DOMANI ALLA CASA DELLE ARTI DI SUCCIVO (CASERTA)
PER LA RASSEGNA "UN LIBRO UN VINO"

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AUTOREVERSE,

DA CASERTA A TORINO

 

Il nuovo romanzo di Francesco Forlani racconta la provincia degli emigranti senza ritorno, ma anche il senso universale della ricerca di se stessi

 

di Anna Smeragliuolo Perrotta

(recensione su FRESCO DI STAMPA, Mensile- Aprile 2009)

 

AUTOREVERSE COPERTINA

 

 

 

Nel romanzo di Francesco Forlani, Autoreverse (L’ancora del Mediterraneo, 2008) tutto ha inizio con la partenza da Casapulla per Torino del trentaduenne disoccupato Angelo Cocchinone. Da qui, una tecnica narrativa usata con sapienza

per catturare il lettore e lo stile scanzonato dello scrittore casertano danno vita a due storie: quella del già citato Angelo, laureato in Lettere moderne e ritrovatosi portiere di notte nel torinese Hotel Roma; e quella dello scrittore François, parigino, ma di origine casertana, alla ricerca di materiale da cui trarre un “romanzo documento”

su Cesare Pavese e il suo amore per Constance Dowling, sorella di Doris, la bella mondina che recitava a fianco di Silvana Mangano in Riso amaro. Il motivo dominante nel libro è appunto quello della ricerca: di lavoro, di luoghi, dell’amore, della scrittura. Ricerca che passa attraverso città, voci e libri che trovano nella Torino dei giorni nostri un filo conduttore. La Torino degli scrittori e intellettuali, dei borghesi, dei biscotti che hanno preso il nome di crumiri, degli operai la cui forza sembra essersi infranta contro i colpi del tempo e dei padroni ma non è ancora doma, una terra d’asilo in cui si confondono le voci originarie degli immigrati

del sud Italia o di altre terre, e si perdono anche. Ma Forlani le incontra, anzi ne va alla scoperta. Così non lascia ai margini nemmeno le storie di Giuseppe Mastroianni, nato a Casapulla e quasi “rinato” a Casagiove, di Ciccio Panico, Francesco Scaglione, Angelo Castrovilli, Ahmed, Helena, Madame, personaggi a questo punto non minori, ma anime i cui destini s’incrociano nell’Hotel Roma e nella storia della stanza 346, ex 313, in cui Pavese si tolse la vita il 26 agosto 1950. La terra d’origine per Angelo-François è sempre viva nella memoria, così Torino serve anche a parlare di Caserta da lontano, di Casagiove, di Concetta Mobili, inciucio innocente su chi è rimasto o tornato compreso. Il lettore ne rimarrà sorpreso e affascinato e certo avrà voglia di approfondire la conoscenza del nostro scrittore. Forlani è poeta, cabarettista e performer, scrive per il teatro, è direttore della rivista letteraria “Sud”. Ha pubblicato diversi libri, in francese e in italiano, tra cui  dal francese, come L’insegnamento dell’ignoranza, di Jean-Claude Michèa. È redattore insieme ad altri intellettuali e artisti del blog collettivo “Nazione Indiana” e autore dell’e-book Shaker. Sua è la firma Effeffe, che riconoscerete anche sulle cartoline d’autore mensilmente pubblicate in seconda pagina su “Fresco di Stampa”.

 

 EFFEFFE ALLA FIERA DEL LIBRO 2007 TORINO

 

AUTOREVERSE,


LA PROFONDA LEGGEREZZA


DI UN ROMANZO


CAMP.

 

di Salvatore D’Angelo

 

Autoreverse è un  bel libro. Ha tutta la profonda leggerezza di quell’adorabile "dandocomunista" di effeffe, alias Francesco Forlani, che  mette in prosa non solo  il corpo del  linguaggio, ma anche  i suoi due alter ego  : il François intellettuale francese e l’ Angelo Cocchinone di Casapulla/Casagiove emigrante a Torino.

