PASSATO E PRESENTE

 
LA NOTTE LAVA LA MENTE

CONTRIBUTO FIGURALE 8OUR HAPPY HOURS by Paola Lovisolo

(Contributo figurale Our Happy Hours by Paola Lovisolo)

 
di Mario Luzi

 
La notte lava la mente.

Poco dopo si è qui come sai bene,
file d'anime lungo la cornice,
chi pronto al balzo, chi quasi in catene.

Qualcuno sulla pagina del mare
traccia un segno di vita, figge un punto.
Raramente qualche gabbiano appare.

 
MARIO LUZI

 
 
 

SEI ASPRO PERCHE’ E’ PRIMAVERA

 FETTA DI LIMONE CON BOTTIGLIA D

(Fetta di limone con bottiglia d'estate by Paola Lovisolo)

 
di Paola Lovisolo

 
sei aspro perché è primavera
e nove rondini passano mentre lo scrivo
nel cielo un filo di vecchie stelle si scolora

è così presto e fa così fresco!
la luce trova il tempo di alzarsi strada per strada

PAOLA LOVISOLO

 

 
PANTANO DEGLI SPIRITI
(abbozzatura)

 
 
di Antonio D’Agostino
 
 
 

PAOLA LOVISOLO ENDO 5

 
 

 
 
 (Paola Lovisolo* – Endo 5 )
 
 
 
 
 
 
 
 
la pianura dissonante
irta di spine
di fughe nel vago
nessun nutrimento trattiene
-nella sequenza di infortuni-
il camminatore spazientito
che non ritorna più nella propria casa
casa persa nel buio senza notte , senza nulla
il paese delle ricadute nel sonno
dei sentieri preclusi all'anima
dove tutti sono in fuga da tutti
nel ristagno del salutarsi per strada
residuo di ritualità non più rintracciate
ormai difetto del vivere la rendita
zoppicante e ornata abitudine
cerimonia piccola
devastante come una fucilata nel nulla
 
tutto resta appesantito
da una semina di grano oscuro
rilascio dell'impotenza
alla mano mendicante
 
sonno retorico del potere
anche qui
in questo rintanarsi spigoloso
degli abitatori apparenti
residuo mesto e improponibile
 
qui l'uomo si è sottratto alle cose
alla terra
si è diffusa nell'aria un' opinione
che per tutti vale
a trattenere un nome
in ciò che non ha più sostanza,
segno di pertinenza,
pausa
 
ci si esercita a produrre insediamenti
contrade contratte nella preghiera delinquenziale
costipate nel solco opaco
di mani giunte e incancrenite
nell'estenuante rituale del tempo
che non dice più nulla di niente
non apre corrispondenze col sacro
si eclissa nell'aria ovattata di salmi
un mondo dove tutto è sfinito
sede di reticenza , del perso pudore
e della perduta miseria.
 
noi non più custodi
della finitezza e del lampo
dell'indovino che inaugurava il campo
la casa non è più materia del necessario
vani e vani per indeboliti fantasmi
litigiosi vicini di casa
che rivendicano distanza
col lamento di chi cerca ripari ulteriori e ultimati
incuranti del pioppo che muore in solitudine
tra un muro , un garage,
una luce intermittente
e un rudere da rampicanti invaso,
stipato in uno spazio distante
straniato
manufatto non più evocante
dai suoi acuti spiriti evacuato.
 
 
 
ANTONIO D 
 
 
 
 
 

 
 
Dalla raccolta “Pantano degli spiriti” 
(prime abbozzature)

 
dicembre 2010
 
 
 
 PAOLA LOVISOLO è qui : http://nevedicarne.splinder.com/         http://viadellebelledonne.wordpress.com/

 
 

 
DIAPOSITIVE

 
 
IL COLLEZIONISTA

francescawoodmanselfportrai

 

di Natàlia Castaldi

 
Le ho amate tutte.

Tutte quante così diverse nelle cosce ed i sorrisi.
I denti perfetti, bianchi, storti, accavallati
come le ginocchia ossute, esili, piatte, rotonde.

