SCOPERTE IN RETE
 
 
 

syd-barrett

UNDERLUV
 
 
di Billy Lee

 

Sciolto il segno lungo il tuo fragile senso
tu, cuore di giglio, meticcio d'aria,
non fosse per questo respiro pesante
ti scioglierei labbra in bocca,
dolcemente,
la lingua calda carezza.
Mani troppo distanti ed è troppa la voglia di toccarti.
Dovrebbero essere di donna le mie dita
per imbarazzarti la pelle chiara,
più chiari gli occhi,
l'anima graffiata in ambra 
libera, più forte.
Corpi troppo distanti
e troppa la voglia di sentirti muovere
e corpi ancora troppo distanti,
nel chiasso
ancor più vero,
l'esitante sfiorarsi
che l'incessante attendersi
non fa che render più dolce
vedo.

 
 
 
(Postato in LA TAVERNA DI CAINO, giovedì 20 maggio 2010)

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TRADUZIONI POETICHE
 
 
 
NATÀLIA CASTALDI PER ANA ROSSETTI
 
 

ANA ROSSETTI, San Fernando 1950

(Ana Rossetti, San Fernando Cadice 1950- vivente)

 
INCONFESIONES, ANA ROSSETTI
 
 
 
 
Es tan adorable introducirme
en su lecho, y que mi mano viajera
descanse, entre sus piernas, descuidada,
y al desenvainar la columna tersa
-su cimera encarnada y jugosa
tendrá el sabor de las fresas, picante-
presenciar la inesperada expresión
de su anatomía que no sabe usar,
mostrarle el sonrosado engarce
al indeciso dedo, mientras en pérfidas
y precisas dosis se le administra audacia.
Es adorable pervertir
a un muchacho, extraerle del vientre
virginal esa rugiente ternura
tan parecida al estertor final
de un agonizante, que es imposible
no irlo matando mientras eyacula.

 
 
INCONFESSABILE

ANA ROSSETTI, San Fernando 1950

 
È talmente delizioso introdurmi
nel suo letto, mentre la mia mano errante
riposa, abbandonata, tra le sue gambe,
e sguainando la colonna tersa
– il suo cimiero rosso e sugoso
avrà il sapore delle fragole, piccante –
presenziare all’inaspettata espressione
dell’anatomia che ancora non sa usare,

mostrargli l’arrossata incastonatura
all’indeciso dito, mentre in perfide
e precise dosi gli si somministra audacia.
È delizioso iniziare
un ragazzo, estrargli dal ventre
verginale quella ruggente tenerezza
tanto simile al rantolo finale
di un agonizzante, che è impossibile
non condurlo a sfinirsi mentre eiacula.

 
***               
                    
INCITACIÓN, ANA ROSSETTI

Ana_rossetti_6

 

Escapémonos, huyamos a los cómplices
días de la niñez. Perdámonos inermes
por los intensos vértigos de la piel insabida.
Confundidos, al no encontrar los nombres
para tanto esplendor, inventaremos fórmulas
de un idioma secreto : como antes.
Extraviémonos por la gran pesadilla
de la noche. En los negros pasillos
del horror insistamos hasta que el fiel desmayo
– dobladas las rodillas- nos socorra.
Ven. Miremos por toda bocallave
que enciende algo prohibido,
gravemente matemos mariposas vidriadas,
pisoteemos seda, desgarremos la gasa
que nubla las magnolias,
y la desobediencia sea privilegio nuestro.

 
ISTIGAZIONE
 

Ana_rossetti_6

Scappiamo, fuggiamo verso i complici
giorni dell’infanzia. Perdiamoci inermi
nelle intense vertigini della pelle ancora incerta.
Confusi, non trovando parole
per tanto stupore, daremo alle cose nuovi nomi
in una lingua segreta: come allora.
Perdiamoci nel grande incubo
della notte. Nei neri corridoi
dell’orrore proseguiamo fino a che non ci colga
-piegati sulle ginocchia- il fedele svenimento.
Vieni. Guardiamo in ogni serratura
che si apra a qualcosa di proibito,
con rito solenne uccidiamo le farfalle di vetro,
imbrattiamo la seta, strappiamo il tulle
che vela le magnolie,
e la disobbedienza sia nostro privilegio.

