POESIA AL FEMMINILE, GIOVANNA BEMPORAD

 
 

GIOVANNA BEMPORAD

(Giovanna Bemporad, Ferrara 1925)

MADRIGALE

FrangipaniFlowers

 
Padiglione di mandorli nel biondo
colore di febbraio è la campagna;
e al rapido infittirsi dei germogli
che traboccano, o in punto di incarnarsi,
la voluttà mi afferra senza braccia.
L’immagine di lei si acciglia e ride
sotto un gioco di rondini, al suo collo
mobile di baleni accosto il labbro
e alla sua bocca, foglia di sibilla.
Ma insiste per i campi un assiuolo
l’armonia di velluto, e fa un profumo
dal suo bruno languore misurato
la viola; io ripenso le sue dita
rosse all’estremità, petali intinti
di porpora, tracciare sulla sabbia
dei millenni il mio nome all’infinito.
 
 
 
VERAMENTE
IO DOVRO’
DUNQUE MORIRE

FrangipaniFlowers

 
Veramente io dovrò dunque morire
come un insetto effimero del maggio
e sentirò nell’aria calda e piena
gelare a poco a poco la mia guancia?
Più vera morte è separarsi in pianto
da amate compagnie, per non tornare,
e accomiatarsi a forza della celia
giovanile e del riso, mentre indora
con tenerezza il paesaggio aprile.
O per me non sarebbe male, quando
fosse il mio cuore interamente morto,
smarrirmi in questa dolce alba lunare
come s’infrange un’onda nella calma.

DaEsercizi”, Garzanti, 1980

 
 
 
 
MIA COMPAGNA
IMPLACABILE
LA MORTE

FrangipaniFlowers

Mia compagna implacabile la morte
persuade a lunghe veglie taciturne.
Ma non so che inquietudine febbrile
fa ingombro a questo dolce accoglimento
calando il sole, prima che ogni gesto
si traduca in memoria e che ogni voce
s’impigli nel silenzio. Forse il vento
porta come un rammarico del tempo
che non è più, trascina per le strade
deserte una fiumana d’ombre care.
E biancheggia un’immagine tra i gigli
di giovane assopita nel suo riso.

DaEsercizi”, Garzanti, 1980

 
 

1888

Da “AFORISMI

FrangipaniFlowers

È come un gioco
di venti nella polvere di un prato
senza confini, l’ansietà dei vivi…

E al nome della giovinezza io sento
stringersi il cuore come ad una fiamma
che si risolve in cenere.

LE PLEIADI

 
 

Per chi volesse leggere ancora su Giovanna Bemporad, anche suoi testi,

consiglio i seguenti blogs:
 
Anna Maria Ortese – In sonno e in veglia di Giorgio Di Costanzo, Splinder
 
Giovanna Bemporad di Orazio Converso, Worpress
 
La Dimora del Tempo Sospeso di Francesco Marotta, Splinder
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POESIA AL FEMMINILE, DUE VOCI
REFLEJOS (NC)
                       (dal blog Minimalismi letterari e dintorni conrovento)
 
CENTINAIA DI NOTTI
di
Kathryn Levi
 
(Tradotta dall’inglese da  Maria Baiocchi)
 
ascolto-metamorfosi 1 (NC)
(Foto dal blog Minimalismi letterari e dintorni conrovento)
 
Qualcuno passa la vita
su in soffitta, in attesa.
 
La notte scorsa ha sussurrato
vieni da me. Ero troppo lontana.
 
Ma ho sognato la sua voce
che aspettava la mia. In un’altra stanza
 
una vecchia va su e giù lentamente
vuole che stia con lei
 
a farle compagnia – è tutto quello che resta.
Alla fine del giorno scricchiola una trave
 
da qualche parte in ogni casa abitata da fantasmi.
Una bambina pensa – è il mio fantasma
 
che mi viene a prendere.
La nonna sorride, lei sa
 
troppe cose. Dev’essere li che
infine arriva. Questo ho pensato
 
centinaia di notti fa.
Non sono venuti i fantasmi, né l’amico perduto
 
dalle mani gentili. Ho stretto l’aria
tutta la notte. Era così morbida.
 
Allora cosa resta? Le mie mani
sono vecchie ora e tremano, chiedono aiuto.
 
E l’attesa è fredda
troppo pochi
 
i ricordi. Ma ancora riesco a sentire.
Ascolta – quello era quasi
 
un suono.
 