Le ho amate come quegli stronzi non avevano saputo fare.

Ero le parole, la nebbia, l’ossessione,
il cuscino, l’ombra che volevano avere. La morte che volevano morire.

Ne ho intrecciato i capelli, le unghie, le ciglia, 
ricucito i seni, quei meravigliosi seni bianchi e freddi come la neve,
crudeli e dolci come latte rappreso per la troppa fame.
Ho reso loro la perfezione, il sogno, la dignità di uno sguardo d’insieme.

Le amavo tutte. Tutte
come fosse una.
 

NATALIA CASTALDI

 

Pubblicato in Diapositive, Francesca Woodman, met(à)poesia, natàlia castaldi,
poesia contemporanea da natàlia castaldi il 15 gennaio 2011  
su
Minimalismi letterari e dintorni controvento
 
 

 
VERSI INEDITI

 
POESIA D’AMORE NUMERO 6

 
di
Francesco Forlani

21 FANCESCO FORLANI

 
 
 

(fermo immagine rubato ad un Photoshoperò di Effeffe)

 
quando sopra ai treni corrono le voci
e fuori tutto tace nella muta pellicola
che al monte intesse una distesa di nebbia
alla campagna il fiume e sembra pace

che non ha silenzio ma è nell’aria
e allunghi il passo sotto ai sedili
aumenti la falcata respirando il vento
che ti sta portando alla veloce intimità

 
di un nuovo ritorno. Aspettami-dico

Effeffe

EFFEFFE ALLA FIERA DEL LIBRO 2007 TORINO

(Francesco Forlani, archivio autore)

Pubblicato il 15 gennaio 2011da natàlia castaldi
Su POETARUM SILVA
 

I MAESTRI DEL SONETTO

 

MARCO PALASCIANO
 


marco palasciano 1
 

 

 


 

(foto dal blog  Palasciania.splinder.com)

TEMA
 

 
«In principio…» o forse è tutto un nastro
di Möbius, perforato pentagramma
dai cui segni esce luce: ed ecco un astro,
una stella cometa, ogni altra fiamma

o cristallo di neve – onde l’impiastro
di molecole insieme babbo e mamma
d’alghe, e vermi, e del bipede (disastro)
che pensa in lui s’arresti l’anagramma.

Cosí non è; ché un centro non esiste,
se non esiste alcun principio o fine;
e mi spiace che ciò ti renda triste.

Godi, invece, ché è poco quel che hai perso:
fuor del tuo guscio, vedi le divine
prospettive; e t’è guscio l’universo.

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Tema del poemetto anagrammatico Storia di un umanesimo negato (2002) Dal blog http://palasciania.splinder.com
 
 

 SCRITTURE MONDO
TRE POESIE DI FLORA RUCCO

 
L’ ARCIERE

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Fiero nel suo sguardo
lungimirante arciere
luminoso,
passo sicuro
ma il cammino
tortuoso.
 
Sette le frecce
puntate
che furono speranze
giunsero al centro.
 
Ma tre
le si voltarono contro,
per lo spazio del tempo
incalcolato
e il cono della luce
riflesso
oltre la luna
inespresso.
 
La prima freccia
saltellante nei fiori
svanì il suo centro.
 
La seconda
fu boumerang
e le colpì la schiena
trapassandone il cuore.
 
La terza
le sfuggì di mano,
insanguinate.
 
Una ad una
goccia dopo sangue
furono ossa
e pietre
nella terra madre.
 
L’arciere
vi seppellì
il suo cuore.
 
Fu dato
in quanti
barattato dalla vita
per altri mondi
in cambio del suo nome.
 
L’Arciere
si riflesse
attonito
e ne prese la spada
volgendola al sole…
 
Proseguì il suo viaggio
verso le sette sfere
di cristallo,
senza più cuore
ma luminoso
di stelle.
 