 
(Trad. natàliacastaldi, 2009, Pubblicato su http://nataliacastaldi.wordpress.com)                                                               
 
 
 
OTTAVIO FATICA PER GERALD MANLEY HOPKINS
 
 
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(Gerald Manley Hopkins, Stratford 1844-Dublino 1889)

 
The Windhover
To Christ our Lord

I CAUGHT this morning morning’s minion, king-
…..dom of daylight’s dauphin, dapple-dawn-drawn Falcon, in his riding
…..Of the rolling level underneath him steady air, and striding
High there, how he rung upon the rein of a wimpling wing

In his ecstasy! then off, off forth on swing,
…..As a skate&r
squo;s heel sweeps smooth on a bow-bend: the hurl and gliding
…..Rebuffed the big wind. My heart in hiding
Stirred for a bird,—the achieve of; the mastery of the thing!

Brute beauty and valour and act, oh, air, pride, plume, here
…..Buckle! AND the fire that breaks from thee then, a billion
Times told lovelier, more dangerous, O my chevalier!

…..No wonder of it: shéer plód makes plough down sillion
Shine, and blue-bleak embers, ah my dear,
…..Fall, gall themselves, and gash gold-vermillion.

 
 
 
FOTTIVENTO
a Cristo nostro Signore

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Ho colto stamattina il mattutino, ere-
…..de dell’aurora, il Falco ai primi albori a screzio tratto
…..a delfino sull’onda d’aria immobile, che ratto
si avvoltoiolava a una martingala d’ala scarmigliata in e-

stasi! poi via, vai, con alta lena, come lama che
….rabesca schettinando ghirigori, sull’aire planava rarefatto
…..a rabbuffo del vento. Ha agghermigliato il cuore in me ritratto
un gheppio – che prodezza! che signoria di sé!

Bellezza bruta e valentia e azione, oh, vento, vanto, qui come un sol io
…..all’appuntamento! E POI il fuoco che da te sprigiona, squilla un bilione di volte più incantevole, più periglioso, O cavaliere mio!

Nessuna meraviglia: basta olio di gomito e il vomere artigliato nel crostone
…..brilla, e la brace cinerulea, ah figlio di Dio,
si sfalda in granuli smeriglio, si slabbra in brani d’oro vermiglione.

Traduzione di Ottavio Fatica
[Pubblicato da Rosario Pinto su NAZIONE INDIANA il 25.5.2010]
 
 
 

 
AMELIA  ROSSELLI

A.ROSSELLI 1

(Foto dal Blog In sonno e in veglia)

 
TRE POESIE INEDITE
 
 
rose


(Frottage Effeffe, da Nazione Indiana)

1.
 
Come
se da tanta autobiografia,
nascesse il
parto delizioso, delle cose
friabili
se dal riottoso incontro con la
specie
tutto ciò che è imperfetto e
colpevole
voglio io recitare,
fallimentare realtà
o paura dell’ordine,
con fusione soffusa
d’amore poter restituire ai
miei persi
soldati l’impero intero del
vivere!
 
 
2.
 
Vorrei che
mi si salutasse con gran
fragore o che
un attonito silenzio fatto di
stupore
corrugasse la fronte a quei
bifolchi.
Luce bianca livida o viola
è ciò che resta
dopo tanti lividi sonni
tante piccole cupole.
Si desta per ricapitolare
poi si mangia vivo
di vuoto o stizza
sempre in lizza.
Ha fratelli giocondi
sono chiari e non bui.
 
