginestre (finestre) affacciarsi
spalmando il tuo sole per le riverberate vetra.

           300px-Maronti

                               E l’albeggiare sarà
quella fila di perle tu porti ogn’ora slacciato sul tuo perleo
collo, smagrito, o! le
ossa camuffate, che
premono, nel eccitato sconvolto riso. E tu le
bende porterai su quei tendini
spezzati dalla furia di amare
giocondamente.

foto f iadarola

E poi si adatterà, alle mie cambiate contingenze, car
io ho cambiato residenza, non so più il fiore
timido appeso dove erano i salici e non voglio le tue tenerezze
che crudele combatto perchè io non ho più
tenerezza. Se tu la mia tomba vorrai sfiorare con le delicate mani/
poni una pietra di ferro e di peso sulla bianca lastra che mi
copre,  tu scriverai
il verso che chiude
l’intenso paragone. Non ho più la lana nel fosso, e non ho
nemmeno la tenera fede di chi ti toccava la mano per la
comprensione ora non rivoglio, la luna è piena abbastanza, e fa lei/
da grande sorella, e il suo micidiale raggio io per diavoleria ora
seguo, che m’illumini gli spigoli dell’essere, su di un tenerello prato/
dove remano in un modo sofferente e cauto
i morti di domani. Non più camminerò con
te le tue strade ben ricolte fra le tombe vasarie, e la
rugiada può pur bruciare i miei piedi, io m’assiedo e
rido e sputo sui franchi visi dei giovinotti ammazzati dal tuo
ordine. Non vi fosse questa mia e di altri crudeltà non vi
fossero quelle allungate gambe, quei dorsi nudi e gracili
sotto la erba. L’intento tuo non raggiungerai, prima che tu
passi per i miei canali stretti e duri.

LA MIA NUOVA CASA DI LUIGI DONADIO

                                                    del tuo oh nulla è il mondo e nulla
dire è la tua parola, lo mantiene sul suo asse
diagonato il passo degli analfabeti. Ed oltre ogni dire è il vero
libro da scuola. Sorride l’estate in un dolce frugore di molli
verdi foglie, ma l’oscuro della sua trama non racconto.
E la mia collera di ideali (la marina che batteva mentre gli uomini/
premevano il fiore solo il terreno sapeva) è un sogno
più reale della tua luce candita pressata nella macchina di oggi.

FOTO CITTA

Non da vicino ti guarderò in faccia, nè da
quella lontana piega della collina tu chiami
la tua bruciata esperienza. Colmo di rimpianto tu
continui a vivere, io bruci in un ardore che non
può sorridersi. E le gioconde terrazze dell’invernale
rissa di vento, grandine, e soffio di mista primavera
solcheranno il suolo della loro riga cruente. Io
intanto guarderò te piangere, per i valli
del tuo istante non goduto, la preghiera getta tutto
nelle sozze lavanderie di chi fugge: prega tu: sarcastica
ti livello al suolo raso della rosa città di cui
tu conosci solo il risparmiato ardore che la tua viltà
scambiò.

S.DI VILIO MONTECCHIO EMILIA

                                                                                                  nullo
è il deserto in cui tu mi muovi, e le false facce di
quella cattedrale tu chiami l’ardore
di Dio
s’incoronano di spine mortali. E se il sicuro
ormeggiare della tua candela di notte si
spezza, incolpa il fato, la notte oscura, e le
povre tue
spostate ragioni.

ALES 1 FABBRICHE 1

                                                                             E le pallide
ombre di un meriggio lontano dove il sole caschi non
quieto ma non turbato, mi sorride come se fosse
lui quel gran ansare. Per
riscontrarlo bisogna ch’io mi foggia di veste anche
turchine, oh la notte che non mi lascia andare ma
lascia sempre appesa là nella vestiera quell’unica tuta
non vorrei vestiare.

MADONNA E BAMBINO 8CARAVAGGIO)

                                                 Fui, volai, caddi tremante nelle
braccia di Dio, e che quest’ultimo sospiro
sia tutt’il mio essere, e che l’onda premi,
stretti in difficile unione, il mio sangue,
e da quell’inganno supremo mi si renda
la morte divenuta vermiglia, ed io
che dalle commosse risse dei miei compagni staccavo
quell’ansia di morire
godrò, infine, – l’era della ragione;
e che tutti i fiori bianchi della riviera, e
che tutto il peso di Dio
battano sulle mie prigioni.

amelia rosselli  3

         O rondinella che colma di grazia inventi le tue parole e fischi/
                                                 libera fuori d’ogni piantagione
con te ballerei moto al di là dei nidi precisi saprei la
indulgente cima. Se si ripetono gli
semoventi affanni, se la ribellione deve smorzarsi, se la tua piuma cade/
                                                                                              per terra
ch’io almeno sogni! l’indifferenza e che le
bionde tirannie (e che la casa dai matti)
custodiscano il tuo vampo (le tue bionde tirannie).