Da LO STRANIERO n. 96 Giugno 2008 Arte e Parte pag. 85
 
 
 
suggestioni sconnesse
                       (dal blog Minimalismi letterari e dintorni conrovento)
 
 
LES RETROUVAILLES
 
Per photoshopero 28
di effeffe
 
 
di Véronique Vergé
 
 
LUNA A POSILLIPO
L’anima di chi
è allacciata ad una voce
alla musica del mare
entra nella mia,
straniata, con grida…
 
Grida della fame d’esiliata
senza nulla in bocca
che non sia poesia….
 
Grida d’amore
e di malinconia
alba della fine
di me e di Marina…
 
d’una morte estiva
persa e ritrovata
nel respiro del mare….
 
Fame
senza centro e  colore
assoluta
sempre avanti  nell ‘ombra,
nel cuore della  solitudine…
 
Guardo più dappresso
i mille punti d’aria delle onde,
come il respiro che si allunga
(e che rattengo),
per non morire….
lido don pablo sal di vilio
(foto Salvatore Di Vilio, da Diario Settimanale)
 
(Elaborazione di un commento di Véronique Vergé su Nazione Indiana, a cura di Saldan)

MUSTAFA
 
di Franco Arminio
franco_arminio  1
 
metto qui una poesia scritta molti anni fa per un amico bosniaco che trovò rifugio e morte a bisaccia. la dedico ai sei militari morti a kabul.
NOTTE DI GAZA (NC)
**
settembre ci ritrova in un piattino
d’acque scure
con la prosa povera delle acacie
il grillo di carbone
le anime rafferme o addormentate.
in questi giorni di cui nessuno è lieto
l’aria è disadorna
e noi siamo estraniati da ogni ardore.
né docile, né servo all’agonia
il pittore di sassi ha un filo di fiato
per tenere a bada la morte,
nient’altro.
la nera stella dei balcani è in frantumi
e lui deve stirare uno ad uno i suoi respiri
la sua ultima biancheria.
la tavola del mondo è inospitale.
un dio barbaro getta i sassi
dal cavalcavia.
INCURIA (NC)
Written by Arminio in www.comunitàprovvisoria.worpress.com il  17.9.2009
 

 

IN MEMORIA DI SIMONE CATTANEO
simone-cattaneo
 
Simone Cattaneo
(1974 – 2009).
Sue poesie sono state pubblicate su “Atelier”, “La clessidra”, “Hebenon”, “ Poesia”, “Letture”, “Graphie”, “Tratti” e “Clandestino”. E’ stato incluso nel testo curato da Giuliano Ladolfi, L’opera comune. Antologia di poeti nati negli anni settanta (Atelier, 1999). Suoi testi, con una presentazione di Roberto Roversi, sono presenti nell’antologia Dieci poeti italiani (Pendragon, 2002), a cura di Maurizio Clementi. È stato incluso in Lavori di scavo. Antologia dei poeti nati negli anni ‘70 (Antologia web di Railibro, 2004) e in 100 Poesie di odio e di invettiva a cura di Antonio Veneziani (Coniglio Editore, 2007). Il suo primo libro di poesia, Nome e soprannome, è stato edito nel 2001 nella collana di poesia della casa editrice Atelier, come l’ultimo Made in Italy , 2009
 
Poesie di Simone Cattaneo
 
Made in Italy
 
Non mi importa niente dei bambini del Burchina Faso che muoiono di fame,
non ne voglio sapere delle mine antiuomo,
se si scannassero tutti a vicenda sarei contento.
Voglio solo salute,soldi e belle fighe. Giovani belle fighe, è chiaro.
Che gli appestati restino appestati, i malati siano malati e
i bastardi che vivono in un polmone d’ acciaio
fondano come formaggio in un forno a microonde. Voglio bei vestiti,
una bella casa e tanta bella figa. Buttiamo gli spastici giù dalle rupi,
strappiamo fegato e reni ai figli della strada
ma datemi una Mercedes nera con i vetri affumicati.
Niente piani per la salvaguardia delle risorse energetiche planetarie
vorrei solo scopare quelle belle liceali che sfilano tutti i sabato pomeriggio
con la bandiera della pace. Non ho soldi e la botta è finita.
Ma sono un uomo rapace, per le vacanze pasquali
quindici milioni di italiani andranno in ferie lasciando
le loro comode case vuote.
Alla fine non sono razzista. Bianchi, neri, gialli e rossi
non mi interessano un granché.
 
