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NATÁLIA CASTALDI, POESIA CIVILE

 

“Pianto di stelle anche stanotte/nel cielo dei soprusi/d’umano invocare divine discolpe/per rammendare squarci di carne ed anima/nello scendere del sipario sull’infamia del mondo.”

 

 

 

IN BIANCO E NERO

 

IN BIANCO E NERO (NC)

 

 









È inutile come il mattino

dopo un sonno senza riposo
rincorrere l’ombra d’un sentiero di cipressi lividi
infilando perline ad una collana spezzata
intorno al collo della negligenza.

Succube di parole morte nella notte senza afa
la fede spezzata in un crocicchio di quesiti senza attese

si deforma nello specchio di mille maschere

(di zucchero e  sale.


***
Se la luce è trasparenza a cosa serve questa patina dorata?

***

In bianco e nero amo guardare il vero delle cose
nel grigio smorto delle nebbie al camminare

degli scarponi antinfortunio detratti a rate

dallo stipendio aziendale.

 

***


Alle cinque cantava la sirena il richiamo delle anime
trascinanti corpi che evaporavano odori di letto e figli.
Seduta a studiare diritto internazionale

la osservavo passare in fretta e sognavo un avvenire

che mi facesse ricordare il suo nome,

ma una mano scrisse una legge, poi perì nel sangue.


***
Nessuna luce ancòra dal mio balcone è degna

dei colori del reale

***

 

Si mischiano le pelli dei sottopagati nel sudore

Appeso a mezz’aria dal suolo senza funi né ripari.
Cartellini da timbrare con contratto interinale
e domani un nuovo mestiere per bestiario di pretese.

 

***

 

La preghiera del padre si disegna agli angoli

d’una bocca da sfamare
nei crampi d’uno stomaco vuoto d’amore
che brama leccornie da consumare in fretta
per mondare gli interstizi dei denti dagli avanzi

                                                               di fragole mature,
lievi come il mulinare del vento

per un marinaio nato in camicia che mille lidi  

                                                         (attraversa

sempre appeso alla sua rammendata tela
che perde il tempo dalle toppe dei suoi miseri 

                                                           (inganni.

 

 

POESIA CIVILE (NC)






Da Rosso Levante

 

LA  CICALA

 

S’io fossi una cicala

frinirei le mie note

nel bramir d’ali e foglie.

Scivolando s’una goccia

nello stagno delle vertebre abbandonate

brandirei pagliuzze dorate.

Mozzando capi chini

di vergogne ossequianti,

sederéi mille battaglie

nel sangue dei codardi

e dei potenti

per riconquistarti il mondo

nel silenzio del mio canto.

 

Vittima camorra

KAMIKAZE

 

Stringhe di dolore annodano l’olfatto

                                      [nel caffè bruciato e vapore uggioso].

 Ricarichi le ossa nella tosse d’una sigaretta

                                             [tra anelli d’esitazione e paura].

Nel giubbotto logoro di anni e preghiere

                           l’odore del letto vuoto

                                     sul sedile di un metrò.

 Ti giri di scatto

– presagio di un nulla

   vuoto del ricordo:

danzano gli occhi

sulle lettere d’una stazione

                                                                [nessun ritorno da vidimare

                                                                  e sudore tra le dita].

 Rimbocchi il colletto

ed il freddo nelle vene,

                 [t’inonderà il silenzio

                                        violento nel rapido finire].

 

Inghiotti la ragione con la vita,

                                   [nel suo sguardo il tuo tizzone]

 non verrà il perdono

ma un addio che è una causa

                         senza stato né nome.

 

 

 

NOTTE DI GAZA, 28 DICEMBRE 2008

NOTTE DI GAZA (NC)

 




Affilo gli accenti e le virgole ai pensieri,

acuminati

feriscono le orecchie sulle dita della notte,

nella carne dei sospiri di urla innocenti

una lingua di terra benedetta da più dèi

nel sangue degli eletti:

ieri bambini senza corse

oggi fame senza domani

e sete senza speranze.

 

Pianto di stelle anche stanotte

nel cielo dei soprusi

d’umano invocare divine discolpe

per rammendare squarci di carne ed anima

nello scendere del sipario sull’infamia del mondo.



 

Funerale vittima camorra


 





DE RERUM NATURA

 

 

Non mi inginocchio davanti ad altari
rivestiti di tele e ricami,
oboli di fedeli
a purificare in bianco candore
di sete e damaschi e ori,
peccati terreni,misfatti
e umane meschinità.

