POESIA AL FEMMINILE

 
SEGNI

di Mariasole Ariot

Mariasole Ariot

 
Ciò che dall’interno
preme -e sbuffa, e macina
è un corpo lasciato a maggese
un resto
dei resti, del resto del tempo.
Avevo gli anni delle scarpe
senza tacco,
il tubo digerente
a comando,
e la medicina pura dei controllori.

Lo svuotamento
della rabbia
ha una scimmia incastrata
nella finestra,
e la mia lingua è morta.

C’erano i colli,
i collari, le macchine da presa,
c’erano le volpi madri
con la pelle scorticata per il sonno
i dottori delle dieci di sera
il carrello del pane
e dei nervi tesi,
la ragazzina
del saliscendi
che perdeva un corpo ad ogni passo,
le cicche rubate dalle pozze
il sangue a litri
dei maiali appesi.
Il retro.

I resti dello svuotamento
con le Torri gemelle si prendevano
a sassate,
per la nostra entrata
ci chiedevano un silenzio,
non era bello marcire al sole.

Parlavamo di fuga
fumando i salici e le piccole
nostre
macerie,
le sbarre alle finestre
c’erano solo per non far cadere troppo.

Il corpo un contenitore
a posteriori,
uno schiavo
ricoperto di preghiere, la pioggia
calda, le vacche al macello.

La finta della generazione
morta,
le braccia di chi mostra la faccia
e la copre di cemento,
sono maestri dello scambio,
l’amore rovesciato
alla risposta logica.

Ed è l’uscita dalle parti
nella lapide del duemiladieci,
quando nel dentro e fuori dei letti
l’amante scompare nel fratello,
il mio stomaco reclama.

christiancoignywomenstuwb7

 
Una nota di Giuseppe Zucco
 
Questa poesia, con un tempo suo, un rigore tutto suo, ricorda quanto disse Friedrich Nietzsche tempo fa, “c’è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore sapienza”.
già questo basterebbe, in un attimo molta parte della cultura occidentale che vorrebbe il corpo completamente distinto dall’essere è disattivata: non esiste pensiero senza corpo, e il corpo non è che la base imprescindibile di ogni pensiero.
ma c’è di più: qui il corpo vive, pulsa, fibrilla. il corpo sostiene e si muove contro. il corpo come destino ultimo della specie e come limite da trascendere. anche se l’aldilà a cui rinvia il corpo è il corpo stesso, questa carne del mondo così docile e così tiranna – “un corpo lasciato a maggese”, come ricorda mariasole, un corpo che rinascerà dal corpo stesso. è in questa vertigine la verità.

 
(Pubblicata su Nazione Indiana il 25 Novembre 2010 da FrancescaMatteoni)

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3 thoughts on “

  1. Ringrazio entrambi per ciò che avete scritto, per la scelta dell'immagine, e per l'aggiunta a margine della nota di Giuseppe.
    Un abbraccio,
    Mariasole

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