ANIMA NERA 4
*
 
Mi sono svegliato di colpo e ho visto le finestre aperte della camera da letto
e un’aria densa e grigia che mi faceva tremare dalla testa ai piedi.
La mia ragazza ucraina nuda sul davanzale mi indica il confondersi
senza retorica della luna con il sole attraversato
da un lampo d’aeroplano schiacciato.
L’avrei voluta strangolare sul posto con la cintura dei pantaloni
se solo li avessi avuti addosso. Quindi le ho chiesto gentilmente di chiudere
le finestre e di tornare a letto per un ultimo chiarimento.
Due giorni dopo l’ho prestata al mio migliore amico in cambio
di tre prime linee di Versace e di un aperitivo al bar.
Perchè l’amicizia è sempre l’amicizia.
IMMAGINI E . M. 1 
*
 
Troppo bello per essere un pugile,
troppo brutto per fare il magnaccia
camminavo nel centro di Buccinasco
senza lavoro e inzuppato di grano
aspettando l’ora dell’aperitivo
quando mi sale la voglia di farmi fare le carte dalla vecchia strega del quartiere.
In realtà i suoi tarocchi non sono altro che
pezzi di bibite strappati a dentate ma alla fine ci si arrangia con quel che si può.
Rifilato un carico da venti alla vecchia le chiedo brutale
quando morirò, lei mi sorride e risponde presto a ventisette compiuti.
La informo dei miei ventinove e la mia anziana strega di Buccinasco mi
conforta dicendomi, vedi allora sei un uomo fortunato.
I soldi migliori spesi negli ultimi dieci anni.
 
cartomante
*
 
Si è tagliata le vene e ha disegnato con il sangue
sul muro che costeggia il mio palazzo dei dolci gabbiani d’amore.
Non è servito l’intervento di pulizia del comune, un po’ di pioggia
nella notte ha cancellato tutto. Chi fosse questa strana tipa
non si è voluto mai sapere, aveva solo una specie di ponteggio
che le reggeva il mento. Sarà stata una grave malattia dal decorso fulminante.
Certo è che novizi, discepoli e santoni
portano tutti gli stessi cognomi
contraggono il viso ed è un omicidio,
credono nell’ospitalità di un’unica soluzione,
una sola dimensione, una fatale emarginazione.
 
IMMAGINI ELDA MARTINO
*
 
Non luogo a procedere.
Guardo dalla finestra di casa lo scheletro di una lavatrice
partorire sotto i platani del viale una nidiata di conigli elettrici,
alzo la testa e vedo un soffitto di stagno rosso arancio
sbilanciarsi in avanti con rumori assordanti, cammino rasente i muri
con la paura di inciampare nel materasso di lana arrotolato e
fracassarmi di nuovo la clavicola.
Vorrei che qualcuno mi picchiasse sulla schiena con degli asciugamani bagnati
e mi scaricasse fra le macchine abbandonate in zone isolate.
deren_skull2
*
La madre di un mio compagno delle scuole medie 

mi ha bloccato in una strada del vecchio quartiere

dicendomi che suo figlio era morto 

Non si è sbilanciata più di tanto e mi ha invitato al funerale.

Mi è parso buona educazione accettare.
 
Una settimana dopo mi ha fermato sotto casa e con aria decisa
 
mi ha confidato che calzo lo stesso numero di piede del suo povero figlio,
 
così mi ha regalato due paia di scarpe e un giubbotto giallo.
 
Qualche sera fa sono finito in un bar di Milano e
 
ho abbordato una ragazza sudamericana molto sensibile
 
al mio nuovo giubbotto canarino. Ho stretto gli occhi
 
e le ho sussurrato che per i particolari non bado mai a spese.

