VERGÉENNE/VERGEÁNA

 

IMPRONTA DELL’ESTATE

 
L

di Véronique Vergé

cupa la palma della piazza
reca l’ombra della speranza
il sale degli occhi
ha il potere di far piangere.

nel letto d’inverno
no so che fare
il mare ha una sola traccia
nel palazzo della mente

il ragazzo attraversa il ponte
dà un colpo d’angelo
si trova in cielo, 
rottame di Napoli

ll mio posto dov’è?

il giardino di Caserta
tiene la carne dei fiori
col fragore dell’ acqua
passa la ragazza, muta

l’africano apre il vagone
sulla soglia del deserto
la collana è una preghiera
poco giusta

Vado con un solo piede
l’uomo biondo mi ferma
in via Chiaia
non posso più camminare

Ho come una macchia
una pianta del Vesuvio
in seno.

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8 thoughts on “

  1. Grazie a Saldan, che ha sempre il gesto delicato
    di creare uno spazio per fare sentire le voci.
    Quando ho scritto queste poesie, il mio cuore
    era in tristezza, un po’ come il palmo dell’imagine,
    con la punta del dolore: essere esiliata da un paese
    che non è il mio, nativo, ma che mi accolta con tenerezza,
    penso agli amici, e a te sotto il sole splendide dell’agosto,
    Maria, e la gente che ho incontrato nelle strade, volti come impronti nel cuore.
    A te Natalia, ragazza di un’isola magnifica, mi fa dolcezza,
    il tuo commento

  2. sei una persona speciale, di quelle che si incontrano e non ti spieghi come e sai che difficilmente ne potrai trovare un’altra simile o uguale

    grazie Véronique, per quello che sei.

    una canzone che amo per te

    "Di certi posti guardo soltanto il mare / il mare scuro che non si scandaglia / il mare e la terra che prima o poi ci piglia / e lascio la strada agli altri, lascio l’andare / e agli altri un parlare che non mi assomiglia …"
    Gianmaria Testa

  3. Grazie Natà lia, ascolto oggi, e questa canzone mi porta verso il mare e altro orrizzonte: un tempo di felicità.

    Sei dolce.

    Un bacio.

  4. quella pianta piantata in seno, quel fiore fiorito in seno, quel seme inseminato in seno, qual sono se non della ginestra dello sterminator vesevo?
    e davvero si percorron interminati spazii per ogni tempo, ed infiniti tempi per ogni dove
    il ‘nostro’ posto – dove?
    il ‘nostro’ posto – quando?
     

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