FR ANNI SETTANTAFoto dal blog  Decidiamo Insieme
IL 23 GIUGNO DELL’ANNO SCORSO, MENTRE FACEVA UN BAGNO NELLE ACQUE DEL TIRRENO PROSPICIENTI ALLA PIANA DI SANT’AGOSTINO PRESSO FORMIA, FABRIZIA RAMONDINO VENIVA COLTA DA MALORE E , BENCHE’ SOCCORSA, LASCIAVA LA SUA VITA TRA LE ACQUE DI QUEL MARE E LA SPIAGGIA A LEI COSI’ CARA. ERA APPENA USCITO PER EINAUDI “LA VIA” IL SUO ULTIMO ROMANZO .
 PER CHI LO HA LETTO, SEMBRA PROPRIO UNA “SUMMA” DELLA SUA ARTE : UN ARAZZO DI STORIE CHE HANNO PER PROTAGONISTI PERSONAGGI CON NULLA DI MITICO, PERSONE COMUNI, POVERI, SOLITAMENTE EMARGINATI, EPPURE CAPACI DI COMMUOVERE E CATTURARE L’ATTENZIONE DEL LETTORE.
DA QUESTO PUNTO DI OSSERVAZIONE LA RAMONDINO INTESSE IL SUO ARAZZO, TANTI RACCONTI NEL RACCONTO GENERALE, ALLA MANIERA DE “LO CUNTO DE LI CUNTI” DI GIOVAN BATTISTA BASILE, DOVE RITA, TEODOSIO, RITUZZA, GIOVANNI LO SCEMO, LA ZINGARA, AUSILIA, BARTOLOMEO IL PASTORE, ROSITA, NARRATI DA UN MARINAIO IN CONVALESCENZA AD ACRAIA, PAESINO SULLE COLLINE NON DISTANTE DAL MARE, SULLA “VIA” CHE LO COLLEGA DA UNA PARTE AL SUD E DALL’ALTRA ALLA CAPITALE, VENGONO IN PRIMO PIANO E SI FANNO ESSI STESSI NARRATORI-AIUTANTI DEL NARRATORE PRINCIPALE, NONCHE’ PROTAGONISTI DI QUESTA SORTA DI “ODISSEA COLLETTIVA” ROVESCIATA, PRETESTO PER NARRARE GLI ULTIMI CINQUANT’ANNI DI STORIA ITALIANA E IL SUO PROCESSO DI TRASFORMAZIONE ECONOMICA , ANTROPOLOGICA E GEOGRAFICA.
ALLA MANIERA DI FABRIZIA RAMONDINO, CON LA SUA SCRITTURA DENSA, SONTUOSA, CHE VIAGGIA PROGRAMMATICAMENTE IN “DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA” RISPETTO AL FLUSSO DELLA CORRENTE…UN VERO TESTAMENTO LETTERARIO.
NEL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA SUA “PARTENZA” VOGLIO RICORDARLA CON UNA SORTA DI CENTONE- EPICEDIO, SCRITTO IN OCCASIONE DEL TRIGESIMO, COSTRUITO SUI TITOLI DELLE SUE OPERE E ATTINGENDO A DUE INTERVISTE DA LEI RILASCIATE NEL 1994 E NEL 2000 AL QUOTIDIANO LA REPUBBLICA.
PER CHI VOLESSE SAPERNE DI PIU’ SU QUESTA GRANDE STRAORDINARIA SCRITTRICE, RIMANDO AL BLOG DI GIORGIO DI COSTANZO “ANNA MARIA ORTESE-IN SONNO E IN VEGLIA” , RICCHISSIMO DI INFORMAZIONI E RECENSIONI DELLE SUE OPERE.
 
A FABRIZIA RAMONDINO, UN EPICEDIO
(1936-2008)
 
FR AD ITRIFoto dal Blog -Anna Maria Ortese- In sonno e in veglia- di Giorgio Di Costanzo
GUERRE E TREGUE DIMENTICATE
Non amo i tamburi di guerra.
Non credo ai profeti di pace.
Guardo le mie vecchie mani.
A un dito noto un anello,
modesta lucente spirale,
dono di una donna sahrawi
ricavato da detriti di armi con abili mani.
Come la sua pentola,
il suo cucchiaio, le sue collane.
Da circa trent’anni scacciata
col napalm dalla sua terra
dopo una guerra
e un’infinita tregua Onu-versale
aspetta ancora di tornare là,
dove si vedeva il mare.
Fabrizia Ramondino
 