 
 

baldung14
***
 
 
Il mio amico Giulio si arrangiava mangiando ragni per pochi soldi,
 
con qualcosa in più si scolava un bicchiere di detersivo davanti
 
ai clienti del bar, ha impegnato la fede nuziale e ha preso lo scolo
 
per potere mangiare, odiava politici, froci, zingari e musulmani
 
non si è mai capito per cosa parteggiasse
 
forse solo per quell’albanese comprata e smontata
 
a piacere sulla branda buttata in fondo al cantiere.
 
retrouvemoi_sous_les_pieds_des_ga_2
 
***
 

Ho incontrato un mio vecchio compagno di calcio
 
alcuni mesi fa in un ristorante di Torino, abbiamo giocato insieme
 
per circa dieci anni, da altrettanti non ci si vedeva
 
ci siamo abbracciati e abbiamo ordinato da bere. Vive lì adesso, almeno
 
così mi ha detto, genitori e fratelli morti, una zia a Garbagnate e
 
qualche cugino vicino a Napoli, gli unici suoi gioielli.
 
Era già ubriaco. Nessuna donna, lavoro interinale e monolocale.
 
Poi mi ha domandato come me la passavo. A quel punto è caduto
 
dallo sgabello del bancone e si è fratturato femore e umore.
 
Ho pagato il conto, chiamato una autoambulanza e me ne sono andato
 
sapendo che non avrei potuto fare niente di più
 
quella notte, né per lui né per me. Quando giocavamo
 
insieme, entrambi difensori, non provavamo pietà per nessuno.
 
 

giuseppe-tomelleri
(foto dal blog La Dimora del tempo sospeso)
***

 
Era il capocannoniere acclamato dei tornei di calcio dell’intero isolato
 
anche se riceveva la pensione di invalidità per totale cecità,
 
riusciva a spaccare il parabrezza di una macchina a mani nude senza tagliarsi,
 
aveva la pelle delle braccia flaccida come asfalto fuso
 
tutti i ragazzi non più alti di così
 
lo chiamavano Aladino perchè risolveva ogni problema di vita con un buon consiglio.
 
E’ morto straziato dal monossido di carbonio di una stufa a metano,
 
ha lasciato alla ex moglie una roulotte verde sbiadita e
 
dei cumuli di spazzatura grandi come piscine comunali.
 
Quando ero bambino mi ha biascicato che per innamorarsi
 
bisogna procedere alla molatura per ottenere una superficie liscia oppure
 
percorrere un’autostrada contromano in agosto.
 
Perché proprio in agosto non l’ho mai capito.
 

 
urlo-di-munch
***
 

Aveva un piede valgo e studiava diteggiatura
 
mentre tramutava Ketamina liquida in cristalli per poi sniffarla
 
e mi chiese ad un tratto facendosi serio cosa ne pensassi
 
della situazione mediorientale e delle scarse risorse energetiche planetarie.
 
Mi sono tuffato sulla poltrona di elle marrone del salotto e
 
ho chiesto un pò di vino. Inizia la partita dell’Italia fra poco,
 
tutti in piedi a cantare qualcosa di diverso mangiandosi solfeggi e
 
salame: è solamente un’altra serata di calcio contaminato,
 
in attesa di una nuova leucemia.

INCURIA (NC)

LA MIA IMPRESSONE DI LETTURA
 
di Saldan
 
Bella poesia, poesia narrativa, d’invettiva, non gridata e non retorica, ma tutta nel testo dei “parlanti” che “si fanno” sulla carta, un po’ alla maniera dell’antologia di Spoon River di Lee Masters.
Qui, però, non c’è il senso nostalgico e desolato dei morti che “parlano” retoricamente al lettore-vivente. Qui la forza è tutta nell’antiretorica della rappresentazione a tutto tondo di personaggi- mostri, emblemi di ciò che pullula negli ambienti urbani , nelle periferie del postcapitalismo, “from under”.
Nessun artificio retorico; ritmo e stile sono tutti nella rappresentazione, nello “sparire” della voce del poeta-narratore:pefetto esempio di mitopoiesi o di “mise en abime” senza nulla concedere al narcisismo o all’interferenza del poeta /autore : qui si vede cosa vuol dire “rappresentare e far parlare un personaggio, sparendo, non lasciando intravedere la “funzione di regia” del poeta/narratore: quando ciò riesce, allora il “testo” ha raggiunto lo scopo, ha un suo perfetto equilibrio, al di là della forma chiusa (rima, metro) o aperta (versolibero).

Davvero bravo, Cattaneo. Non lo conoscevo. Che peccato che abbia “scelto” di andarsene! Che spreco, quanto ancora avrebbe potuto dare, esprimere!