Non sciolgo sulla mia amara lingua
ostie come carni divine
e non rinchiudo in portafogli,
tra denari e scontrini,
nòccioli di dattero come propizio feticcio
per prospero domani,
né santini dalle mani insanguinate
di stimmate e dolori
per garantirmi la fede
ed un sereno domani.

Templi e pagani riti  reiterati in riscritte vesti
a giustificare poteri e contrabbandi di menti

                                con aldilà e timore di Dio,
che imperfezione naturale d’animale genere

ha voluto a pascolare in gregge di iene

in famelico divorare la carne del più debole

che soggiace, per malefica invenzione
del male al di fuori della creazione.

Mi inginocchio davanti a me stessa,
alla mia meschina natura nella Natura
ed essa prego che non infierisca
davanti allo scuotere delle onde sulla battigia
e alle creazioni di umana creatura
                                       in sua potenza d’arte.


Alla mente spaccata tra bestiale istinto
                                     e razionale evoluzione
rivolgo disperato pianto e preghiera
che abbia pietà dei cuccioli d’uomo
                                 e non inchiodi alle croci

armando innocenti come cani affamati

per ludibrio di scommessa
                         e due monete d’oro in tasca.

 

 

BOMBE A GAZA (GUERRILLA RADIO)

 







STORIA SENZA STORIE

 

Terra di cedri ed ulivi,
terra di pietre maledette
in nome di quale Dio affoghi
in rovi e polveroso affanno
per diritto d’un popolo
nella diaspora nutrito
d’amaro sale e dolore?

Ieri vittime tatuate a numero e fosse
non vedono lo scempio del proprio diritto
nel disumano vissuto genocidio?

Acre odore macabro di decenni
e sangue di disperazione e fame
sulle terre sfrattate e mutilate
non giungi ancòra alle narici

dei nuovi Pilato immobili

a decretare nel complice silenzio
il trionfo dell’inferno sulla storia.

bambinosuproiettilepa6



LA CANZONE DELLE PRIMULE ROSSE

 

In un presente privo di memorie
per le croci senza lapide né nome
raccogli secchi papaveri rossi
tra le pagine d’un vecchio diario
e dàlli alle fiamme di questo stanco cammino.

Nel seme della ribellione
si nasconde il tacito dolore
dell’animo che avanza negli anni represso.
Aprimi varchi tra le nebbie del pensiero
e tornerò libera in catene
al servizio di arroganti minimi.

Ha avuto un nome ogni ideale
scagliato dalle torri
alla diaspora dei mondi
nelle lingue confuse d’incomprensibili déi
e profeti d’uguaglianza
armati d’arroganza e verità.

Falliremo ancora ma ci rialzeremo
nell’urlo delle nostre parole
scritte dal vento sulle tue labbra
e nel pugno chiuso scagliato al cielo

                        dei padri del pensiero.

Andiamo avanti compagno leggero
cantiamo ancora delle primule rosse
che fioriscono nelle primavere
                                       dei soprusi.


Cantiamo ancora ché non sia finita
la nostra lotta senza strage né terrore
cantiamo ancora e culliamo d’amore
questo nostro stanco ideale.

 

ERO UNA DONNA (NC)

 





ERO UNA DONNA

(2 AGOSTO 1980)

 

Ero una donna,

camminavo per strada:

pesanti i sacchi della spesa,

scendevo le scale della stazione.

 

Tornavo all’odore dei miei panni,

ero una donna

con la spesa per la cena.

 

Sono brandelli di carne

nello scoppio di un odio senza nome:

–          lo chiamano ideale …

ma io non ho più avuto amore  –

 

Tumuli di pianto

e fiori secchi

nel silenzio delle fosse

senza più dolore:

solo memorie

e vili vivi

nel canto delle foglie

d’un autunno perenne.



 NATALIA CASTALDI  2

(continua…

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2 thoughts on “

  1. riesci a scovare sempre tutto…!! 🙂
    queste sono quelle a me più care, quando scrivo poesia civile immagino sempre un dialogo con una persona a me cara che non c’è più e che tanto mi ha formata nel pensiero.

    ti abbraccio Salvatore, forte.

  2. Natàlia mi tocca per la sua sensibilità che la lega al mondo
    e alle vittime con un stesso grido
    di fuoco.

    Grazie per questa splendide poesia.

    veroni

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