 

Il primo alle prese con una inchiesta-ricerca della traccia sonora che possa far rivivere la voce di Cesare Pavese, il grande scrittore piemontese, morto suicida all’Hotel Roma di Torino il 26 agosto del 1950 all’apice del successo letterario, fresco vincitore del Premio Strega; e l’altro laureato in lettere moderne, ma senza arte né parte, gettato dai flutti dell’emigrazione sulle rive della Torino anni novanta afflitta dalla crisi del post industriale, che si arrangia facendo il portiere proprio all’ Hotel Roma, e paternamente sorvegliato dal più navigato  compaesano Peppe Mastroianni, portiere–immigrato di vecchia generazione.

 

Entrambi alle prese con qualcosa che possa identificare meglio il senso della loro vita : François col corpo letterario di Pavese  col fantasma della sua voce, rincorso per tutte e due le facciate su cui si avvolge e svolge la storia, come un nastro rewind/fastforward, che pazientemente ricostruisce , tra un viaggio sugli ex luoghi del set di Riso Amaro (le risaie del novarese),  reperti di lettere e brevi interviste a chi lo conobbe più da vicino, gli ultimi giorni di Pavese, alla ricerca di quel reperto sonoro (forse una breve intervista radiofonica), unica traccia della  voce dello scrittore-icona, sorta di santo graal letterario che diviene emblematico di altro, nel corso della vicenda narrata.


Angelo, giovane laureato alle prese con la vita , che intanto si arrangia facendo il portiere di notte a Torino, dove a poco a poco vive tutte le fasi e i sentimenti dello sradicamento, dello spaesamento, del trapianto da un luogo periferico, provvisorio quale Casagiove/Casapulla, non-paese non-città, a un  altro (Torino, la grande realtà urbana ristrutturata dal post-industriale) ugualmente provvisorio.

I due fanno un  percorso convergente e parallelo e, contrariamente all’espressione geometrica e politica, finiscono per incontrarsi/confrontarsi proprio nelle notti dell’Hotel Roma, dove confluiscono temi e sottotesti del bel romanzo di Forlani, come a rivivere ex post la tragica notte di Pavese.

 

Il romanzo di Forlani è interessante perché è costruito su una struttura leggera, come lo svolgersi delle due facciate di un nastro registrato, su cui scorrono le vicende parallele dei due protagonisti, entrambi narratori in prima persona, in questa  funzione affiancati dalla voce in terza persona del terzo narratore degli  entr’acte- dialoghi:  ne viene fuori una sorta di   movimento di una composizione musicale. Ma non pensate alla sinfonia, piuttosto al ritmo del  musical. Perché, si sa, lo stile di Forlani è fatto di  leggerezza e ibridazione; la sua formazione sa molto  camp, parolina magica che rifrulla  il gusto dell’ibridazione e del collage di stili. Infatti AUTOREVERSE       è sia romanzo-inchiesta che bildungsroman (romanzo della formazione) in sedicesimi; ma è anche pochade e parodia umoristica del romanzo neo-neorealistico.

Se i puristi e gli scafati della critica e dell’estetica diranno che il limite della prova narrativa di Forlani sta proprio nel fatto che, come per i due lati rewind/fastforward del nastro  i quali non possono essere cuciti insieme ma bisogna rigirare la cassetta per dargli continuità dunque creando una cesura, così per il device  narrativo di AUTOREVERSE, la cui cesura  spezza l’amalgama delle due vicende, io – da perfetto dilettante – dico che questo è il suo pregio, perchè il vero plot di AUTOREVERSE è il confronto speculare dei due alter ego dell’Autore, ovvero le sue  anime:  quella dandy e performativa, umoristica, autoironica non priva del gusto irridente della tradizione popolare napoletana  e quella romantica ed estetica (ecco la fascinazione per Pavese che viveva in sé con una tensione fino allo stremo quest’ ultimi due aspetti). Il frutto di questa non risolta lotta è l’ arte di Forlani.

E poi, non dice nulla il mito platonico delle due parti della sfera all’eterna ricerca di se stesse?  Comunque, bando alle sottigliezze estetiche.