Grazie a Gianni Bondillo  e a Flavio.Santi per averlo ricordato su Nazione Indiana. Qui di seguito rilancio il post lì inserito il 15 settembre scorso.
 
simone-cattaneo

 
[Come m’ha scritto attonito, via email, Flavio Santi, "in questi giorni è successa una cosa assurda: Simone Cattaneo, giovane poeta, ha deciso di andarsene". Abbiamo deciso perciò, per ricordarlo, di pubblicare qui su NI un articolo di Flavio uscito tempo addietro su "Il Riformista" e poi, a seguire, alcune poesie di Simone. G.B.]
La carriera del poeta

di Flavio Santi
Strana la carriera del poeta. Strana soprattutto in Italia. Prendete ad es. uno come Simone Cattaneo. In Inghilterra o in America sarebbe una star, un poeta conteso da reading e salotti buoni, programmi tivù e seminari universitari. Che è quello che succede ai suoi colleghi Armitage – con cui condivide fra l’altro lo stesso nome – , Paul Muldoon e soci. Quello che voglio dire è che Cattaneo fa una poesia al vetriolo, tra il sociale e il vuoto per dirla con i Baustelle, amatissima all’estero. Cattaneo è il nostro Armitage (per dimostrare questa tesi una volta ho fatto uno scherzo tremendo a un critico: gli ho passato un gruzzolo di poesie di Cattaneo spacciandole per primizie di Armitage. Non vi dico l’entusiasmo dell’illustre studioso per quegli “inediti”…).
C’è un piccolo problema (tale in Italia, no di certo all’estero): Cattaneo è come la sua poesia, franco e schietto, non fa la corte a nessun potente di turno, critico e poeta, lui pensa a vivere e a scrivere. Ma nel nostro bel paese questo significa una sola cosa: isolarsi. Per questo Cattaneo non è ancora valutato come merita. Lo vedete nelle antologie che contano? Ai festival di tendenza? No. No, perché – sembrerebbe un paradosso, ma è così – Cattaneo pensa a scrivere, e non a – prendo in prestito la brutalità del suo linguaggio – leccare il culo. Si fa presto a esibirsi in impeccabili analisi testuali, retoriche e stilistiche – chi non ne è capace? –, quando invece il problema è a monte, ed è di natura morale (e dunque molto più arduo): come essere in grado di compiere scelte di qualità e non di interesse. Non dico sempre (siamo esseri umani, suvvia, peccatori ed esposti al richiamo delle sirene), ma almeno nella maggior parte dei casi. Per fare un esempio: se Thomas Pynchon vivesse in Italia, con lo stile di vita che conduce, sarebbe inedito e dimenticato. Qua in Italia per avere un minimo di riscontro bisogna pensare al come, non al cosa. Crearsi una rete di rapporti, costruirsi una figura pubblica, e poi su quelle basi innestare tutto il resto – che in una concezione normale di arte sarebbe invece il dato primario. Bisogna ripensare i modi di fruizione dell’arte: il marchio, il brand sta diventando una presenza troppo ingombrante anche in questo campo. Così facendo il rischio principale è di oscurare autori di indubbio valore ma dalla vita sociale “normale” e non compromessa a qualcuno o qualcosa. In cambio, si sa, abbiamo autori deboli ma presenzialisti (l’elenco è chilometrico, per non fare torto a nessuno applico il teorema di Sturgeon: il 90% di tutto è spazzatura. Funziona benissimo anche in letteratura italiana).
Del resto l’Italia che emerge dalle poesie di Cattaneo è proprio un’Italia di questo tipo: meschina, approfittatrice, paracula, senza dignità, votata al più bieco compromesso. Ma Cattaneo non odia quest’Italia; a suo modo la ama. Di un amore struggente e autodistruttivo, poco lenitivo e molto disperante. Come scrive Pasolini: “Questa è l’Italia, e / non è questa l’Italia: insieme / la preistoria e la storia che / in essa sono convivano, se / la luce è frutto di un buio seme”. Cattaneo racconta la storia di un paese perso e smarrito. Al tracollo morale e culturale.
*
 (Pubblicato da Gianni Biondillo in Nazione Indiana 15 settembre 2009 h 10.00)
 
 
Per chi volesse leggere la poesia di Simone Cattaneo, consiglio:
 
  • Nome e soprannome , Editrice Atelier 2001
  • Made in Italy,    Editrice Atelier, 2009 € 10,00
 
 ordinabili dal sito della Editrice Atelier
ELISABETTA COSIMI 13

 

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NATÁLIA CASTALDI, POESIA CIVILE

 

“Pianto di stelle anche stanotte/nel cielo dei soprusi/d’umano invocare divine discolpe/per rammendare squarci di carne ed anima/nello scendere del sipario sull’infamia del mondo.”

