UNA POESIA DI LUIGI DI RUSCIO
 
 
PER L.C. ( 1990-2010)
 
 
Ai compagni con cui ho lavorato
per quasi una vita

ALES 1 FABBRICHE 1

(Foto di Salvatore Di Vilio, dalla mostra FABBRICHE ) 

Questa notte vi ho sognato tutti
splendidamente vivi
ritornammo a rivedere
tutti gli orrori di quel reparto ridendo
non sono riusciti ad ammazzarci
siamo ancora tutti vivi
nuovi come fossimo risuscitati
non più contaminati della sporca morte

 
(Luigi Di Ruscio, da POESIE OPERAIE)
 

C’è tutto, o quasi, in questa breve poesia, emblematica non della condizione operaia ma della nostra condizione, ora, qui.

Lo dico col cuore gonfio di vuoto e di dolore perchè se n’è andato dalla vita (in modo atrocemente volontario) un ragazzo di 20 anni. Un ragazzo come tanti, che non aveva  voce . C’era tutto il paese vero al suo funerale, ma non lo straccio di un politicante, sordi e ciechi, consustanziali all’inferno in cui ci hanno precipitati…

matteo-massagrande 

 

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5 thoughts on “

  1. Grazie saldan.Devo ammettere- non senza vergogna per motivi di conterraneità- che non ero a conoscenza della scomparsa di Di Ruscio….

  2. No, per fortuna Luigi Di Ruscio è vivo. Hai equivocato, questa bella poesia l'ho dedicata a un ragazzo che ha detto no alla vita a vent'anni, in un momento di grave depressione. M'è venuto d'istinto di associare questa poesia, di tutt'altro segno, al tragico gesto di quel ragazzo, come un segno di speranza, nonostante tutto.Saldan

  3. Accipicchia che svista!!Ho guardato solo alla data di morte senza badare per nulla a quella di nascita. Si vede che sono alla fine della scuola!!!

  4. per un attimo mi era saltato il cuore leggendo il primo commento… per fortuna era un equivoco… Dio mio quanto fa male solo l'idea di perdere i propri fari.ti abbraccio Sal, bellissima la tua pagina, sempre di più.natàlia

  5. Cara Natàlia,

    Ho postato questa poesia trovandomi in uno stato d’animo particolare, sommerso da un senso di vuoto e di dolore per la tragica scelta di un ragazzo del mio paese, che ha deciso di uscire dalla vita in modo atroce e volontario. Per pudore e rispetto non entro in ulteriori particolari, ma voglio comunque dire che non è stata una “morte privata”, ma “pubblica”, nel senso che quando ci si uccide a 20 anni non è mai solo un “fatto privato”. Conoscendo la persona, la realtà adolescenziale e l’ambiente del mio paese, quel gesto, per quanto anche lontano dalle intenzioni di chi lo ha compiuto, assume una valenza “pubblica” e in modo tragicamente accusatorio per tutti, in primo luogo per le istituzioni locali.

    Non voglio e non sono -ora- emotivamente in grado di affrontare questo discorso. Voglio, invece, specificare il perchè dell’accostamento della poesia di Luigi Di Ruscio con la tragedia consumatasi nel mio paese.

    Mi è capitata sotto gli occhi proprio quando mi sentivo sommerso dal dolore ( per l’abisso di disperazione in cui può trovarsi un ragazzo di 20 anni che si risolve a rinunziare al bene supremo della vita), ma anche dalla rabbia (per la assenza completa di tutti i politicanti locali al suo funerale, a riprova – e parlo per assoluta cognizione di causa- dell’ indifferenza della politica alla tragica condizione dell’adolescenza e dei giovani nella cintura dei paesi che ormai sono le periferie degli “inferni metropolitani”).

    Ora non so se Di Ruscio si riferisse ai compagni morti sul lavoro quando dice ” questa notte vi ho sognato tutti/splendidamente vivi”; di sicuro rievoca compagni e un’epoca (gli inizi degli anni cinquanta) in cui gli operai di fabbrica erano “confinati in una specie di riserva indiana”; un’epoca di lotte durissime, ma anche di ottimismo e di speranza anche per i ceti sociali poveri usciti malconci dalla guerra con una gran voglia di vita e di ricominciare. E questo Di Ruscio lo rappresenta con poetica efficacia quando scrive :

    “ritornammo a rivederetutti gli orrori di quel reparto ridendonon sono riusciti ad ammazzarcisiamo ancora tutti vivinuovi come fossimo risuscitatinon più contaminati della sporca morte”

    Nella piazza del mio paese, sui muri della chiesa, lungo i cornicioni del comune e della canonica vi sono ancora appesi gli strazianti e ingenui striscioni dei giovani amici del ragazzo di cui si sono celebrati i funerali .“Vivi dentro di noi”“Possibile ricordarti impossibile dimenticarti”“Vivrai sempre nei nostri sogni e nei nostri cuori”

    E allora , ecco che la piazza, il paese, per istintiva associazione, mi sono sembrati un po’ come “quel reparto” evocato dalla poesia di Di Ruscio, in cui si sono consumati “tutti gli orrori”. Proprio come ora, qui, come “tutti gli orrori” consumati sulle spalle e vissuti da una larga fetta di adolescenza fragilissima, abbandonata a se stessa, immersa in una “mitologia del consumismo televisivo” vuoto, sostanzialmente amorale; un’adolescenza che non ha difesa contro le facili sirene del “crack, del kobrett, di ogni sorta di cocaina trattata con le merde più indicibili”; in balìa dei miti della “strada e dell’eroe camorrista”; un’adolescenza che consuma i sabati sera e le domeniche in uno stordirsi a vuoto, in un “tirar mattina” insensato, e tutto il resto della settimana in ore perdute nel nulla, in assenza di lavoro e di interessi veri . Nella totale assenza della politica e delle istituzioni. Che non hanno reale percezione né coscienza della vastità del dramma. Che mettono continuamente i bastoni tra le ruote di quei pochi veri operatori volontari e professionali che cercano di far fronte allo straripamento con progetti coraggiosi, senza compromessi, senza “atti di sottomissione” alla politica che tenta – anche su queste tragedie- di ridurre tutto alle logiche prioritarie delle “clientele” e del “tornaconto elettorale”, e non le importa nulla se quei pochi progetti che poi fa passare , si risolvono in “pantomime” dove l’80% delle risorse viene consumato non per gli “utenti fruitori”, ma in altri rivoli che servono le logiche appena dette. Ma il discorso sarebbe lungo e doloroso

    No, non voglio affrontarlo ora, come meriterebbe.

    Tornando alla poesia di Di Ruscio e alla tragedia nel mio paese, mi ha dolorosamente colpito l’analogia e il contrasto di “sentimento” tra le due situazioni : lì, quel “ritornammo a rivedere tutti gli orrori di quel reparto “ridendo”, con speranza e la coscienza di lotte vissute, qui – in quest’altro “reparto” – dolore e tragedia, nascondimento delle teste sotto la sabbia dell’ipocrisia e del silenzio.

    “Questa notte vi ho sognato tutti/ splendidamente vivi” dice Di Ruscio. La notte successiva alla tragedia, mio figlio mi ha mostrato una foto dove c’è lui con L.C., che sorride tenero. Quel volto sorridente, quegli occhi da bambino ce li ho stampati nella mente da giorni. Impossibile dimenticarli, per ora. E non lo vorrò. Perché questa morte non dovrà essere “spettacolo e rappresentazione”.

    Si dovrà elaborarla e si dovrà lottare. Perché i nostri ragazzi –soprattutto i più indifesi- possano finalmente vivere.

     

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