LA POESIA NELLE PIEGHE DEL QUOTIDIANO
 
 
SEMPREVIVI
 
di Adelelmo Ruggieri*

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FIACCOLA
 
 

Ora non accendo più la piccola luce
che tanto t’aiutava a prendere sonno
Non era per paura, piuttosto una fiaccola
sul tuo corpo riposato dal buio, ardente
Ti osservo di passaggio, la porta aperta
le coperte a posto, l’imposta socchiusa
Fra poche ore la luce calma dell’alba
ti farà da sveglia, delicatamentemunch-eye-in-eyemunch-eye-in-eye

SEMPREVIVI
 
 
I.
 
E’ un pezzo che ci vado pensando
a qual è stato il sentimento dominante
e non so nominarlo
Certi pomeriggi, tuttavia
che ho da fare poco, alle quattro
pressappoco, quella tale cosa
che giudico essere un sentimento
io l’avverto, oppure il sabato mattina
quando sono di turno per i fiori
ai morti di casa, e se l’aria è quella tale
aria, e il colore del cielo quel tale
colore, e se ho riposato abbastanza
la notte prima, se accadono tutte
queste circostanze insieme insomma
allora quella tale cosa che giudico essere
un sentimento l’avverto
e mi viene più naturale
lavare il pavimento sotto le lapidi
 
 
 
 
 
II.
 
Una parete di volti, di nomi, di date
è un camposanto
Per ogni volto quattro borchie brunite
condivise con il volto di sopra
con il volto di sotto
Per ogni volto una croce un lume i fiori
E’ così, eppure, oggi, qui, dove siedo
su questo gradino d’ ingresso
il colmo quieto del colle
di Capodarco mi distrae, mi riposa
 
Mi duole assai un braccio
Cominciò a questa maniera mio padre
il suo calvario di chili perduti uno dopo l’altro
verso la fine sembravano legnetti disgiunti le sue ossa
 
Altra cosa, ben altra, ricordarlo
magro da giovane, nella foto
coi bordi lavorati a sinusoide
 
 
III.
 
 
Abbiamo scelto il peggiore dei posti
per i nostri fornetti, esposti come sono
al sole d’estate, io dico che non ce ne è
un altro di posto dove batte tanto sole
 
C’è talmente tanto sole che i fiori d’estate
durano un giorno, neanche, e l’acqua
è già lurida, e questa cosa non è ripagata
dalla maggiore  mitezza dell’inverno qui
 
Una donna gentile aveva i suoi fornetti
vicino a questi nostri, ogni giorno veniva
a cambiare l’acqua d’estate. Non tollero
l’odore del marcio, fu così che mi disse
 
Ora non viene più, qualcuno per suo conto
porta semprevivi, non vogliono acqua
i semprevivi, ma non è la stessa cosa
lo si dica apertamente, dei fiori freschi.
                                                               
 
 
 
TU PENSA A UN ALBERO

 De_nihilo_nihil_by_hearthy

Tu pensa a un albero
pensati in un albero
Noi stiamo in un albero ma quando i rami
stanno troppo vicini non va                                                                     
devono stare i rami in una certa tale maniera
di modo che le fronde non si toccano
ma io non ho la forza per capire tutto questo
 
Ero quieto, sottile, il treno correva
pinnacoli d’estate presero a smascherare
lo spasimo che sarebbe venuto poi
Poi, invecchiando, ho preso
ad ammirare gli alberi
a guardare le spirali tra le chiome
di modo che le fronde non si toccano
e ciascuna foglia sta entro la sua vita
e quando cade la foglia non cade la fronda
l’albero non cade.
 
 
(da SEMPREVIVI, Editrice PeQuod 2009 )
 
*Autore di :
 
 La Città lontana (2003), Vieni presto domani (2006),Porta Marina – Viaggio a due nelle Marche dei poeti (2008) con Massimo Gezzi, Semprevivi (2009) tutti editi da PeQuod

DUE SONETTI ALLO SPECCHIO
 
 
 
DA QUESTO LATO DELLO SPECCHIO L’ ETA’

 metafisica-della-colpa-e-del-piacere

 

a “Ficciones”
di J.L. Borges
 
 
Da questo lato dello specchio l’ età
è simile a una  lente deformante.
Qua tutto è relativo :  il brillante
volto adolescente, di minorità
 
ruggente; lo sguardo antico, dolente
di stagioni dure, dell’uomo anziano;
l’innamorata persa, cuore e mano
tesa all’altro, negli occhi d’un perdente.
 
Ombre, maschere, fluidi riflessi
di finzione già inafferrabile,
in sé conchiusa, incomprensibile
per chi non ne naviga i recessi.
 
“Questo sarà, quel ch’io son stato,vecchio:
illusione, riflesso d’uno specchio…”
 
 
S. D. A. , 9 . 1 . 2007
 
 
 
 MA IL PASSATO NON E’ COME LO SPECCHIO
 

 SPIAGGIA

Ma il passato non è come lo specchio
dove proietti quell’io deformato,
fluido, com’acqua smossa nel secchio
del tempo, da cui ti sei liberato.
 
Tutto quello che hai dato è già vecchio,
rimosso dalla memoria, già andato
al di là, tu non vi presti più orecchio,
è motivo che non hai più cantato.
 
Eppure, è gorgo ch’annunzia il futuro,
una stiva che v’accumula assenza,
come vi fosse una nave alla fonda,
 
oltre le secche degli anni, che affonda
da lì nel presente; ma la presenza
è sguardo che si fa sempre più duro.
 