 
3.
Ma buio s’è fatto
nel mio cuore evanescente
indisciplinato maestro
della poesia.
Il sonno picchia
duro sulla porta
i miei occhi giacciono
ballocchi in terra.
Sono viva come può
un morto essere desideroso!
e’ colpa di te
che ti arrangi
a colpi di scure
stravvolgendomi.
Mi hai assassinato il cuore
e la mente s’arrabatta senza cuore!

urlo-di-munch

(Edward Munch, The Owl)
 
( Raccolte  da Adele Cambria in QUOTIDIANO DONNA, Settimanale Anno IV n. 6 Venerdì 20.3.1981 pagg. 18-19 CUORE, MAESTRO DI POESIA –  Intervista ad Amelia Rosselli, vincitrice del premio" Pier Paolo Pasolini”)  

 
OMAGGIO A EDOARDO SANGUINETI
 
 

VI PARLO DEI PROLETARI:

SONO IL 98% DEL MONDO

 

di Edoardo Sanguneti
 
SANGUINETI

  
Non posso non dirmi materialista storico – almeno io non posso non dirmi tale – la mia risposta (basata su argomenti personali, la mia storia, e teorici) potrebbe essere questa. Se ci opponiamo alle condizioni concrete della società, se critichiamo lo sviluppo capitalistico e le sue forme e alle condizioni di sfruttamento che il capitalismo pratica per essere tale e poter sussistere e svilupparsi, e se vogliamo sottrarci a questa prospettiva, non si può che partire da una posizione di rivolta e consolidarla poi in una posizione di rivoluzione.

Passando, cioè, a una consapevolezza storica di quelli che sono i rapporti di classe. Allora, il vero problema è la coscienza di classe: come questa si determina, si organizza in modo adeguato a quelle che sono di volta in volta le condizioni storiche, che mutano nel tempo e nello spazio e, all’interno di un medesimo tempo e un medesimo spazio, anche in rapporto a quelle che sono le posizioni conflittuali delle diverse classi. Credo che, se si giunge a comprendere il senso reale di un testo molto limpido, come è il Manifesto del Partito Comunista di Marx e Engels, non si può non arrivare alla determinazione che, in ultima istanza, per ragioni economico-sociali, le classi che si oppongono si riducono a due: il proletariato e la borghesia capitalistica. Nel concreto storico, allo stato attuale, il capitale finanziario.

BERLUSCLOWN

E a questo punto il processo diventa irreversibile. Non è possibile, una volta acquisita questa consapevolezza, abbandonarla, salvo per delle ragioni che sono di debolezza di diagnosi e di incapacità di cogliere quello che la realtà ci offre. La tradizione teorica della sinistra ci dice che il proletariato, per le sue condizioni concrete e storiche, non ha necessariamente coscienza di classe e che pur essendo, effettivamente e puntualmente, in una condizione di sfruttamento, non sempre acquista coscienza di ciò. È dall’esterno della classe proletaria che arriva la consapevolezza di un atteggiamento realmente critico della realtà, di una filosofia della prassi che permetta un’azione politica coerente, un progetto rivoluzionario. Il problema allora è: chi porta questa consapevolezza? (Gramscidirebbe l’intellettuale). E, come diventa, colui che porta questa consapevolezza, un materialista storico?

Come hanno fatto ad arrivarci due borghesi come Marxe Engels? Noi abbiamo una tradizione molto ricca (Lenin, Lukacs, Benjamin, Gramsci, Brecht, per citare i classici essenziali), ma loro due no. Marxlo ha spiegato abbastanza bene. In linea generale credo si possa dire che il passaggio da una posizione che chiamerei anarchica – quella dell’uomo in rivolta, che del resto è la formula usata da Camus– a una posizione invece storicamente articolata e consapevole, avviene attraverso un processo che è, insieme, pratico e teorico. Pratico vuol dire che si pone la questione di superare i conflitti così come si presentano nella loro crudezza, in un mondo di cui si comprendono le ragioni, le radici e il valore rivoluzionario sviluppato dalla borghesia. Il secondo, che ci viene dalle prime pagine del Manifesto, è porsi il problema se questa posizione sia superabile o no, se si possa andare o no al di là della situazione capitalistica.