Abstract Speed - The Car Has Passed, 1913_small

Lui non vuole ch’io metta in risalto tutta la bellezza del tuo
                                                                            infantile riso.
Io non reggo su codesta vena d’opale.

Vortice, 1914_small

Certe mie scarpe strette, sì vilmente mi causano torture
son paragonabili così come la tua
ascia di perle di amore. E la tua cattiva rubrica
è la meglio allevata dei tori nella palestra non i rubi
li sentimentali cori essi si rubano da sè
fuori dal canestro: scarpe piatte pò i
O! venir rubar
e la tendenza a congiungersi da sè nelle più cruenti
gonfalonerie.

Form-Spirit Transformation, 1918_small

Cos’ha il mio cuore che batte sì soavemente
ed egli fa disperato, ei
più duri sondaggi? tu Quelle
scolanze che vi imprissi pr’ia ch’eo
si turmintussi sì
fieramente, tutti gli sono dispariti! O sei muiei
conigli correnti peri nervu ei per
brimosi canali dei la mia linfa (o vita!)
non stoppano, allora sì, c’io, my
iavvicyno allae mortae! In tutta schiellezze mia anima
tu ponigli rimedio, t’imbraccio, tu, –
trova queia Parola Soave, tu ritorna
alla compresa favella che fa sì che l’amore resta.

e se la luna intensa si ripiglia le sue corna
e se il mare è musco e se il sole è brama, cade.

Lines of Movement and Dynamic Succession, 1913_small

o mio fiato che corri lungo le sponde
dove l’infinito mare congiunge braccio di terra
a concava marina, guarda la triste penisola
anelare: guarda il moto del cuore
farsi tufo, e le pietre spuntate
sfinirsi
al flutto.

                                   Questi uccelli che volano,
e questi nidi, di tormento fasciano
le inaudite coste, e l’ombra
che getta l’alabastro violento sui cuori
è l’improbabile vittoria. O sonetto tu suoni con le campane
dei muli, – il passo è muto.

Flight of the Swallows, 1913_small

l’alba a rintocchi cade
sulla mia testa ammalata
il difficile umore m’assale
verde come la paura

le pinze di domani, accendono in gorghi
sordi le linfe del tuo crescere: non
viandare; non trastullare
le tue forze all’inferno di vento e
grandine oggi obbliga tua maestà piegarsi! Se
tu credi alla grammatica dei poveri, ascolta allora
l’invidia nascente dei ricchi, – ti farai presto la mano
a nascere uno di loro.

DE CHIRICO 4

oh il tabacco si spiuma in candidi
sorveglianti abissi di
sdentate voglie, la linfa
deodorata separa il mio
subire dai gorghi lontani
delle fresche pinete
montagnare! Io cresco
a stento, l’oroscopo
mi dà una mano, in questo
gelido inverno.

DE CHIRICO 3

                           tu non sai quale oscuro precipizio
affumicò miei occhi a tua
vista: nè quale simbiòsi paralizzante
m’afferrò: tu non odi le rosse mie indagini
squadrarti – solo la terra ti promette una sembianza;
io corro e corro per i vichi invece.

(Dal blog Anna Maria Ortese-In sonno e in veglia di Giorgio Di Costanzo)

<!–

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A.ROSSELLI 2

BIO-BIBLIOGRAPHIE

Biographie

    Née à Paris le 28 mars 1930 d’une mère d’origine anglaise (Marion Cave) et d’un leader antifasciste italien exilé en France (Carlo Rosselli, fils de l’écrivaine et dramaturge vénitienne Amelia Pincherle Moravia et fondateur du mouvement Giustizia e libertà), Amelia Rosselli assiste au double homicide de son père Carlo et de son oncle (Nello Rosselli). Le 9 juin 1937 à Bagnoles-de-l’Orne (Normandie). Un assassinat commandité par Galeazzo Ciano et Benito Mussolini, et perpétré par un commando de neuf cagoulards (miliciens fascistes). Traumatisée par ces morts violentes, Amelia Rosselli reste psychiquement marquée à vie. Régulièrement accueillie dans des hôpitaux psychiatriques pour dépression nerveuse, Amelia Rosselli se dit aussi atteinte, à partir de 1969, de la maladie de Parkinson.