 
S . D . A ., 12 . 2 . 2007
 
 
 
 

PERLE
 

IL SEME CHE RIMANE  
   

 

di Francesco MarottaFRANCESCO MAROTTA

a Gabriele e Michele

 giuseppe-tomellerigiuseppe-tomelleri

 
 
 
 
 


(Francesco Tomelleri)

Se anche gridassi più forte e spalancassi agli anni
l’eco che sfuma nel breviario dei passi
ti affideresti all’inganno di chi non ha dimora
e osserva l’orizzonte con gli occhi spenti delle stelle
scambiando gli alberi e la notte la mano col respiro –
solo a un bambino riesce l’incanto di un cielo senza notte
e gli alberi, tutti, parlano dalle labbra di un fiore
la meraviglia antica di una mano che si fa respiro –
solo i bambini sono di casa
nella terra che creano ogni giorno
leggendo il mondo con occhi di radici

(raccogliere un frammento d’alba
dalla visione che fiamma senza posa
nel calice segreto di quell’alfabeto di sguardi
è trovare riparo dalla morte)

 

 
 
(testo estratto dal quaderno originale “L’arte dimenticata di morire” e confluito nella silloge “Hairesis”, pubblicata in E-book da Biagio Cepollaro nel 2007
http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/MarotHaiTes.pdf
 ).
 

Francesco  Marotta si legge su http://www.ladimoradeltemposospeso.wordpress.com
 

 
 
SONETTO AL DIO DEL FALSO MOVIMENTO
 
                                                                   

AVANZO NEL SONNO VERSO L’ESTERNORavians_Tower

A Carl Gustav Jung
 
 

Avanzo nel sonno verso l’esterno,
ma non c’è luce nel cammino, solo
arido deserto od oscuro inferno:
realtà brutale, ipnotico crogiolo
 
in cui si fonde il tragico presente;
agìto da una forza misteriosa,
procedo, madido di sogni, fluente
io fluttuante nel vento senza posa;
 
avanzo nel passato, sonnambulo,
teso al futuro com ‘ al precipizio;
e la realtà trionfa, devastante
 
sirena della vita; nello spazio
turgido del chiuso io, deambulo
a faccia in giù, immoto ma incessante.
 

 
S. D. A., 25 . 12. 2006
 
 

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SONETTO PRETENZIOSO

SCRIVERE NON E’  COSI’ DIFFICILE

scritture-248x300(Frottage di Effeffe da Nazione Indiana)

 
Scrivere non è poi così difficile,
ma facile è smarrirsi in ogni giorno
andato via, nel girotondo intorno
al bel mondo di risse da cortile,

dove il  contrario è pure sostenibile
e l’opposto è questione di contorno,
ove mai  non sia l’eterno ritorno
al vacuo presente, inestricabile.

Non  è solo una gracile dialettica
a buon mercato, ma è il peccato
originale, che lì – nella poetica

del nulla – ha il suo male; fonetica
fasulla, che nell’arte ha generato
turbe di cretini , e non estetica.

S. D. A ., 5.8.2006

RAP  DEI  LEP
 
(ACROSTICO IN MARGINE A UN CONVEGNO SUI SERVIZI E LE PRESTAZIONI SOCIALI ESIGIBILI)

 
 
rosarno-baracca-324x230

L ivelli essenziali delle prestazioni
I  dentificazione dei soggetti senza discussioni
V alori a tasso zero di manipolazioni,
E ccezion fatta per chi subisce le operazioni :
L à i livelli di felicità li vivi al minimo, senza sostituzioni..
L ibertà, parola leggera che non ha concatenazioni
I deali, ma alti indici di dissociazioni.
 
E cco librarsi nel caldo motti come ammonizioni,
S curi presagi di default procurati per accumulazioni
S enza scrupoli d’articoli, commi, titoli e interlocuzioni
E merenziali, ergo assistenziali, ergo epiteliali delle normazioni
N azionali, a danno degli ambiti locali delle lamentazioni.
Z ero gradi e grado zero di concetti e significazioni
I dentitarie, urne funerarie  di simboli e motivazioni
A rrancano gli standard tecnologici del respiro, senza evoluzioni
L à, nell’area  plumbea del diaframma di chi dirime costituzioni
I rraggiungibili, perfette e indistruttibili, impermeabili a subornazioni.
 
 
D iritti civili, libertà negative, godimento senza inibizioni, con manifestazioni
E promozioni tecnico-scientifiche… ma in tal caso, saranno provocazioni ?
L ivelli essenziali delle prestazioni
L ivelli pantagruelici delle perturbazioni
E catena di sant’antonio delle  rimozioni…
 
 
P restazioni, povere erogazioni senza prelazioni
R igide allocuzioni  prive d’emozioni,
E stese al di là di labili configurazioni…
S emplici scansioni di processi, accumulazioni
T emporanee di pensieri in libertà, privi d’acculturazioni…
A gglomerazioni relative delle menti, ricognizioni,
Z enit nobile e ascendente delle frustrazioni
I dentitarie, idiosincratiche non sinergiche, involuzioni
O mofobiche del sé anestetico, dimostrazioni
N aturali dell’elefantiasi verbale, masturbazioni
I iperboliche dell’ego ipercinetico, senza proposizioni!…
 
S.D.A. , 29.6.2006
 

 AL VOLO,
SU UNA FOTO DI FRANCO ARMINIO
 FORMICOSO EOLICO

(Formicoso eolico, di Franco Arminio)
 

Il poeta prova a dar corpo
alla piatta prospettiva del mondo
 
la visione lo schiaccia alle cose
o è l’occhio indifferente di camera
a inchiodarlo alla terra?…
 
Che importa, il rocciatore
segue lo scuro tracciato
attaccato a una corda invisibile,
lo sguardo al parallelo cammino…
 
Sulla sommità della neve, dall’alto,
dio non altro sarà che quell’occhio
nella lente bifocale del mondo.

                              
S. D. A .10.3.2010