Il libro è sempre godibile e fila leggero come un gianduiotto, che – si sa –  è un cioccolatino dolce infarcito di retrogusto: nel romanzo la giustapposizione delle atmosfere da pochade del lato a (angelo cocchinone e la sua confraternita di Ciccio Panico, Helena, Ahmed , marocchino di Marrakesh che – come facevano i buon napoletani illo tempore immigrati in America anglicizzandosi  le generalità –  qui si italianizza il nome in Mauro, e poi Castrovilli, Mastroianni, Madame, la perfida Bisaglia eccetera) e delle dolcezze e malinconie del lato b (François, Juliette,l’inchiesta ricerca sulla voce di Pavese).

Si possono dire cose  di peso (la rivalutazione della figura di Pavese, la demistificazione del suicidio per via dell’ennesima malafemmina, ridimensionare un po’ la figura incombente di Davide Lajolo, uno degli involontari responsabili del mito di Constance Dowling  come  malafemmina (l’ultima donna amata da Pavese prima della sua tragica decisione)  e il pervicace durare di miti falsi e luoghi comuni intorno alla figura dello scrittore piemontese, la  voce come emblema della voce dell’eterno narrare, del senso della letteratura e se ha ancora un senso fare letteratura) e tutto ciò lo si può dire con mano e passo leggero :  e allora via coi temi della precarietà e delle solitudini urbane, degli spaesamenti e del meticciato che non è solo culturale, ma anche letterario (spruzzatine di godibilissima comicità, e parodia di Conan Doyle nell’irrompere del commissario nell’hotel  Roma dopo il furto dei gioielli a Madame), con un dolcissimo omaggio a Constance Dowling, in passato maschilisticamente vilipesa per il suicidio di Pavese; con tutto il retrogusto camp di Forlani. 

 

E poi vi sono un  paio di capitoli (quello dell’amore tra Ciccio ed Heléna con l’acca, scandito al ritmo dei verbi irregolari inglesi , quello  del prezioso orologio cartier di Angelo Cocchinone, dono di laurea del papà portato al monte dei pegni,  assolutamente strepitosi!  Ma non si ride solo….si riflette ridendo e si ride riflettendo.

 

Un Forlani alla ricerca di una lingua bastarda, ritmica, un miracolo di equilibrio tra gusto dell’ibridazione  di parola crassa e francesismo del lato a , con un italiano semplice e lineare del lato b, insomma una lingua  dalla verve leggera come la sabbia smossa nel deserto. E su tutto, il confronto con l’altra grande lingua  quella di Pavese , maestro di ritmo e di narrazione (penso ad alcuni brani da Il Compagno, Il Diavolo sulle Colline).

 

Il che non è poco. E poi l’azione allocata intorno e nei pressi della  "stanza feticcio"  dell’ Hotel Roma, la 313  – e anche qui il plot rivelerà un coup de théatre –  luogo del suicidio di Pavese. Il tutto costruito come il "movimento" di una composizione musicale a due voci (françois e angelo cocchinone), e i  necessari entr’acte in terza persona.

 

Insomma,  una bella  prova. Dopo la lingua bastardamente poetica dei photoshoperò, apparecchiatevi a gustare questo bianchetto delle langhe, o anche un pallagrello nero dell’alto casertano.

 

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RIPRENDE L’EDIZIONE 2009

DI UN LIBRO UN VINO

PRESSO LA CASA DELLE ARTI

DI SUCCIVO (CASERTA)

 

Il comunicato stampa dell’ Arci Spaccio Culturale, co-organizzatore

della Rassegna

 

 

FORLANI UN LIBRO UN VINO

 

 

SUCCIVO. Si terrà martedì 12 maggio, alle ore 19.30, presso la Casa delle Arti sita in corso Sicilia a Succivo il nuovo incontro della rassegna “Un libro, un vino” organizzata dal circolo Arci di Succivo “Spaccio Culturale”.