 

 

 

IN BIANCO E NERO

 

IN BIANCO E NERO (NC)

 

 









È inutile come il mattino

dopo un sonno senza riposo
rincorrere l’ombra d’un sentiero di cipressi lividi
infilando perline ad una collana spezzata
intorno al collo della negligenza.

Succube di parole morte nella notte senza afa
la fede spezzata in un crocicchio di quesiti senza attese

si deforma nello specchio di mille maschere

(di zucchero e  sale.


***
Se la luce è trasparenza a cosa serve questa patina dorata?

***

In bianco e nero amo guardare il vero delle cose
nel grigio smorto delle nebbie al camminare

degli scarponi antinfortunio detratti a rate

dallo stipendio aziendale.

 

***


Alle cinque cantava la sirena il richiamo delle anime
trascinanti corpi che evaporavano odori di letto e figli.
Seduta a studiare diritto internazionale

la osservavo passare in fretta e sognavo un avvenire

che mi facesse ricordare il suo nome,

ma una mano scrisse una legge, poi perì nel sangue.


***
Nessuna luce ancòra dal mio balcone è degna

dei colori del reale

***

 

Si mischiano le pelli dei sottopagati nel sudore

Appeso a mezz’aria dal suolo senza funi né ripari.
Cartellini da timbrare con contratto interinale
e domani un nuovo mestiere per bestiario di pretese.

 

***

 

La preghiera del padre si disegna agli angoli

d’una bocca da sfamare
nei crampi d’uno stomaco vuoto d’amore
che brama leccornie da consumare in fretta
per mondare gli interstizi dei denti dagli avanzi

                                                               di fragole mature,
lievi come il mulinare del vento

per un marinaio nato in camicia che mille lidi  

                                                         (attraversa

sempre appeso alla sua rammendata tela
che perde il tempo dalle toppe dei suoi miseri 

                                                           (inganni.

 

 

POESIA CIVILE (NC)






Da Rosso Levante

 

LA  CICALA

 

S’io fossi una cicala

frinirei le mie note

nel bramir d’ali e foglie.

Scivolando s’una goccia

nello stagno delle vertebre abbandonate

brandirei pagliuzze dorate.

Mozzando capi chini

di vergogne ossequianti,

sederéi mille battaglie

nel sangue dei codardi

e dei potenti

per riconquistarti il mondo

nel silenzio del mio canto.

 

Vittima camorra

KAMIKAZE

 

Stringhe di dolore annodano l’olfatto

                                      [nel caffè bruciato e vapore uggioso].

 Ricarichi le ossa nella tosse d’una sigaretta

                                             [tra anelli d’esitazione e paura].

Nel giubbotto logoro di anni e preghiere

                           l’odore del letto vuoto

                                     sul sedile di un metrò.

 Ti giri di scatto

– presagio di un nulla

   vuoto del ricordo:

danzano gli occhi

sulle lettere d’una stazione

                                                                [nessun ritorno da vidimare

                                                                  e sudore tra le dita].

 Rimbocchi il colletto

ed il freddo nelle vene,

                 [t’inonderà il silenzio

                                        violento nel rapido finire].

 

Inghiotti la ragione con la vita,

                                   [nel suo sguardo il tuo tizzone]

 non verrà il perdono

ma un addio che è una causa

                         senza stato né nome.

 

 

 

NOTTE DI GAZA, 28 DICEMBRE 2008

NOTTE DI GAZA (NC)

 




Affilo gli accenti e le virgole ai pensieri,

acuminati

feriscono le orecchie sulle dita della notte,

nella carne dei sospiri di urla innocenti

una lingua di terra benedetta da più dèi

nel sangue degli eletti:

ieri bambini senza corse

oggi fame senza domani

e sete senza speranze.

 

Pianto di stelle anche stanotte

nel cielo dei soprusi

d’umano invocare divine discolpe

per rammendare squarci di carne ed anima

nello scendere del sipario sull’infamia del mondo.



 

Funerale vittima camorra


 





DE RERUM NATURA

 

 

Non mi inginocchio davanti ad altari
rivestiti di tele e ricami,
oboli di fedeli
a purificare in bianco candore
di sete e damaschi e ori,
peccati terreni,misfatti
e umane meschinità.