Questo mi pare sia la radice di tutta la questione. Oggi il proletariato, a livello planetario, rappresenta il 98 per cento dell’umanità. Ma, altrettanto a livello planetario, oggi assistiamo a una grande debolezza di coscienza proletaria e comunista. Attraverso la globalizzazione capitalistica si è verificata la sconfitta di una prospettiva alternativa, con riferimento a delle forze precise, storicamente organizzate: crisi di stati e crisi di partiti, la fine del comunismo come esperienza di socialismo reale. A partire da questo momento, è soltanto una condizione veramente disperata di vita, l’insorgere di bisogni elementari insoddisfatti, che può spingere in maniera decisa verso una posizione di dissenso e di contrasto nei confronti dell’ordine delle cose. L’insoddisfazione e il senso di difficoltà a realizzare i propri desideri, riescono ad acquistare significato, sia personale che collettivo, soltanto di fronte a delle difficoltà estremamente dure nel concreto dell’esistenza.

Non trovo un lavoro, trovo un lavoro esclusivamente precario, non riesco a inserirmi nella società perché sono immigrato o perch&ea
cute; la mia condizione è marginale, vivo in periferia o in ambienti di degrado sociale… Per un poco queste cose possono essere attenuate dall’apparato alienante della cultura borghese (il fascino della merce, il grande magazzino, il divertimento, la caccia al prodotto che hanno tutti gli amici, il trovarsi insieme in maniera disorganica attraverso spettacoli e giochi di massa) e riversarsi nella famiglia, per chi ce l’ha. Ma la famiglia oggi non regge più: padri indebitati, figli che non vedono soddisfatte le loro richieste esistenziali e di crescita, abbandono di ogni interesse culturale.

Risultato: una condizione infelice e demotivata. Quando queste condizioni diventano assolutamente insostenibili, questo decadimento sociale o questa impossibilità di arrivare a quello che ieri il fratello maggiore, o gli amici più grandi, ancora riuscivano a raggiungere, costringe a una posizione di insubordinazione e di rivolta. I co.co.co cominciano ad acquistare coscienza che la condizione di lavoro precario non è quella felice mobilità che viene vantata dal potere, per cui oggi faccio una cosa, domani un’altra ed è bello (che è una cosa che hanno sempre fatto solo i capitalisti).

A un certo momento, secondo la proposizione di base «non si arriva alla fine del mese», scoppia la rivolta. In questa condizione di infelicità e assenza di motivazioni, tra l’altro, la seduzione della violenza e delle organizzazioni criminali è forte. E viene utilizzata dal potere come indizio di corruzione che deve essere repressa. Questo è il tempo in cui il capitalismo, attraverso un fortissimo sviluppo tecnologico, ha pochissimo bisogno di forza lavoro, e si arriva a una soluzione paradossale di una società composta di persone che sono in esubero fondamentale, strutturale. Siamo tutti in esubero. Se non lo siamo già, lo saremo. Viviamo in una società di precariato strutturale, e quello che è il centro dell’esperienza umana, cioè la pratica del lavoro – non a caso la nostra Repubblica è fondata sul lavoro e nei suoi articoli iniziali della Costituzione dice subito che il lavoro è un diritto e un dovere e identifica la condizione del cittadino con quella del lavoratore – viene meno. Il problema diventa come far soldi senza passare attraverso il lavoro.

BERLUSPUTTANIERE

Facendosi «imprenditori di se stessi», secondo il noto motto. Che è una frase totalmente priva di senso, perché l’imprenditore, precisamente, è colui che si organizza in modo da sfruttare il lavoro degli altri, e quindi io dovrei diventare lo sfruttatore di me stesso, essere sfruttatori di se stessi vuol dire essere vittime, succubi di qualsiasi spinta possibile fino a quella condizione perfetta che è l’essere totalmente superflui, e quindi non trovare nessun tipo di lavoro. Berlusconi ha ragione su un punto che è un punto centrale: quando lui vede in tutti quelli che non sono berlusconiani dei comunisti. La sua è una diagnosi sbagliata, perché per lui credo sia già comunista Casini quando non gli obbedisce e che Fini sia sospetto di simpatie verso modelli sociali che in fin dei conti non vanno molto bene, non parliamo dei giornalisti, della magistratura, dei sindacati… chi si salva più?, tutti fanno parte di un complotto colossale di filocomunisti. Ma ha ragione, perché la sola alternativa al berlusconismo è il comunismo.