 
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UOMO-MARE

MY EROS (nc)

 

 
Mille anni
il mio corpo
ti attese,
immenso alla battigia
in palpiti leggeri
e carezze
soffiate dal vento…
Il tuo sguardo
azzurro e fuggitivo,
avvolto ancora
nel velo del pianto,
fu specchio di mille soli
in un attimo eterno..
e poi svanì
nella rosa dei venti.
 
Teneri soli
sulla pelle di luna
inondasti
liquido amore
al mio cuore,
ora corroso
in gelidi cristalli
di sabbia
e interminabili
clessidre nel tempo.
 
Ne udii la risacca
svanire in folate di vento
a rimirare vivide farfalle
e striduli gabbiani.
 
Ti giunse
Il fiume roccioso
dalla foce,
fedele e dolce,
senza alcun tormento
e trasformato
fu il tuo destino,
planando
nelle nuvole eteree
dei cieli,
tersi e incupiti
prima del tramonto
e il firmamento
di stelle.
 
Scuro e nascosto
in spiragli d’echi
e sussurri
nel buio
della notte.
Sola e raminga
a rincorrerti
d’estate.
Fluente
Il tuo ricordo.
 
 Mariasole Ariot
 

 

 
 
IPAZIA
 
 

metafisica-della-colpa-e-del-piacere

Pazzia
fu la tua vita,
sfida dei tempi..
venire in luce,
nell’era in cui
Costellazioni e Dei
furono insavi.
 
E gli uomini
ubriachi di follia.
 
Furono i demoni
e santi della Chiesa,
a scatenarsi, falsificando
parole
che furono di un Dio.
 
Muta poesia,
colonne d’armonia…
possenti rocce di papiro
furono taciute
ad Alessandria
nell’oblio.
 
L’abisso
fu imposto,ai tuoi dolcissimi occhi.
 
Sangue di madre puro
per le strade di Alessandria.
 
 
 
Non ci fu tempo
del pianto dei filosofi
e dei poeti.
Purificarono adesso
lo scomodo nome
di Ipazia.
 
Nel tuo volto
parola di donna..
maestra..
si rifletteva soave
l’erudizione dei padri
srotolandone i versi
ai discepoli.
 
Gli occhi tuoi
rifugiati alle stelle
pregnanti di luce infinita
furono trascinati
per le strade…
insanguinate di Alessandria…
 
Sangue puro di madre,per le strade.
 
E la luce infinita ti raccolse
pronunciando il tuo nome.
 
Regina dei tempi
non conoscesti altra nobiltà
oltre i tuoi lungimiranti
pensieri di Pace.
 
Non fosti Stella
e ancora adesso
Galassia nel cielo
per l’eternità.

LE PLEIADI
 

 SCRITTURE MONDO
DUE POESIE DI FLORA RUCCO

 
 
SENZ’ ACQUA

MATERNITA
 
 
 

 
Fango dopo fango
immersi dalla polvere,
sabbia dopo sabbia
il deserto che avanza.
 
Pianto dopo pianto,
pietre
essiccate nel cuore…
 
Idro-medari
futuri
saremo,
elemosinando acqua,
come ebrei
in cammino
verso mitiche mete
del nord…
 
E il nord
sempre più a nord.
 
Implorando perdono,
aggrappati
a esiguo,
più sempre.-
di liquido aspetto,
in un’era impietrita
e distrutta…
 
E noi,
carovane in deserto,
sempre più a sud,
saremo
          senz’acqua

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LA TERZA FRECCIA

le-valigie-di-una-volta

 

 
La terza freccia
di luce dorata,
lenta
nel suo scoccare,
mi fracassava la mente.
 
         Giorni arroventati
         bruciavano ardenti,
         la freccia
         trapassata nel cuore
         languina ancora sangue.
 
E le ossa
che tu incatenasti
a quel letto
di polvere
col tempo
dimentiche
dei fiori
che a primavera
imbrigliavano gli occhi
                             all’amore.

francesca_woodman_visore

 

 
Tratte da FLUSSI MERIDIANI, 
L’APERIA Società Editrice Caserta, 
1^ Edizione 2009