Ospite dell’incontro di apertura dell’edizione 2009 della rassegna sarà Francesco Forlani, nato a Caserta nel 1967 a sette mesi, vive tra Parigi e Torino. Ha collaborato e collabora a riviste come Baldus (Milano), Atelier du Roman (Parigi), News from the republic of letters (Boston); è stato direttore artistico, dal 1995 al 2000, del magazine Paso Doble (Parigi); attualmente dirige la rivista letteraria Sud (Edizioni Lavieri). Ha pubblicato diversi libri, in francese e in italiano: Métromorphoses, Ed. Nicolas Philippe, 2002; Il manifesto del comunista dandy, Edizioni La camera Verde, 2007.
Poeta, cabarettista e performer, è autore insieme a Sacha Riccio e Sergio Trapani dell’operetta Do you remember revolution, vincitrice nel maggio 2004 del festival multimediale “Norapolis” di Metz. Per il teatro è in corso di scrittura l’operetta Un chien pas chiant (Cave Canem), insieme a Giulio Marzaioli.
Fa parte di diversi collettivi situazionisti tra cui Precedenza a destra sorpasso a sinistra, e E”123 di Imperia.
Presenterà, nella rassegna la sua ultima opera "Autoreverse", per la quale Pasquale Vitagliano (nella sua recensione al libro) afferma che: "La forza del libro di Forlani sta nell’essere riuscito a attrarre intorno al dialogo di Angelo e Francois lo stupore della rivelazione. Più che un romanzo è un reperto da custodire, un indizio rivelatore, un raro campione archeologico, una insospettabile chiave di volta. E’ un libro da portarsi dietro per dimostrare agli increduli – mandando la registrazione in autoreverse fino al punto decisivo – che esiste la poesia, che esiste la vita, e che può chiamarsi La bella stagione".

Durante la serata sarà presentato e degustato il vino Le Cesine – Pallagrello Nero prodotto dall’azienda Vinea Li Paldi di Ruviano (Caserta).

Interverranno alla serata oltre all’autore, l’Assessore alla Cultura del Comune di Succivo Avv. Vincenzo Pastena e il Dirigente alle Attività Culturali Salvatore D’Angelo, moderati dal giornalista Paolo Graziano.

 

Francesco Forlani


 

 

 

 

 

 

AUTOREVERSE COPERTINAEFFEFFE ALLA FIERA DEL LIBRO 2007 TORINO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Francesco Forlani, nato a Caserta nel 1967, a sette mesi, vive tra Parigi e Torino. Ha collaborato e collabora a riviste come Baldus (Milano), Atelier du Roman (Parigi), News from the republic of letters (Boston); è stato direttore artistico, dal 1995 al 2000, del magazine Paso Doble (Parigi); attualmente dirige la rivista letteraria Sud (Edizioni Lavieri). Ha pubblicato diversi libri, in francese e in italiano: Métromorphoses, Ed. Nicolas Philippe, 2002; Il manifesto del comunista dandy, Edizioni La camera Verde, 2007. Traduttore dal francese (L’insegnamento dell’ignoranza, di Jean-Claude Michèa, Edizioni Metauro, 2005), è presente in Rete come redattore di Nazione Indiana e autore dell’ e-book Shaker, Edizioni Biagio Cepollaro, Milano. Suoi racconti sono sulle antologie I Persecutori, Edizioni Transeuropa; Il racconto napoletano, Oedipus, Salerno, 2005; Sept, Ed. GJ, Montpellier-Montreal, 2004; La libreria in fondo alla città, Edizioni Dante & Descartes, 2004.
Poeta, cabarettista e performer, è autore insieme a Sacha Riccio e Sergio Trapani dell’operetta Do you remember revolution, vincitrice nel maggio 2004 del festival multimediale
“Norapolis” di Metz. Per il teatro è in corso di scrittura l’operetta Un chien pas chiant (Cave Canem), insieme a Giulio Marzaioli. Di prossima uscita il romanzo Autoreverse.
Fa parte di diversi collettivi situazionisti tra cui Precedenza a destra sorpasso a sinistra, e E”123 di Imperia.

 

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One thought on “

  1. Mi piace pensare che amici sono insieme per gustare una belle serata.
    Il romanzo di Francesco Forlani è uno dei più belli che ho letto quest’anno: una vero omaggio alle donne, all’amore, alla compagna vita.
    Spero molta gente alla serata.

    veroni

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