Non sciolgo sulla mia amara lingua
ostie come carni divine
e non rinchiudo in portafogli,
tra denari e scontrini,
nòccioli di dattero come propizio feticcio
per prospero domani,
né santini dalle mani insanguinate
di stimmate e dolori
per garantirmi la fede
ed un sereno domani.

Templi e pagani riti  reiterati in riscritte vesti
a giustificare poteri e contrabbandi di menti

                                con aldilà e timore di Dio,
che imperfezione naturale d’animale genere

ha voluto a pascolare in gregge di iene

in famelico divorare la carne del più debole

che soggiace, per malefica invenzione
del male al di fuori della creazione.

Mi inginocchio davanti a me stessa,
alla mia meschina natura nella Natura
ed essa prego che non infierisca
davanti allo scuotere delle onde sulla battigia
e alle creazioni di umana creatura
                                       in sua potenza d’arte.


Alla mente spaccata tra bestiale istinto
                                     e razionale evoluzione
rivolgo disperato pianto e preghiera
che abbia pietà dei cuccioli d’uomo
                                 e non inchiodi alle croci

armando innocenti come cani affamati

per ludibrio di scommessa
                         e due monete d’oro in tasca.

 

 

BOMBE A GAZA (GUERRILLA RADIO)

 







STORIA SENZA STORIE

 

Terra di cedri ed ulivi,
terra di pietre maledette
in nome di quale Dio affoghi
in rovi e polveroso affanno
per diritto d’un popolo
nella diaspora nutrito
d’amaro sale e dolore?

Ieri vittime tatuate a numero e fosse
non vedono lo scempio del proprio diritto
nel disumano vissuto genocidio?

Acre odore macabro di decenni
e sangue di disperazione e fame
sulle terre sfrattate e mutilate
non giungi ancòra alle narici

dei nuovi Pilato immobili

a decretare nel complice silenzio
il trionfo dell’inferno sulla storia.

bambinosuproiettilepa6



LA CANZONE DELLE PRIMULE ROSSE

 

In un presente privo di memorie
per le croci senza lapide né nome
raccogli secchi papaveri rossi
tra le pagine d’un vecchio diario
e dàlli alle fiamme di questo stanco cammino.

Nel seme della ribellione
si nasconde il tacito dolore
dell’animo che avanza negli anni represso.
Aprimi varchi tra le nebbie del pensiero
e tornerò libera in catene
al servizio di arroganti minimi.

Ha avuto un nome ogni ideale
scagliato dalle torri
alla diaspora dei mondi
nelle lingue confuse d’incomprensibili déi
e profeti d’uguaglianza
armati d’arroganza e verità.

Falliremo ancora ma ci rialzeremo
nell’urlo delle nostre parole
scritte dal vento sulle tue labbra
e nel pugno chiuso scagliato al cielo

                        dei padri del pensiero.

Andiamo avanti compagno leggero
cantiamo ancora delle primule rosse
che fioriscono nelle primavere
                                       dei soprusi.


Cantiamo ancora ché non sia finita
la nostra lotta senza strage né terrore
cantiamo ancora e culliamo d’amore
questo nostro stanco ideale.

 

ERO UNA DONNA (NC)

 





ERO UNA DONNA

(2 AGOSTO 1980)

 

Ero una donna,

camminavo per strada:

pesanti i sacchi della spesa,

scendevo le scale della stazione.

 

Tornavo all’odore dei miei panni,

ero una donna

con la spesa per la cena.

 

Sono brandelli di carne

nello scoppio di un odio senza nome:

–          lo chiamano ideale …

ma io non ho più avuto amore  –

 

Tumuli di pianto

e fiori secchi

nel silenzio delle fosse

senza più dolore:

solo memorie

e vili vivi

nel canto delle foglie

d’un autunno perenne.



 NATALIA CASTALDI  2

(continua…

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NATÀLIA CASTALDI, MY EROS

“Nelle ore assorte,/oltre le apparenze/sei me in ogni grano d’una corona di preghiere”

 

 

INCHIOSTRO - MY EROS (NC)

 

 

 

 

 











INCHIOSTRO

 

Intreccia i miei respiri alle parentesi quadre dei tuoi pensieri

smussa le virgole ed accarezzami gli accenti

striscia sul corpo del mio testo

                                         dàgli peso

penetra ogni parola

                          ogni verbo

bagnami la lingua della tua saliva

             – nel leggermi piano

                  senza fretta –

scivola sul ventre di ogni pausa di silenzio

e stropicciami ad ogni lettura

                                         nelle ore di noia

mentre vieni nelle mie caverne

                             e sui miei capelli

                                          ed alle mie labbra

                                                         offri ancòra nuovo inchiostro.