La lotta che il capitalismo classico conduceva era una lotta che certamente aveva il suo punto di riferimento nel proletario, qualcosa che esisteva. Oggi, nella fase suprema del capitalismo, è nata un’«associazione» che è diventata planetaria: ogni terrorista è un comunista e ogni comunista è un terrorista. Un’associazione che qualifica qualunque tipo di opposizione. Se la prendiamo in grande, questa associazione vuol dire, per esempio: Bush, con la teoria della guerra preventiva, vuole il controllo imperialistico del mondo. Una volta si chiamava fase suprema del capitalismo ed è l’imperialismo sfrenato, assoluto, che si assume il diritto di gestire l’universo. Partendo da questa posizione, qualsiasi dissenso è un dissenso definibile come terroristico anche quando non compie atti di terrorismo.

La democrazia americana è diventata altro, non è più americana, ma della fase suprema del capitalismo, fondata sul potere assoluto del capitale sopra i destini del mondo. La globalizzazione è il compimento di questo fatto. Ma, nel momento stesso in cui questo mondo non è più gestibile capitalisticamente, proprio per effetto della globalizzazione, non c’è più il consenso. A questo punto l’alternativa diventa secca. E qui bisogna stare veramente attenti, perché il carattere rabbioso di tutta l’ultima fase berlusconiana, fallito il tentativo di vendere sogni fino in fondo, poiché mancano ormai gli acquirenti di quei sogni («non ho i denari per accedere a quel sogno, non venitemi a raccontare che ho tanti telefonini, sono disperato ugualmente») a una visione apocalittica dell’Italia e del mondo: siamo sotto una minaccia tremenda, bisogna salvare a tutti i costi la libertà democratica imperialistica, il potere del capitale finanziario non deve trovare nessun ostacolo, e tutto questo viene detto rabbiosamente e ferocemente.

BERLUSCLOWN

Bene, questo passaggio è un segno di disperazione, perché non c’è più la capacità di gestire un’egemonia culturale in senso largo – proporre dei modelli, ridurre tutto a un parco veline o a un parco calciatori -, non c’è più la capacità economica di controllare i mercati, perché ormai tutto è una roulette, si spostano capitali da un posto all’altro e non esiste più alcuna possibilità di previsione economica, non c’è più il potere militare, perché la guerra non è più capace di ottenere risultati. Allora tra essere autenticamente e democraticamente civili, terroristi e comunisti, non c’è più nessuna differenza. Chiunque si appelli a dei principi democratici – per esempio sia contrario allo stravolgimento della nostra Costituzione – diventa un terrorista, al limite una persona che non accetta le regole della democrazia del nostro presidente operaio. Impera inoltre la cultura del berlusconismo, che è stata organizzata con la stessa forza, e spesso con mezzi superiori di quelli che ha l’organizzazione culturale. Il materialismo storico è la sola via praticabile, sia teoricamente che praticamente, per superare il «berlusconismo».

BERLUSPUTTANIERE

Teoricamente perché può dare ragione di quello che leggiamo, vediamo e sentiamo quotidianamente. È solo attraverso il Materialismo storico che questa «cosa» può essere analizzata e compresa. In Italia manca una coscienza di classe, il dibattito diventa dibattito di opinione, agli elettori viene chiesta una scelta secca, destra o sinistra, e contemporaneamente si dichiara che i soggetti destra e sinistra hanno in fondo perso il loro significato, è in atto una sistematica, e per molti consapevole, organizzazione della disinformazione culturale, assistiamo al trionfo sterminato e completo dell’ideologia della merce. E, soprattutto, la «vecchia» opposizione di classe è diventata un’opposizione di opinione. Quando i gruppi politici che dovrebbero essere all’opposizione accolgono la libertà del mercato come un punto che non si può mettere in discussione, cioè accolgono quell’unico mercato che esiste, quello capitalistico, non hanno più nessuno strumento di analisi alternativa

( Da l'Unità, 30 marzo 2006- Riportato dal Blog In sonno e in vegliadi Giorgio di Costanzo –Post di Martedì 18 maggio 2010)
 
 
 
 
 

 
OMAGGIO A EDOARDO SANGUINETI

sanguineti

 
(Genova  9.12.1930-18.5.2010)
 
 
 
 
BALLATA DELLE DONNE

 
Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

 
 
 
Edoardo_Sanguineti

 
 
 
 
 
 

QUATTRO HAIKU

 
Pagina bianca
come i tuoi minipiedi
di neve nuova.