    Après avoir effectué de nombreux déplacements entre l’Europe et les États-Unis, Amelia Rosselli s’installe en Italie en 1948. À Florence d’abord, puis à Rome. Elle partage son temps entre les études ― littérature, philosophie, mathématiques ― , la recherche musicale (à Darmstadt, elle côtoie John Cage dont elle devient l’amie) et la traduction. Elle traduit notamment les œuvres d’Emily Dickinson et de Sylvia Plath. Dans le même temps, elle se lie d’amitié avec Rocco Scotellaro (qui l’introduit dans le milieu littéraire romain), Carlo Levi, Niccolò Gallo, Renato Guttuso.

    À la fois musicienne et poète, Amelia Rosselli commence à écrire en 1950. Elle poursuit l’objectif de « faire du poème une pièce poétique ». Dans son essai Spazi metrici (1962, publié dans Variazioni belliche, 1964), Amelia Rosselli déclare n’avoir jamais dissocié, dans son travail sur la langue, problématique musicale et forme poétique. La recherche d’un langage universel qui coïnciderait avec la libération immédiate, à l’intérieur de la langue, des mécanismes psychiques profonds présidant à sa formation, aboutit à une sorte « d’esperanto émotif », à peine contrôlé par la conscience.

    Le poème « La libellula », écrit en 1958 (publié en 1969 dans le recueil Serie ospedaliera, puis en 1985 chez Sellerio), rend compte de l’originalité de « l’expérience associative » à laquelle Amelia Rosselli est attachée. L’expérience privée d’un plurilinguisme « apatride », associée à des lectures personnelles très poussées, contribuent à l’élaboration d’une écriture poétique très particulière, qu’Elio Vittorini sera l’un des premiers à reconnaître, et Pasolini à définir ; la qualifiant d’« écriture de lapsus » dans l’avant-propos de la publication de vingt-quatre des poèmes d’Amelia Rosselli (revue littéraire Il Menabò 6, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1963). Lapsus comme « erreur créatrice » ou révolution sémantique, cette poésie écrite-parlée rend compte, à la manière d’un décalque, du désarroi métaphysique qui conduira Amelia Rosselli au suicide, dans l’après-midi du dimanche 11 février 1996, du haut d’une mansarde de la via Del Corallo à Rome. Trente-trois ans, jour pour jour, après celui de Sylvia Plath (11 février 1963).

amelia_rosselli
Bibliographie

    Les œuvres d’Amelia Rosselli ont d’abord été publiées dans des revues. Puis rassemblées dans différents recueils. Variazioni belliche voit le jour chez Garzanti en 1964 (avec une postface de Pier Paolo Pasolini). Viennent ensuite :
Serie ospedaliera [comprenant le poemetto « La Libellule »] (Il Saggiatore-Alberto Mondadori, Milano, 1969) ;
Documento 1966-1973 (Garzanti, 1976) ;
Primi scritti 1952-1963 (Guanda, Parma, 1980) ;
Impromptu (Edizioni San Marco dei Giustiniani, Genova, 1981, rééd. 2003* ; trad. fr. Éd. Les feuillets de Babel, 1987. Traduction de Jean-Charles Vegliante) ;
Appunti sparsi e persi 1966-1977 (Cooperativa Editoriale Ælia Lælia, Parma, 1983 ; Edizioni Empirìa, collana Sassifraga, Roma, 1997) ;
La libellula, Sellerio Editore, Milano, 1985 ; ried. 1996 ;
Antologia poetica, Garzanti, 1987. Édition établie par Giacinto Spagnoletti. Préface de Giovanni Giudici ;
Sleep. Poesie in inglese [1953-1966]** (Rossi & Spera, Roma, 1989 ; Garzanti, 1992. Traduites en italien par Antonio Porta et Emmanuela Tandello sous la supervision de l’auteure ; Sonno-Sleep, Edizioni San Marco dei Giustiniani, Collana Quaderni del tempo, Genova, 2003. Préface de Nino Lorenzini) ;
Diario ottuso 1954-1968 [unique livre de prose publié par Amelia Rosselli] (IBN [Istituto Bibliografico Napoleone] Éditions, collana La ruota, Roma, 1990. Préface d’Alfonso Berardinelli ; Edizioni Empirìa, collana Euforbia, Roma, 1996) ;
Le poesie (Garzanti, 1997 ; ried. collana Gli Elefanti, 2007. Préface de Giovanni Giudici. Édition établie par Emmanuela Tandello) ;
Una scrittura plurale. Saggi e interventi critici (Interlinea, collana Biblioteca di Autografo, Novara, 2004. Édition établie par Francesco Caputo) ;

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