CONTROCANTI

 
 
CONTROCANTO N.1
 
A Sandro Penna

scrit-163x300 effeffe

 
 

( frottage by Effeffe, Nazione Indiana)

..Ma sordo è questo vivere – anestetizzato
entro il cupo rumore d’ una non-vita…
 
 
 
 
CONTROCANTO N.2
 
A Mario Luzi
 

laurapugno-238x300

 

( frottage by Effeffe, Nazione Indiana)

Non c’è  spazio per il racconto
né luogo dove figgere un punto..
solo dar conto d’una parola sfinita
non più piccone contro il muro del silenzio…
 
 
S.D.A., 10 . 8 . 2010

Annunci

A Mimìa e alle figlie, con grande affetto e in perenne ricordo.
 
 
A LUCIANO ERBA

(1922 – 2010)
 
Un amico perduto non è mai perduto.
È solo un amico smarrito
fra gl’interrogativi del cuore.

erba

 

(foto dal blog lapoesieelospirito)

di Giuseppe Limone
 
 
Io non ti perdo,
anche se il tempo ora
ci separa in due parti,
in due metà,
divise a crudo con un tagliacarte.
                                                    Io non ti scordo,
sei l'amico vivo,
cavaliere della penna e dell’onore,
abbracciato a memoria.
L’iridato fiore
dell’ironia involontaria e del pudore di sé.
Svelto come il capriolo
che scala il sole, come il gatto
che apre il fosforo sul buio
mentre raschia il mistero e lo precede.
                                                             Io non ti piango
per non ferirti il cuore,
schivo per gioco,
capace di commuoversi in segreto.
                                      Io piango solo
che t'incontrai tardi, non conobbi
il guizzo verde della tua matrice, ma lo riconobbi
in specchio
nello sprizzo finissimo di sole
che irradia sottotraccia
il grande libro delle tue minime righe
fra toni bassi e acuti colori.
Ora il tempo è tornato, torna l'ingombro
grande dei capelli d'oro
di tua figlia
che porta un pacco più grande di lei, ancora appesa
al grembo di sua madre,
al caldo cuore della dolce Mimìa.
                                    Cadde a Valenza
un improvviso ramo
sub tegmine fagi
a onorare il tuo nome di poeta
nel convito di studi
con la sua pioggia d'ombra
fra gli amici festanti.
Sfavillava nell'aria il tuo silenzio.
                                      Siamo
la tua forma cava, la tua eco
che dalla nostra parte ti risponde.
                                    Io ti riagguanto
da dietro come uno scoiattolo nel buio.
Restiamo sulla roccia della riva
i crudi gridi che il tuo dito scrive.
                                    Dal tuo luogo nuovo
ora ci riconosci e ci segni
col lapis di Dio, mentre ci ricordi
questo po' di Repubblica del mondo.
                                         Oggi
il tempo torna e ti dissoda,
scoprendo a vivo le reticolate
radìcole bianche del tuo cuore, mentre ci porgi
con le mani
l'incantato universo del tuo sguardo, la tua
semplicità nobile e scalena,
vereconda di sé. Nulla
è meno perso di te. La tua stella smarrita
adesso è tornata fra le case.
                                   Io conobbi un poeta
assolato e assoluto,
Luciano Erba, attempato bimbo,
pesce d’oro svelato, umile sole,
eroe fra i semplici 

gialli fiori di ìreos rinato.
 
 
 
 
Giuseppe Limone
Napoli, 5 agosto 2010 

 
UNA PICCOLA POESIA ESTIVA
 
 
 
di Franco Arminio

piotr-rosinski

 
 
noi siamo in ciò che vaga
nella polvere della vita
nella ruggine della morte
siamo in tutto tranne che in noi
ed è per questo che ci danno un nome
per l’illusione di sapere il come e il dove
della nostra sorte
per dimenticare che siamo sposati
ad una bolla, avvinti al soffio
che si apre all’aprirsi di una porta.

 
 
Pubblicata su http://comunitaprovvisoria.wordpress.com
 
il 3 agosto 2010 a 12:14 pm da Franco Arminio
 

SCAVARE

 

di  Antonio Sparzani
 

 
brezza-sullacqua

 
 
Scavare (Piacenza, 2010)

Questa ostinata ossessione
per la vita
ha sue radici nelle ossa della specie ‒
come l’innamoramento
demente
che alla specie
più non serve ‒
ma che continua a scavare
nelle ossa inesorabili
che sempre e ancora lanciano
grida di progenitori
remoti.

Scavare nelle ossa
è scavare nelle parole
che nascono da sole
dal pensiero che ho dappertutto.

Scavare nelle ossa
è correre nel bosco
pieno di una incomprensibile felicità
tra alberi inaspettati
e farfalle in agguato.

Scavare nelle ossa
è passeggiare e divagare
sul filo del lago
e inquietarsi per ogni sussurro
della brezza sull’acqua.

Scavare nelle ossa
è riposare su molli cuscini,
e leggere senza capire
di leggende remote ‒

e la mano che trema
appena un poco ‒
accarezzando
la tazza del tuo tè.

0904_mare_dentro_03

Lamelle di mare
(Genova 2010)

Le so le lamelle di mare
da qui le intuisco
oltre le cinte delle ville
con le cime degli abeti

strani alberi di mare ‒

non sento il loro rumore
che accompagna le voci degli amici
non avverto il loro profumo
che si nasconde sotto l’aria dei frutteti ‒

non vedo il sorriso che amo
in tutti questi visi
così sorridenti e contenti
e ardenti di sollecitudine

di bellezze di consuetudine
di così opportuna
mansuetudine ‒

il sorriso che so
non è opportuno e consueto
non è mansueto e sollecito ‒

dev’essere là, oltre gli abeti
strani alberi di mare,
tra le lamelle di mare.

belen rueda

Questo post è stato pubblicato il luglio 28, 2010 a 4:00 pm su lapoesiaelospirito