May 7, 2009
di Franz Krauspenhaar
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
terra
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
[ Immagine: FK – Terra.]
 
Ho raggiunto le farfalle
del mio stomaco.
Un volo, un senso
unico. Di morte.
La primavera ha cent’anni
ha le speranze senz’ovulo
ha i fiori gettati nella gola,
il manifesto nudo, le urla
dei soccorritori.
Ho pianto col riso, ho fatte
mie le scarpe di mio padre
ferme qui da vent’anni.
Le ho indossate nel sogno
andando a prenderlo
come fosse il rapito da calce
da macerie giganti.
Dopoguerra dell’oggi
senza colpe e aguzzini,
solo natura folle, carne
di terra tesa. Come le menti
scolpite nella bruma, lo squarcio
apre ferite abrase, vecchie
e sole. E noi rimorti, dentro.

[Dedicata al terremoto d’Abruzzo. Letta nei luoghi del disastro da Nina Maroccolo.]

fotoinspaziangusti
FRANZ KRAUSPENHAAR

Nato nel Novembre 1960 a Milano da padre tedesco di Aussig (Sudetenland) e madre calabrese di Palmi (RC), Franz Krauspenhaar, dopo aver fatto lo studente fino alla maturità – presa per il rotto della cuffia dopo due sole bocciature – e di seguito il magazziniere, l’impiegato, il manager arrancante, avendo deciso a 37 anni di non voler più stare “alla stanga” (Henry Miller dixit) e di fare una buona volta lo scrittore, ha pubblicato nel 2000 “Avanzi di balera” (Addictions Libri), nel 2003 “Le cose come stanno”(Baldini & Castoldi) , nel 2005 “Cattivo sangue” (Baldini Castoldi Dalai), e nel 2008 “Era mio padre “(Fazi) . E’ presente nelle antologie “Best Off 2006 a cura di Giulio Mozzi (Minimum Fax-2006), “I persecutori” (Transeuropa – 2007), “I nostri ponti hanno un’anima, voi no – Lettere ai politici” (Fazi – 2007), “Attenzione uscita operai” (No Reply-2007). In poesia, ha pubblicato presso la Feaci Poesia E-dizioni la silloge “Champagne” (2006), il poemetto “Monoscopio segreto” (2007) e la silloge “Cocktail K” (2008). Consulente editoriale, critico, giornalista, sempre curioso e disponibile alle sperimentazioni e alle contaminazioni tra le arti e perché no i mestieri, in onore dei suoi vecchi e gloriosi tempi di commercio e industria è stato per un anno ovviamente breve e altrettanto ovviamente intenso “Amministratore Unico” del blog “Markelo Uffenwanken GmbH & Co.KG”, (www.uffenwanken.splinder.com) sorta di “ditta” specializzata nella “fabbricazione di cultura”, ora trasbordato con tutto il suo poderoso archivio (a imperitura memoria) su questa fantasmagorica piattaforma informatica.
E’ redattore dal Dicembre 2004 del blog collettivo Nazione Indiana. (
www.nazioneindiana.com), e ha fondato, assieme a Fabrizio Centofanti, il blog collettivo La poesia e lo spirito (www.lapoesiaelospirito.wordpress.com)  nel gennaio 2007. Collabora con giornali e riviste scrivendo di letteratura e di costume.
Vive e lavora ( a modo suo, su questo non transige) a Milano, città che ama e detesta con uguale, passionale vigore.

 
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3 thoughts on “

  1. belissimo Franz questo canto, con sensibilità massima.

    Proposo alla mia manera…

    Tremblement intérieur

    Rosa non ha chiusa la porta
    La chiave è la distanza
    della casa sventrata.

    Il cielo ricade sul paese
    come ha sempre fatto
    dolore nuziale
    Il tetto della chiesa di Alquila
    è crollato
    stelle nascono a mezzogiorno.

    Ho trovato la scarpe di vetro della sorella
    innocua
    nel paesaggio distrutto.

    Eppure il ciliego vive
    un bambino è rimasto prigioniero
    attraverso la breccia nel parete
    passa il nuotatore.

    Sono un cavalo marino
    di sofferanza dice la bambina ferita.
    La mia casa è esplosa.

    La scossa per l’uomo del paese
    e la terra mi brucia
    alla rovescia.

    La vecchia aspetta la visita della memoria
    fa il conto degli oggetti ritrovati
    per miracolo ieri era il tempo dell’amante
    prima la scossa.

    Non si consuola la perdita
    della casa natale.
    C’è niente de dire.

    La rosa non ha avuto la pazienza
    di vedere la riscostruzione del paese.
    Lorenzo è scomparso con la rosa.

    Non seguita la vita
    sotto tenda di fortuna.

    Dimmi come dire dalla mia lingua
    verso la tua la disgrazia.

    veroni

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