 

 

 

MY EROS (nc)

 

 

 

 

 















SPEZIATO D’ORCHIDÉE



Lasciami scivolare lungo le pareti del cuore, 

spingimi contro questo muro,                           
braccami fino a togliermi ogni fuga:                  


– solleva le mie gonne –                                          


metti  a nudo i petali nascosti                         
e svelami i segreti del  generoso miele            
speziato d’orchidée.                                      

 

Con dita mature                                              
indicami vie d’ uscita fluïde                           
dai labirinti di remore e pudori:                    


in abbandono di presa                                     

sulle ginocchia sciolte di sesso e di piacere,
prenditi gioco di questo corpo ancora ingenuo:


e la delizia della mia fame nuova                     
rigonfi in te di tenero turgore

il fiore che mi salda allo specchio del tuo amore. 

 

 

 __________________________________________

 

Fuoritesto

REFLEJOS (NC)

 

 

 

 

NODO

Pubblicato in Minimalismi letterari, poesia contemporanea

da natàlia castaldi il 3 Settembre 2009

 

 

Come celare alle foglie

il tempo di un respiro?

Farò un nodo al fazzoletto

stretto in gola, stretto

che non si sciolga

come fosse un pianto.

 NATALIA CASTALDI


(Foto e testi da MINIMALISMI LETTERARI E DINTORNI cont
rovento)


(continua…..

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ANCORA NATÀLIA CASTALDI

 

“Noi, incerti pescatori di conchiglie,/bracconieri scuoiati a crudo/dentro il giglio fragile/del olvído/” (da LE CARTE)

 

 

NATALIA CASTALDI

 

 

 

 

SCARBOROUGH FAIR

 

 

 

ricamatrice

 

 















C’erano banconi di legno grezzo e massiccio interamente ricoperti da latte di finto argento d’ogni misura, tipo e caratura. Erano piene di fiori multicolore: si contavano gerani, rose, verbene, tulipani… seduta, come si trovasse all’interno della sua normale abitazione, una vecchina ricamava centrini intagliati a mano, “un’arte antica”, sembrava dicesse ad ogni passaggio di filo nella tela, “profuma ancora di speranze e sogni da rammendare”.

 

Sollevando il capo, senza una parola, mi porse un fazzoletto in lino, grezzo. Lo presi come se ne conoscessi motivo e ragione – complice del suo silenzio –  continuai ad osservarla.

Senza distogliere lo sguardo dal ditale – “devi ricamarlo senza usare filo ed ago, poi lo devi stirare senza ferro né vapore”, diceva lentamente, “e dopo averlo ripiegato in essenza di lavanda, glielo devi consegnare … eh, ragazza mia, cent’anni prima io persi la ragione” – concluse, svelando una smorfia di commozione sulle labbra corrucciate. Abbassai il capo, lei congiunse l’indice alla bocca a suggellarne il segreto.

Dalla folla di tamburelli nella piazza mi avvolse d’improvviso una canzone: era la fiera di Scarborough in aprile, la fiera dei folli, dei sogni, dell’amore.

N . C .



 

 

(Pubblicato in  Minimalismi lettari controvento scritture  il 31 Agosto 2009)

 

 

 

SE TUTTO E’ DIVENIRE

Pubblicato in Divagazioni, poesia contemporanea da natàlia castaldi il 21 Agosto 2009

 

a-piedi-nudi1












Se tutto è divenire

tra rocce smussate

ed argilla disciolta nelle alghe

                                               – se tutto mi è divenire

                                                   nelle unghie spezzate

                                                   e l’acqua alle caviglie

                                                   che bagna e non lenisce

                                                   squarci avvolti in guscio d’epitelio –

perché ancora non muta e impallidisce?

Perché fermo – lì –, fisso

al greto dentro il grembo,

segue l’occhio nell’arcata

– incestuoso – il sopracciglio

nello stridere di timpani e silenzio?

 


NATALIA CASTALDI









(continua…