Controcanto al diario di un pattinatore

DALL’ ALTIPIANO

 

 

 

 

 

 

A Fabio Nigro

 

Lievita di bora
il cielo d’un nord sconfinante
nelle terre del Sud che ha foce nei monti

La sola grande chiesa
è la cattedrale del paesaggio

Sull’altare dell’altipiano
pale eoliche ruotano
a crocifiggere il vento.

Non si pattina più sulle utopie
e il Cristo femmina dalle caviglie
gonfie ed antiche resta in piedi
grazie a quel vento che tutto e tutti ci tiene:

solitudine e paesaggio
pensieri annodati d’umore
strade che giocano a scacchi con frane
paesi adagiati sul bastone del buio
stupore di zolle che accarezzano nuvole
perse nell’alba

Il Tempo è come il sordo
che tende l’orecchio al silenzio
lo smemorato che ha perso il cammino
il fabbro che forgia un ferro marcìto

Qui
anche il nero ha posto nell’arcobaleno
come le rose fiorite in dicembre
l’infedeltà al proprio futuro
i funghi nel cuore d’estate
o gli alibi che fuggono come rondini
al mare

Qui
l’inverno strappa via le strade
annodandole al collo degli alberi
ma soldi e politica non sono che casse
interrate nel cimitero dei vivi

Qui
non è solo Irpinia d’Oriente
ma la terra d’un tempo senza tempo
e memoria.

S. D. A. 17. 2. 2012