A Mimìa e alle figlie, con grande affetto e in perenne ricordo.
 
 
A LUCIANO ERBA

(1922 – 2010)
 
Un amico perduto non è mai perduto.
È solo un amico smarrito
fra gl’interrogativi del cuore.

erba

 

(foto dal blog lapoesieelospirito)

di Giuseppe Limone
 
 
Io non ti perdo,
anche se il tempo ora
ci separa in due parti,
in due metà,
divise a crudo con un tagliacarte.
                                                    Io non ti scordo,
sei l'amico vivo,
cavaliere della penna e dell’onore,
abbracciato a memoria.
L’iridato fiore
dell’ironia involontaria e del pudore di sé.
Svelto come il capriolo
che scala il sole, come il gatto
che apre il fosforo sul buio
mentre raschia il mistero e lo precede.
                                                             Io non ti piango
per non ferirti il cuore,
schivo per gioco,
capace di commuoversi in segreto.
                                      Io piango solo
che t'incontrai tardi, non conobbi
il guizzo verde della tua matrice, ma lo riconobbi
in specchio
nello sprizzo finissimo di sole
che irradia sottotraccia
il grande libro delle tue minime righe
fra toni bassi e acuti colori.
Ora il tempo è tornato, torna l'ingombro
grande dei capelli d'oro
di tua figlia
che porta un pacco più grande di lei, ancora appesa
al grembo di sua madre,
al caldo cuore della dolce Mimìa.
                                    Cadde a Valenza
un improvviso ramo
sub tegmine fagi
a onorare il tuo nome di poeta
nel convito di studi
con la sua pioggia d'ombra
fra gli amici festanti.
Sfavillava nell'aria il tuo silenzio.
                                      Siamo
la tua forma cava, la tua eco
che dalla nostra parte ti risponde.
                                    Io ti riagguanto
da dietro come uno scoiattolo nel buio.
Restiamo sulla roccia della riva
i crudi gridi che il tuo dito scrive.
                                    Dal tuo luogo nuovo
ora ci riconosci e ci segni
col lapis di Dio, mentre ci ricordi
questo po' di Repubblica del mondo.
                                         Oggi
il tempo torna e ti dissoda,
scoprendo a vivo le reticolate
radìcole bianche del tuo cuore, mentre ci porgi
con le mani
l'incantato universo del tuo sguardo, la tua
semplicità nobile e scalena,
vereconda di sé. Nulla
è meno perso di te. La tua stella smarrita
adesso è tornata fra le case.
                                   Io conobbi un poeta
assolato e assoluto,
Luciano Erba, attempato bimbo,
pesce d’oro svelato, umile sole,
eroe fra i semplici 

gialli fiori di ìreos rinato.
 
 
 
 
Giuseppe Limone
Napoli, 5 agosto 2010 

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