LA  RIVERENZA  DEL PANE

 

 

di Andrea Di Consoli

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  a Michele Ciasullo

 

 Mangiare è mangiare larghe fette di pane,

è un’oscura forza dei padri che non si spegne,

una riverenza, una devota sensazione di colpa.

Anche immobili nelle case nuove,

si mangia come si dovesse uccidere un bove,

o un grasso maiale all’alba.

Un uomo così anticamente compromesso

si mette ogni sera al sicuro dalla carestia,

ormai ridotta a fantasia.

A vederlo è brutto: più che un asceta è un disceta.

I ricchi invece mangiano poco, assaggiano molliche.

Dopo cena, sazio, si butta sul letto, e uccide il bove con la mente,

ma è immobile, perso nel grande mare del cervello.

Si nutre come un soldato o un macellaio, e invece riposa,

è stanco, e aspetta la guerra, e sogna di uccidere un animale all’alba.

E il sangue che gli esce dai denti odora di pane.

 

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