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INEDITI

 

 

 

Presento qui  versi che parlano della morte con sommessa, efficace eleganza, intensi costruiti su personificazione, metonimia e sineddoche, vecchie figure retoriche che assumono nuova verve grazie al tono squisitamente femminile del componimento : personificazione delle dita femminili ( e cosa c’è di più bello) da sempre abituate alle opere e alle fatiche della vita.  I gesti quotidiani, le dita che toccano, modellano, accarezzano sono altro rispetto agli stessi degli uomini, proprio perchè le dita femminili (e qui anche metonìmia e sinèddoche) sono il prolungamento della donna stessa, quintessenza della vita:  i resti umani, muti testimoni del passaggio della morte, sono accarezzati con “leggera mestizia”, e i gesti dolci e compassionevoli  delle dita femminili sembrano proprio toccare e riportare “alla vita” il “fenomeno” morte, parte di essa.

L’autrice è Elda Martino, archeologa dalla squisita sensibilità poetica, nutrita dai grandi classici greci e latini.

 

 

Le mie dita

 

di

Elda Martino

 

 

TESCHIO

 

 

 

Le mie dita sapienti 

hanno smosso la terra,

per intere stagioni

hanno frugato tra femori e teschi.

Non temono la morte,

quotidiana frequentazione

quieta amicizia,

la guardano con compassione,

la prendono, la riportano in vita

con leggera mestizia.

                                                                   

 

 

 

 ELDA MARTINO 2

Foto Agostino Della Gatta

 

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One thought on “

  1. Che bellezza la presentazione di questa poesia…
    Le mani sono piena di sagezza
    e di dolore,
    si delinea la geografia
    del lavoro,
    del tempo sparito
    delle carezze
    la poesia che leggo
    chiede scavi nella morte
    lavoro di ogni giorno
    che si avvicine al termine.

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