ALCUNE COSE DI…..
 
 

CARMINE  VITALE

“ Ho sempre aspirato a una forma più capace
che non fosse né troppo poesia né troppo prosa
e permettesse di comprendersi senza esporre nessuno,
né l’autore nè il lettore a sofferenze insigni.”

Czeslaw  Milosz

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Anche la felicità deve fare il suo dovere
sotto forma di altre apparizioni
residui di stelle
voci di cui ci si dimenticherà
Conoscere l’inglese mi avrebbe evitato una brutta figura;
volevo sapere il significato della parola
– terreni prativi o forse prati –
Si scatenerà una ridda di voci
già lo so che ognuno vorrà dire la sua
ma non volevo questo:
era della felicità che tentavo di parlare
(una di quelle cose semplici
elementari
tipo: sentire una figlia spingere per entrare
così forte tra la luce del giorno,
senza paura di sapere cosa l’aspetta).

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Mi ricordo di un tempo forse troppo lontano
dove non era necessario consultare le Effemeridi
e ricordo anche quella domanda “a cosa serve la poesia”?
come se fosse arrivata la fine di un film.
Il catalogo di Messier fu pubblicato nel 1774,
era il diario di un cacciatore di comete,
Meadowlands
una professione ben presto scomparsa.
Ho letto che Sadachbia dista da noi 158 anni / luce
Come se si potesse misurare la felicità in base alla distanza
delle costellazioni
però il nome di fortunata tra le cose nascoste è bello,
devo ammetterlo.
C’è l’immondizia da buttare;
a volte anche una frase come questa
ti fa sentire più felice a casa
(tra la vita da preparare
le foglie da calpestare
le scale da contare).
In fondo mi sto preparando,
ti sento arrivare
– volevo che tu lo sapessi,
piccola mia –

da “ALCUNE COSE”

pubblicato presso la casa editrice l’Arcolaio, a cura di Gianfranco Fabbri

testi tratti da NAZIONE INDIANA il 26.10.2010  a cura di Francesco Forlani
 

SONETTO DEDICATO A GEO
 
 

S’E’ FATTA ORA.
 
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S’ è fatta ora. Chiude gl’occhi il giorno
sulle mete prefissate sugli anni
resettati dissolti negli affanni
dei non-luoghi// in vece del ritorno.
 
Si, la memoria insegue il tempo, corno
del medesimo problema : lì gli anni
ne seguono le orme senza danni
o la mente n’è tragico contorno?
 
Se non amarci, dovremo fidarci
gli uni gli altri -e dunque  rimettere
i peccati – o rendere il dolore?
 
S’è fatta ora. Di notte, tuffarci
nel  cielo nero,  o dirci a  lettere
di fuoco non si vive senz’ amore?

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(foto georgiamada)

S. D. A., 17 . 7 . 2007

IL RITORNO

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(FK Coming Home)

di Franz Krauspenhaar

Sono ricco
Ho consumato il mio sangue
sperperandolo

Gregory Corso – da “Alba”.]

Sono nel reparto salvezza.
Sull’ambulanza m’ero dato
buone chances, come al calcio.

Oh vita ripresa dentro le dita
di un bambino, io sono sabbia
della spiaggia, entro agli occhi,
e un’onda non arriva al padre mio.

Tu leone marino della mia vita.
Stavo per farti il sorriso dolce
che ti attendo da sempre.
Ma se Dio non c’è non rideremo.
Se però c’è, rideremo di tutta questa
inutile disperazione, che batte
soprattutto nel petto dei migliori.

Dopo due settimane e un cuore
che pompa come un cazzo umido,
accarezzato dalla fica tua, io muoio
di energia, amore. Fermatevi, carogne, stronzi
.

Sono tornato per bere il mio sangue.

(Dal Blog The FK Experience )

DUNQUE IL MONDO E’ LA CASA

di Fanco Arminio
 

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dunque il mondo è la casa
dei morti
un covo di ombre lamentose.

ma è qui che ti trovo
ubriaca di furore
con l’infinito nel cuore.

 

 
LA FINE DELLA REPUBBLICA

 
di Franco Arminio

BERLUSCLOWN

 
La televisione è una fogna e un pagliaio:
trombe, pulpiti e altari
per dar voce ai fatui, agli avari.
L’imperativo è si mangia
per i cuori di pece incollati alla pancia.
Maestri di rappresaglie,
uccellacci e canaglie,
garriti e gorgheggi di una democrazia
totalitaria,
cataste di servi e ceroni
filiera di menzogne e cattive ambizioni,
festini di sguatteri, orrenda fonia,
masticatori di muffa senza poesia.
L’ora è arrivata di voltare le spalle
a questa marmaglia,
abbiate cura di mettervi in salvo,
non fate spazio dentro di voi
al guitto senile
dal cranio calvo.

L’ ASTRO INCAPPUCCIATO

 

di Franco Arminio

 LE PLEIADI

 
 
non è possibile
che sia questa la vita che riusciamo a fare.
la vita è fuori, è sgomento e avventura
non è appendere i coglioni alle grate
di questa clausura.
bisogna esplodere
per toccare il nodo, l’unghia di vetro il cane nero,
la melma fossile, la caldaia, il pozzo profondo,
l’incendio che può bruciare in un attimo
la paglia delle parole,
la paglia della mente e del mondo.
bisogna esplodere
perché il nostro corpo è già una fiamma,
una succursale del sole,
un piccolo astro incappucciato.