 
 
È il primo vino:
calda schiuma che assaggio
sulla tua lingua.

 
 
L'acquario acceso
distribuisce le rane
tra le cisterne.

 
                                                  
Sessanta lune:
i petali di un haiku
nella tua bocca.

 
 
Riferimento: "Corollario 1992-1996", Ed. Feltrinelli, 1997
                     
 
 
 
 

ALCUNI AFORISMI

Edoardo_Sanguineti

Credo alla teoria dei bisogni radicali di Marx da quando ho l'età della ragione. E chiunque abbia una posizione "di sinistra", a mio giudizio, non può non crederci.

La poesia non è una cosa morta, ma vive una vita clandestina.

Viviamo in un mondo interconnesso, in cui anche i problemi piccoli dipendono da quelli filosofici, e quelli locali dal resto del mondo.

Per me la scienza è fatalmente portatrice di valori. Pensando al discorso sul metodo mi viene in mente Galileo e le sue ragioni metodologiche. Non credo che la sua scienza fosse innocua, neutrale, innocente. Per la semplice ragione che le sue ricerche misero in crisi una prospettiva ideologica forte: quella fino ad allora sostenuta dalla Chiesa e dall'autorità scientifica appoggiata dal cardinal Bellarmino.

Sarei tentato di dire che non esistono cattivi maestri, ma solo cattivi scolari.

La nozione di chiarezza, per nostra disgrazia, pare essere intrinsecamente e fatalmente oscura.

Il problema del proletariato attuale è che comprende i tre quarti della popolazione, ma molti non lo sanno. Se un piccolo materialista storico come me potesse aiutare qualcuno a prenderne coscienza…
 

 
 

COTIDIE VERTERE

 

 

Agrodolce

 
 
 
di Natàlia Castaldi
 
 
 
 
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(foto Christian Coigny)



Il riso s'apprende alla ghisa
tra silenzi e pensieri
rimestati in agrodolce e sesamo
 
S'accasciano persino le ortiche
intrecciate al rosmarino   
 
Incolto il giardino di ieri - senza più mele
né peccati - sfida l'occhio d'una biscia
poi, soffoca nei rovi.  
 
La tovaglia a quadri e gesti uguali
di banchetti senza albe né tramonti nelle ossa     
 
Trovare il coraggio e girarci le spalle
per leccarci la lingua tra labbra e papille,
come statue d'arsura - maledette - sempre.
 
 

Pubblicato in audiopoesiamet(à)poesianatàlia castaldi da natàlia castaldi il 15 maggio 2010
 
 audiopoesia 
QUI
 

AL CALAR  DELLA SERA

 

di Natàlia Castaldi

metafisica-della-colpa-e-del-piacere

 
Sull’orlo delle ciglia in oblìo
riproducimi il verso delle stelle
quando si vanno a scagliare
tra le ipotesi passate
di un presente privo di memorie.

Raccogli le mie penne
e gettale al fiume
ché non c’è seme di conoscenza
che non germini nel dolore.

Avanza l’autunno
nel calpestío delle foglie sul selciato
ed é un passo appena abbozzato
al calar della sera.

 

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Pubblicato in
poesia contemporanea , minimalismi letterari e dintorni controvento
da natàlia castaldi il 24 Agosto 2009 
 
 
 
 
 IL DITO E LA LUNA
 
 
di Natàlia Castaldi
 

polipo

 
Socchiudi un occhio,
metti a fuoco il desiderio sinistro
e fai danzare – ferma, come in un mirino –
la luna sul tuo dito medio.
 

Piano, vedrai,
sarà come fotterti il cielo
nel punto osceno e preciso
del precipizio nel vuoto

 
per ricadere, poi – lento –
nella calura dei miei fianchi
che s’aprono stanchi
come dune sferzate dal deserto

 
–          ed un’oasi a far capolino
 

MY EROS (nc)

 

Pubblicato in Minimalismi letterari, poesia contemporanea da natàlia castaldi il 18 Settembre 2009