 
A FABRIZIA RAMONDINO
 
(31.8.1936 – 23.6.2008)
 
 
NEL TRIGESIMO DELLA SUA PARTENZA
 
 
 
 
 FR  AD ACRAIA
 Foto dal Blog -Anna Maria Ortese- In sonno e in veglia- di Giorgio Di Costanzo
 
 
 
 
 
 23 – 27 . 7 . 2008
________________________________________________________
 
I. INTRO E SALUTO
 
L’isola riflessa nelle parole,
in uno spicchio di cielo, le sole
che hanno accarezzato le albe
delle nostre attese, la via, le scialbe
 
luci dei mattini d’inverno ( albe
dei deserti urbani), le nostre albe
di speranze presto spente, il sole
dei saharawi, d’Althénopis,che suole
 
illuminare il libro dei sogni,
com’un  canto di vita sui bisogni
che leggi per strada, un giorno e mezzo
nei dedali di Dadapolis (vezzo
 
dello star di casa), un intermezzo
di parole chiuse nei libri, prezzo
dell’esilio, e di cui ti vergogni
ancora a dire, proprio come sogni
 
sconvolgenti; troppo larghe o strette
per la vita quelle parole dette
passeggiando per un sentiero chiaro:
infanzia, emarginazione, faro
 
che solo il passaggio a Trieste – riparo,
cielo distante, ma che t’ è più caro
delle storie di patio non più dette –
ancor’illumina: ma le vedette
 
dei ragazzi circondano con voce
scura con forza la vita, l’atroce
morte della libertà, che non scende
tra gli uomini dimenticati; pende
 
come una menzogna, ti sorprende
il sortilegio, il fiume ch’ accende
le correnti interne, fin’alla foce,
ch’è qui, larga, ai piedi della croce,
 
com’un’astronave dimenticata
nell’estate appena incominciata:
nella piana, in fondo alla tua storia,
 il mare ti consegna alla memoria..
 
  23 . 7 . 2008
 
 
 
 
FR e il CHE
 Foto dal Blog -Anna Maria Ortese- In sonno e in veglia- di Giorgio Di Costanzo
 
II. LA VIA, LA MEMORIA
 
Ma qual’ è la memoria che ti prende
la vita a poco a poco e ti sorprende
al margine, come una turpe storia
di capri espiatori, senza gloria?…
 
E qual’ è l’opera, o quell ’affanno
capace di rimuovere il danno
dei riti collettivi, la menzogna
che risplende su quel trono, la gogna
 
ch’affligge chi è triste, i più nobili,
ma fa premio ai cuori più ignobili?..
La terra, i commerci e gli amori,
le improvvise ricchezze, i dolori,
 
i piccoli intrighi, o gli scandali,
gli esodi, il ritorno dei vandali
dopo le carestie, le distruzioni
e le ricostruzioni, e i suoni
 
di guerra là sullo sfondo, cos’ altro
sono lungo la via, se non lo scaltro
dire guardare dell’uomo di mare
tra i rami d’ulivo?… Ecco, l’ansare
 
delle navi nel porto, il sentiero
lungo la china del monte, il cero
a devozione dei santi (mestiere,
professione di fede nelle sere
 
degl’eterni paesi), cosa fissa
tutto questo sul margine, e l’affissa
alla memoria tua e dei fratelli
ch’hanno seguito il sentiero, quelli
 
che non si dimenticano, Rosita,
Rituzza, Onofrio,Teodosio, la vita
d’Eusebia o di Giovanni lo scemo,
Maria la Zingara, Ausilia, il remo
 
piantato nell’orto, e Bartolomeo
il pastore, i giulietta e romeo?…
Le storie nascono all’improvviso,
guardando il cielo e il sorriso
 
di chi osserva un’asola sdrucita
sulla giacca, o è cieca l’infinita
meraviglia di chi crea per caso?…
Non resta dunque che questo travaso
 
di sogno e realtà, di favola e mito
che ti sopravvive : ritmo scandito
nero su bianco, memoria a memoria,
a bocca aperta, e dietro una storia,
 
in direzione ostinata e contraria
al flusso della corrente, nuotando
per chi non ha voce, della precaria
guerra d’infanzia e di Spagna sognando.
 
Ecco Bagnoli, lo smantellamento
 di Marx, dell’Italsider, d’un domani
per tutti perduto : il movimento
dei disoccupati napoletani,
 
e le mense dei poveri in quegli
anni sessanta chiusi nel taccuino
tedesco. Ora vedi Napoli (quegli
scogli non più superati) vicino
 
alla morte per silenzio ed oblìo,
non più terra d’origine, ma rollìo
che nessun mare osa più reggere,
e nessuno si sogna di leggere.
 
