L’ULTIMA GUERRA

L’ho sempre pensato e detto: Natàlia Castaldi è una poeta che sa cosa sia la poesia civile. Questa è bellissima, immediata, possente, tutta tesa all’immediatezza di dire. Ma attenzione! ciò ch’ è grande qui è la capacità di rappresentare , di  essere nel turbinìo della lotta, nella disperata violenza dei sentimenti di vita braccati dall’incedere della morte .

L’io poetante si dissolve meravigliosamente bene dando voce e corpo ai protagonisti. Insomma, grandissima maturità espressiva.

Ho appena rivisto LA RABBIA, il film a due voci (quella di Pasolini e Guareschi). Il commento poetico di Pasolini alle immagini di rivolgimenti, guerra, violenze del periodo 1956-1966, è una cifra della poesia civile dell’epoca, ma quella voce appare ancora -come dire- esterna agli avvenimenti, è il Poeta che parla. Qui il procedimento giunge a piena maturazione: non è la poeta Natàlia, ma è proprio una protagonista che parla, una della famiglia allargata di Rasha e Halima, che si staglia sulla pagina come un piano sequenza tratto da “Salvate il soldato Ryan” o dalla sequenza dello sbarco de “Il giorno più lungo”.

Essere la rappresentazione, riscattare quelle vite in rivolta e falciate, senza la retorica della poesia civile: questo è il dire di Natàlia. Ed è un gran bel dire.

(Salvatore D’Angelo)

 
 
 
Sulla spiaggia di Ez Zauia

spiaggia libica con fosse

 
di Natalia Castaldi
 
La conta dei morti nella piazza
di Ez Zauia sfidava il rosso
dei pomodori allineati nel cortile
le mosche ronzavano il canto funebre
delle carogne
.
cercavo di dirti una parola
ma correvano forte troppo forte
e gridavano via anche la mia voce
che si spegneva corta sul tuo viso
.
avrei voluto trovare fiato da soffiare al sangue
pomparti il cuore dirti che ancora dovevi lottare
.
mi trascinarono via ancora in ginocchio
uno per braccio
vedevo solo polvere [polvere e rumore
.
sono tornata a cercarti
nel velo nero
della luna come faro
ma non c’eri
.
stamattina mi hanno detto che stanno scavando buche
sulla spiaggia dove correvamo fino alle onde
.
Eri il più piccolo, quello ribelle,
il mangialibri che cantava in inglese
non ti capivo, t i  c r e d e v o
guardavi il mondo come un animale selvatico
d e s t i n a t o  a l l a  v i ta
e ridevi e ti facevi serio
sfidando il cielo
perché la povertà non diventasse miseria
e la dignità significasse giustizia.
Io sorridevo della tua follia
mi sentivo libera nel tuo respiro
dove sei adesso?
Qui cadono tutti
Volevo portare dei fiori
dove hai lasciato il tuo sangue
con quello di Anuar e Fa’ez e gli altri amici
ma non sopravvive più nulla in questa terra
i colori sanno di fumo
il grigio brucia le congiuntive
.
Mi asciugo gli occhi
Ho mani secche strette nei pugni
e unghie nere piene di terra
Tahir ha detto che stanno reclutando anche le donne
quelle più giovani e veloci
Domani mi daranno il fucile di uno di quei venduti
che hanno sgozzato ieri

Cercherò di ucciderne più che posso
prima di raggiungerti sulla nostra spiaggia
Rasha e Halima sono al sicuro con i bambini
Forse domani correranno per noi
dentro le onde.
 

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