 
S. D. A. , 23 . 7 . 2008
 
 
 
 
 
 FR  SNOB ELEGANTE
Foto dal Blog -Anna Maria Ortese- In sonno e in veglia- di Giorgio Di Costanzo 
 
 
 
III. LO SCAVO DEL MINOTAURO
 
Sì è vero, non resta che il sogno,
lo scavo del minotauro, bisogno
urgente di sottotesto, difesa
contro l’insignificanza contesa
 
tra vita o memoria, giorni o parole;
e scavare nel fondo con le sole
forze dell’ipertesto, per spezzare
il labirinto mostruoso: amare
 
fino in fondo il fragile legame
tra visione e ragione, velame
che ricopre quel filo all’esterno,
come il raggiungibile inferno
 
di luoghi ormai gabbia per l’arcangelo
dalle ali distese, qui, nel gelo
delle turpitudini, nel migliore
dei mondi possibili, nel colore
 
della città mondo, alla maniera
della misericordia, nella sera
delle solitudini urbane. Bolo
mal digerito, oscuro è il polo
 
che tiene insieme gli opposti, la morte
della verità, la vita in sorte
agli annunci d’un mondo virtuale
di là da venire, ma nel portale
 
che ingravida sogno e menzogna.
Il minotauro – follia di chi sogna
ad occhi aperti – è il terremoto
con madre e figlia abbracciate, l’ignoto
 
macigno all’orizzonte, la nuvola
gonfia di pioggia che si fa favola,
 mito salvifico, affabulazione,
o schermo contro la disperazione.
 
Strattonata qua e là, ha trovato
il suo posto l’estate, ha sfidato
lo sfregio dei luoghi, il ghigno cialtrone
dell’uomo al comando, l’assoluzione,
 
e illumina il nostro mal stare
(non depressione, ma l’interrogare
senza risposta o precisazioni)
noi che sogniamo di rivoluzioni.
 
Se dio qui è un povero bracciante
analfabeta, muto, ignorante,
a cui bisogna tradurre il mondo,
noi forse non coleremo a fondo.
 
Nel grande letto dietro a una tenda
(dove le onde del mare invadono
la terraferma) guardi la stupenda
fusione dei fiori che non cadono
 
nel gorgo delle onde, ma è il mare
che li accoglie, come figli da amare…
Ti ricorderemo, nella controra,
nel tenero silenzio di quell’ora.
 
 
S . D . A . . , 23 . 24 . 7 . 2008
 
 
 
 
 
 FR   AL MARE
 
 Foto dal Blog -Anna Maria Ortese- In sonno e in veglia- di Giorgio Di Costanzo
 
 
 
 
 
POST SCRIPTUM
 
 
 
Che cosa apre i neri stagni
all’angolo degli occhi e imprigiona
in nude celle sbarrate il nostro sangue?
 
(F. Ramondino, da Ci sono.., 1961-62 Per un sentiero chiaro, Einaudi 2004)
 
 
 
Il poeta la pelle del fantasma
è abituato a inseguirla sempre
(è la sua ragion d’essere, un’asma
che di tempo in tempo – nel dicembre
 
di pioggia o nel giugno già estivo
lo costringe a portare il suo sacco
di chiodi ai piedi della croce), vivo
ma in preda al suo affanno, allo scacco
 
della realtà che gli sfugge, obliata,
goccia a goccia, come sangue che sgorga
da vena aperta, o dimenticata
altrove, in attesa che risorga
 
la luna delle speranze andate
(sfondo di cielo con stelle malate).
Allora, come possiamo capire,
noi che restiamo al di qua del sentire,
 
l’arancia che secca, il tempo che passa
e c’ignora nel suo volto di pietra,
noi che c’affanniamo – a voce bassa
ormai – dietro l’ombra della faretra
 
del gaio piazzista di sogni al suono
dell’arpa che n’ accompagna i passi
sopra frotte sovrastate dal tuono
del dio virtuale, da pioggia di sassi?
 
Se è la vita ch’ è cieca il poeta
il fantasma lo scorge nella foglia
aggrinzita, nella terra inquieta
che n’offusca la pelle, sulla soglia
 
della casa di cristallo, all’ombra
del pergolato, e nella penombra
della sua croce, e chiodo per chiodo
vi si getta, e s’affissa al suo nodo
 
e con quello si rimette in viaggio :
l’isola dei bambini, il calore
del sogno vivo son‘ ora l’omaggio
per l’ultima meta, senza dolore,
 
perché non si sta di casa in un luogo,
ma solo nel tempo, pseudonimo
della vita; e quel magico luogo
di tempo sospeso, quell’anonimo
 
sparire del sasso nella tua mano,
altro non è che il chicco di grano
che muore, e che propaga la vita
del fantasma nella foglia aggrinzita.
 
 
Alle foglie tendiamo le mani
alle pietre abbandoniamo il capo.
Per piangere.
Per abbracciare.
 
(F. Ramondino, da Ci sono.., 1961-62 Per un sentiero chiaro, Einaudi 2004)
 
S. D. A. , 27 . 7. 2008
 
 
 
 
 
 FR FUMATRICE INCALLITA
 Foto dal Blog -Anna Maria Ortese- In sonno e in veglia- di Giorgio Di Costanzo
 
 
[ Nel testo si citano suggestioni da La pelle del fantasma di René Daumel 1908-1944, Il Poeta di Marina Cvetaeva 1892-1941, editi da acquamarina, Via del Vento edizioni, Pistoia 2006-2007, suggestioni da Gramsci, Gide (veicolatemi dalle belle riflessioni di Salvatore Mannuzzu in Lo Straniero n.98-99 pag. 5-10) e, naturalmente, da Fabrizia Ramondino, tra cui Ma…, Ci sono… 1961-62 Per un sentiero chiaro, Einaudi Torino 2004, La Via, Einaudi 2008 e due sue interviste, apparse entrambe su La Repubblica : la prima, a cura di Luciana Sica, il 14 . 2 . 2000 e la seconda, curata da Francesco Erbani, il 24.8.1994, entrambe pubblicate sul blog Anna Maria Ortese – In sonno e in veglia di Giorgio Di Costanzo, autentico archivio vivente e grande estimatore di Fabrizia Ramondino].Essendo il testo una sorta di centone costruito su tutti i titoli delle opere di Fabrizia Ramondino e su citazioni da sue poesie (riportate, gli uni e le altre, in grassetto nel testo), si dà di seguito la bibliografia delle opere di F. R. :
(Sono citate anche le riedizioni)
 
Althénopis (1981) Einaudi
Taccuino Tedesco (1983), Einaudi
Storie di patio (1983), Einaudi
Un giorno e mezzo (1988) Einaudi
Dadapolis (1989), Einaudi , con Andreas F. Muller
Star di casa (1991) Garzanti
Dadapolis, Napoli al caleidoscopio , Einaudi (1992) con Andreas F. Muller
Morte di un matematico napoletano (1992), Ubu libri
Terremoto con madre e figlia (1994), Il Nuovo Melangolo Teatro
Vedi Napoli (1995), Menabò Comunicazione
Althénopis (1995), Einaudi
In viaggio (1995) , Einaudi
Polisario, un’astronave dimenticata nel deserto (1997), Gamberetti
Ci dicevano analfabeti- Il movimento dei disoccupati napoletani degli anni settanta (1998), Argo
L’isola riflessa (1998), Einaudi
Passaggio a Trieste (2000), Einaudi
Un giorno e mezzo (2001), Einaudi
Bagnoli, lo smantellamento dell’Italsider (2001), Mazzotta, con Rossana Rossanda e Vera Maone, fotografie di Vera Maone
Guerra d’infanzia e di Spagna (2001), Einaudi
Il libro dei sogni (2002), L’Ancora del Mediterraneo
Per un sentiero chiaro (2004), Einaudi
Il Calore (2004), Nottetempo
Arcangelo e altri racconti (2005), Einaudi
In direzione ostinata e contraria (2008), Pironti, con Renate Siebert e Assunta Signorelli
La Via (2008), Einaudi
 
 
Salvatore D’Angelo
_______________________________________________________
 
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4 thoughts on “

  1. Bellissimo omaggio
    a un’autrice fatta
    alla poesia del mare,
    al frassino giovane,
    al chiaro giorno dell’infanzia,
    favola del sud, luminosa gente,
    con dolore in testa,
    lingua di esilio, marinaio
    rimasto nel paese,
    dentro storie entrando
    nel paesaggio di pietre,
    carnale colline, carnale mare.

    Grazie immenso.
    Saldan!

  2. Grazie Salvatore

    Ho pianto di commozione perchè non c’è più e tuttavia rimane tra noi ancora più bella della vita che l’ha presa

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